Ricordiamo oggi, in occasione dell’anniversario della sua nascita, Salvatore Quasimodo.

Ora che sale il giorno

Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.

È così vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchi mura,
per restare solo a ricordarti.

Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre bette il piede dei cavalli!

Già la pioggia è con noi

Già la pioggia è con noi,
scuote l’aria silenziosa.
Le rondini sfiorano le acque spente
presso i laghetti lombardi,
volano come gabbiani sui piccoli pesci;
il fieno odora oltre i recinti degli orti.

Ancora un anno è bruciato,
senza un lamento, senza un grido
levato a vincere d’improvviso un giorno.

.
Quasimodo è il più importante poeta dell’Ermetismo, quella corrente poetica della prima metà del Novecento da cui progressivamente avevano preso le distanze sia Montale sia Ungaretti: si tratta di un movimento letterario avvenuto in modo spontaneo e capillare che solo più tardi (grazie, tra gli altri, a Quasimodo) trovò una sua precisa inquadratura stilistica.

Salvatore Quasimodo è nato a Modica (Ragusa) il 20 agosto 1901. La Sicilia è nel suo cuore.
Il padre fa il capostazione. Nel 1908, il catastrofico terremoto di Messina, cambia la vita del futuro poeta: il padre è incaricato di riorganizzare la stazione: i vagoni diventano abitazioni per coloro che sono senza casa.

In questa città Quasimodo si diploma all’Istituto Tecnico e intanto pubblica poesie su alcune riviste simboliste locali.
Lascia la sua bella isola nel 1919 per andare a Roma, a studiare ingegneria.

Frequenta anche corsi di Latino e Greco. Lavora come disegnatore tecnico, magazziniere, geometra.

Nel 1926, per lavoro, torna al Sud, a Reggio Calabria.

Salvatore Pugliatti lo spinge a riprendere i versi scritti durante il periodo romano, e a lavorarci sopra. Nasce in questo modo il primo nucleo delle poesie di Acqua e terre.

Nel 1029 lo scrittore Elio Vittorini, da poco suo cognato, lo invita a Firenze; è l’occasione per farsi conoscere e sulla rivista «Solaria», il poeta siciliano pubblica Acque e terre (Firenze, 1930); la critica saluta la nascita di un nuovo poeta.

Nel 1931 va ad Imperia per lavorare al Genio Civile, e poi a Genova dove conosce Camillo Sbarbaro. Quasimodo si dedica alla stesura di una seconda raccolta: Oboe sommerso (Firenze, 1932) con cui il poeta dichiara di aver dato inizio all’Ermetismo in senso proprio.
Lo aspetta il Nord Italia.
Nel 1934 si trasferisce a Milano: qui lavora nel settore editoriale come segretario di Cesare Zavattini. Scrive Erato e Apollion, (Milano, 1936).

Nel 1938 la prima raccolta antologica con prefazione di Oreste Macrì, uno dei critici più autorevoli della sua poesia.

Era intanto cominciata la collaborazione con la rivista ufficiale dell’Ermetismo, «Letteratura», redatta a Firenze.

Ma l’amore per la Sicilia, la Grecia classica e la Magna Grecia non lo abbandonano.

Quasimodo pubblica nel 1940 un’antologia dei lirici greci, in una sua personale traduzione, forse più una riscrittura.

Nel 1941 Quasimodo riceve la cattedra di Italiano al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, insegnamento che terrà fino all’anno della sua morte.

Nel 1942 uscì la raccolta Ed è subito sera.

Breve e intensa la sua lirica più rappresentativa.

Ed è subito sera

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

La Seconda Guerra Mondiale è uno spartiacque. Quasimodo prosegue alacremente nella traduzione degli antichi (il Vangelo di Giovanni, l’Edipo Re, Catullo, ma anche poeti moderni).
La raccolta Giorno dopo giorno (1947) segna un netto cambiamento stilistico: la poesia si fa più impegnata, attenta alla società.

Seguono raccolte come La vita non è sogno (1949), Il falso e vero verde (1956), La terra impareggiabile (1958).

Quasimodo, quasi a sorpresa, imponendosi su poeti ritenuti più illustri, riceve nel 1959 il premio Nobel, «per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi», (motivazione del premio Nobel). Il geometra, l’ingegnere mancato, aveva vinto il premio più prestigioso per uno scrittore. Eppure, questo premio sospese il giudizio critico sul poeta, che venne lentamente oscurato fino ad essere eclissato dalla triade Saba, Montale, Ungaretti. L’ultima raccolta è Dare e avere (1966). Due anni dopo, nel 1968, fu colto da un malore mentre si trovava ad Amalfi e morì sull’auto che lo portava d’urgenza a Napoli.

“E quel gettarmi alla terra, / quel gridare alto il nome del silenzio, / era dolcezza di sentirmi vivo.”

Salvatore Quasimodo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *