Nuovi stili di vita eviterebbero o ritarderebbero quasi la metà dei casi di demenza: molti dei fattori di rischio sono abitudini facilmente modificabili.

Lavorare su 12 aspetti modificabili della vita potrebbe prevenire o posticipare il 40% dei casi di demenza, in base a un rapporto della Lancet Commission on dementia prevention, intervention and care che è stato recentemente arricchito e aggiornato. Se su alcuni fattori di rischio che predispongono a sviluppare demenza, come quelli genetici, non si può intervenire, possiamo invece lavorare sullo stile di vita.

CONCENTRIAMOCI SU QUESTO. Una precedente versione dell’analisi sosteneva che circa un terzo dei casi mondiali di demenza siano prevenibili o ritardabili intervenendo su nove fattori di rischio: ridotta istruzione, ipertensione, perdita precoce dell’udito, abitudine al fumo, obesità, depressione, inattività fisica, diabete, scarsi contatti sociali. L’edizione 2020 del rapporto ne aggiunge altri tre: consumo eccessivo di alcol, esposizione a lesioni craniche, inquinamento atmosferico.

Presi tutti insieme, intervenire su questi 12 fattori modificabili potrebbero prevenire il 40% dei casi di demenza, o quanto meno ritardarli. C’è quindi un ampio margine di azione, in particolare – sottolinea lo studio – nei Paesi a medio e basso reddito dove i casi di demenza stanno aumentando più rapidamente, complice la diffusione di alcuni dei fattori di rischio citati (bassa scolarizzazione, perdita dell’udito e malattie legata alla malnutrizione, come ipertensione, diabete e obesità).

INIZIARE DA SUBITO. Il dato forse più interessante dello studio è che non è mai troppo presto o troppo tardi per prevenire il rischio di demenza. Come scrivono gli autori dello studio, i rischi collocabili in giovane età, prima dei 45 anni – come la minore scolarizzazione – incidono sulla riserva cognitiva, cioè sulla capacità del cervello di recuperare in seguito a danni cerebrali. I fattori che contraddistinguono la mezza età e l’età avanzata influenzano la riserva cognitiva e possono inoltre innescare sviluppi neuropatologici.

I tre nuovi fattori di rischio trovati sono associati, nel complesso, al 6% del totale di casi di demenza; il 3% è attribuibile a lesioni cerebrali durante la mezza età – per esempio quelle associate a lavori pericolosi; l’1% dei casi è legato a un consumo di alcol superiore a 21 unità (un’unità alcolica è quella contenuta in un bicchiere di vino o una lattina di birra) alla settimana; il 2% all’esposizione all’inquinamento atmosferico

SEMPRE LO STESSO PUNTO. Le persone a rischio demenza sono anche particolarmente esposte al rischio d, specialmente in età avanzata.i CoViD-19 per età, malattie pregresse e difficoltà nell’aderire alle misure preventive, come il distanziamento fisico. Intervenire su povertà e disuguaglianze (per esempio, favorendo un’istruzione di qualità per tutti, soprattutto nei Paesi in cui la scuola non è prioritizzata, o garantendo la possibilità di una corretta nutrizione) permetterebbe di trarre benefici anche nella prevenzione alle demenze.

Fonte: https://www.focus.it/scienza/salute/stili-di-vita-e-demenza

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