Numeri che ballano, paure che aumentano. Sembra quasi che si voglia ricreare un clima da lockdown.

I bollettini di guerra che vengono diramati – dalle autorità centrali come dalle regioni – non hanno risparmiato neppure il ferragosto e i telegiornali. Ma si tratta – dicono molti esperti – di numeri che derivano dal rientro dall’estero e che se i controlli funzionano, come pure è stato promesso, non devono far pensare al cataclisma.

Le famose tre regole – senza bisogno di farsi prendere dal panico – restano la base per ciascuno nei comportamenti individuali: lavarsi le mani, indossare le mascherine se non c’è possibilità di veder rispettato il distanziamento sociale. Sono minime ed elementari forme di precauzione che si possono osservare senza che questo crei al contrario allarme sconsiderato nel paese.

Né si avverte il bisogno di reputare gli italiani come una banda di sciagurati oppure i nostri ragazzi come dei pazzi da rinchiudere in casa. I dati di ieri diffusi dal ministero della salute parlano di una prevalenza delle guarigioni e non si comprende perché ci sia chi invece voglia creare allarme con dichiarazioni come quelle che vengono da diversi governatori, in testa il presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini.

E’ vero che ieri ci sono state più 157 persone positive al Covid. Ma nelle ultime 24 ore sono calati invece i ricoverati con sintomi (764, -7) e quelli in terapia intensiva (55, -1). Crescono i soggetti in isolamento domiciliare (13.587, +165), in prevalenza di rientro dall’estero. I dimessi e i guariti sono 203.640, 314 in più di ieri. Con questi dati resta difficile parlare di pericolo imminente.

Certo, non va abbassata la guardia ma più di un esperto parla di graduale ritorno alla normalità. Dare l’idea di un pericolo grave in agguato rende insopportabile a chiunque la prospettiva di nuove restrizioni.

FONTE: Il Tempo.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *