Filippo Brunelleschi nacque a Firenze nel 1377. La sua casa si trovava proprio di fronte alla cattedrale in costruzione di Santa Maria del Fiore, e Pippo – com’era conosciuto l’artista – trascorse l’infanzia all’ombra crescente dell’opera d’arte.

Chissà se, nei suoi sogni da bambino, Brunelleschi immaginò mai che sarebbe stato proprio lui a portare a compimento la costruzione della cupola.

Nel 1418 l’Opera del duomo indisse un concorso per stabilire il sistema con cui procedere alla realizzazione del progetto della cupola di Neri Fioravanti, precedentemente approvato nel 1367.

La cupola avrebbe avuto un diametro di 55 metri, sarebbe stata ottagonale e suddivisa in otto spicchi di pietra e dal profilo ogivale, e avrebbe raggiunto i 91 metri di altezza, diventando così la più grande cupola della storia occidentale.

Fioravanti però non aveva spiegato come avrebbe fatto a realizzare tale progetto. Così l’Opera del duomo scelse di indire un concorso per procedere.

Fare una centinatura in legno, ovvero un sistema di sostegno centrale che tenesse in piedi le pareti durante la fase di costruzione oppure riempire la crociera di terra per creare un cumulo di oltre 90 metri su cui poggiare la cupola?  L’Opera del duomo respinse con sdegno tali ipotesi.

La proposta di Brunelleschi era del tutto incomprensibile: costruire una cupola senz’alcun sistema di supporto. Sebbene il fiorentino si fosse sempre rifiutato di spiegare come avrebbe fatto, fu proprio lui a vincere il concorso e a portare a termine l’opera che – forse più di tutte – seicento anni dopo, è ancora il simbolo incontrastato di Firenze nel mondo.

Filippo Brunelleschi era noto per mantenere la massima segretezza sui suoi progetti.

Non sono molti i bozzetti della sua opera arrivati fino ai giorni nostri. I pochi disegni conservati furono realizzati da collaboratori come Taccola o Bonaccorso Ghiberti, che videro in azione i paranchi e i montacarichi utilizzati durante la costruzione della cattedrale e ne descrissero il funzionamento, ma nulla si sa dell’origine di queste macchine.

La riservatezza di Brunelleschi era tale che non volle rivelare all’Opera del duomo alcun dettaglio su come intendeva realizzare la cupola. Narra un aneddoto che, durante il concorso del 1418, l’istituzione pretese che i partecipanti esponessero pubblicamente le proprie soluzioni, ma Brunelleschi si rifiutò e propose in alternativa una prova di abilità: si sarebbe aggiudicato la vittoria chi fosse riuscito a far stare in piedi un uovo su un tavolo di marmo. Dopo aver contemplato il fallimento dei suoi avversari, Brunelleschi si limitò a schiacciare la parte inferiore del guscio picchiettandola contro il tavolo: l’uovo restò dritto. Quando gli fecero notare che così erano capaci tutti, Filippo rispose che era lo stesso per quanto riguardava la cupola: se avesse rivelato i suoi segreti tutti avrebbero potuto costruirla.

Il dipinto dell’immagine, L’uovo di Brunelleschi, ritrae l’architetto nell’atto di dimostrare ai membri dell’Opera del duomo la fattibilità del suo progetto ( olio di Giuseppe Fattori. XIX secolo. Palazzo Pitti, Firenze).

Nonostante la cupola sia universalmente nota come “Cupola del Brunelleschi”, quindi, in realtà il suo progetto architettonico, dalle forme tipicamente gotiche, non è opera dell’insigne architetto, ma lo si deve a Giovanni di Lapo detto “Il Ghini” (1367) autore, tra l’altro, del tamburo ottagonale che costituisce il basamento della cupola stessa.

Filippo Brunelleschi, vincitore nel 1420 del concorso pubblico indetto dall’Opera della Cattedrale, nel quale gli venivano affidate quelle che oggi chiameremmo la progettazione esecutiva e la direzione dei lavori della cupola, dovette infatti impegnarsi a rispettare nella costruzione, i canoni formali contenuti nel progetto originario: volta a sesto di quinto acuto sugli spigoli interni impostata su una base di forma ottagonale.

La tradizione vuole che Brunelleschi, uomo del Rinascimento, avesse attentamente studiato gli edifici romani e avesse compreso il funzionamento spaziale delle cupole di rivoluzione (come quella del Pantheon), in particolare la loro capacità di autosostenersi durante la costruzione senza bisogno di armatura di supporto, e la distribuzione uniforme delle sollecitazioni derivante dalla simmetria radiale.

Pur non possedendo le cognizioni della moderna scienza delle costruzioni, grazie al suo genio e alla sua sensibilità statica, quindi, intuiva i problemi e le complicazioni che sarebbero derivate con la cupola ottagonale anzichè rotonda.

Preoccupazione principale di Brunelleschi fu quella di ridurre il più possibile il peso della cupola, cui risulta proporzionale la spinta sul tamburo.

Altro interessante accorgimento utilizzato da Brunelleschi fu quello di disporre file di mattoni a “spina di pesce” ad intervalli regolari; in questo modo egli fu in grado di costruire la cupola senza necessità di alcun tipo di “centina”.

Ci piace credere che le cose siano andate proprio come padre Ximenes aveva ipotizzato e cioè che Filippo Brunelleschi, nel costruire la cupola di S. Maria del Fiore, abbia cercato di ritrovare il cerchio nell’ottagono.

L’ incomparabile bellezza della cupola domina Firenze da 600 anni, con i suoi segreti e i suoi misteri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *