L’estensione temporale del bonus affitti contenuta nel cd Decreto Agosto è una buona notizia ma il legislatore continua a scrivere male ed in modo confuso: facciamo insieme qualche riflessione in merito.

Nelle pieghe dell’atteso decreto di Agosto ecco spuntare una interessante provvidenza a favore della generalità delle imprese, già trattato in un altro articolo.

Riprendo brevemente il contenuto, quale spunto per una riflessione che mi piacerebbe fosse fatta propria dai nostri rappresentanti in Parlamento.

In effetti l’articolo 77 del Decreto Agosto, citato nell’articolo di riferimento, ha previsto una estensione generalizzata anche ai canoni pagati per il mese di giugno del credito di imposta di cui alla legge 77 del 2020, ovvero la legge di conversione del più noto Decreto Rilancio.

Il testo del decreto in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale riporta infatti, al comma 1:

b) all’articolo 28 comma 5 le parole “e maggio” sono sostituite dalle seguenti “maggio e giugno”

Bonus locazioni, un mese in più sorpresa per tutti: quando anche il titolo complica la lettura della norma

Voglio ricordare qui che l’articolo 28 del Decreto 34 dal titolo “Credito di imposta per i canoni di locazione degli immobili ad uso non abitativo a affitto di azienda”, oggetto della modifica, prevede appunto a favore dei soggetti esercenti attività di impresa, arte o professione con ricavi o compensi conseguiti nel periodo di imposta precedente non superiori a 5 milioni di euro, un credito di imposta del 60% sui canoni “di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo” e del 30% sui contratti di servizio a prestazioni.

Le predette percentuali sono riconosciute rispettivamente al 20%, invece che al 60%, ed al 10%, invece che al 30%, per le sole attività di commercio al dettaglio, come indicato al comma 3 bis, “con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro” conseguiti nel periodo di imposta precedente.

Detto qui della nuova disposizione mi sovviene spontaneo osservare questo: accade sovente di leggere, consultando le leggi di conversione, norme riferite ad altro rispetto al dettato ed al titolo dell’articolo del decreto inizialmente emanato, il quale passato al vaglio delle Camere è oggetto di modifiche ed aggiunte anche fuori dal tema rispetto al contenuto originario.

Che questo però possa accadere con sempre maggiore frequenza fin già dalla lettura dei decreti inizialmente emanati comincia a dare abbastanza fastidio, se non a preoccupare, guardando al livello di preparazione degli uffici legislativi del Parlamento.

Non siamo più nel momento emergenziale, nel quale si poteva comprendere, per la fretta che caratterizzava gli interventi legislativi, che ci fossero passaggi anche fuorvianti in un decreto o, come nella legge di conversione del decreto Rilancio, dove probabilmente un superficiale copia incolla ha previsto per una attività di impresa come è appunto il commercio al dettaglio “o compensi superiori a”

Bonus locazioni, la necessità di semplificazione

La semplificazione auspicata da decenni a parole da tutti, anche da coloro che hanno governato l’Italia e occupato gli scranni del Parlamento, ma nei fatti praticata da nessuno, sta portando il nostro Paese dal già difficoltoso galleggiamento intorno al valore “zero virgola”, che ha caratterizzato la misura della crescita del nostro Pil da almeno un ventennio, alla discesa misurata nel secondo trimestre 2020 del “12 virgola”.

Sì, è vero, si tratta di un dato in linea con quello di altri pesi europei ma, una volta terminati gli effetti della pandemia, sui numeri della economia mi piacerebbe essere nella condizione, al pari degli altri, di poter vedere e misurare numeri di crescita uguali se non migliori dei loro.

Ciò sarebbe possibile grazie alla nostra capacità imprenditoriale e ad alcune eccellenze che ancora resistono all’interno del nostro sistema paese, se non fosse per il peso del debito pubblico ora oltre il 160%, ma ancor peggio per la nostra pachidermica PA e per la nostra legislazione caratterizzata da norme, non solo le tributarie, alcune delle quali anche in contraddizione tra loro causa anche dei continui e ripetitivi rinvii a norme che si incrociano con testi nel mentre modificati se non abrogati da altre norme, questione questa che il recente “Decreto Semplificazioni”, il cui testo nella sua macchinosità già da solo è eloquente, ha appena sfiorato.

Rendiamoci conto di questo prima che questa discesa si trasformi in quella così ben descritta da Ugo Foscolo di “un clivo onde nessun risale”.

FONTE: Informazione Fiscale.it

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