I tre onorevoli versano i contributi al fondo previdenziale della Camera. Ma l’unico requisito per avere il bonus era l’iscrizione alla gestione separata Inps.

ROMA – Hanno preso 1.200 euro e Inps avrebbe potuto coinvolgere il Parlamento sin da maggio per avere le somme indietro. Non l’ha fatto. In totale sono 40 mila i sospetti indebiti, non tutti politici. Un danno da 48 milioni.

I parlamentari e consiglieri regionali che hanno chiesto e ottenuto 1.200 euro – il bonus Covid da 600 euro di marzo, rinnovato in automatico in aprile, riservato ai lavoratori autonomi rimasti fermi nel lockdown – non avrebbero dovuto incassare quei soldi. Non solo per motivi di ovvia opportunità politica, dati gli stipendi stellari. Ma perché non avevano l’unico requisito previsto dalle legge 27, il Cura Italia.

E qui non si parla di limite di reddito che il governo ha deciso di non mettere per precisa scelta politica: erogare un sostegno in tempi rapidi a tutti nei mesi più tragici dell’emergenza sanitaria. Ma dell’altro paletto: “non essere iscritto ad altre forme previdenziali obbligatorie” diverse dalla gestione separata Inps. Da quando il vitalizio è stato trasformato di fatto in una pensione – cioè dall’1 gennaio 2012, – deputati, senatori e consiglieri regionali ricevono un assegno al compimento dei 65 anni il cui ammontare è calcolato secondo il metodo contributivo: prendi quanto hai versato. Esattamente come tutti i lavoratori italiani.

Non era così prima, quando bastava un giorno in Parlamento o in consiglio regionale per assicurarsi una generosa rendita a vita. Se avevi fatto tre legislature, incassavi il giorno dopo. Poi fu introdotto il limite dei 50 anni. Elevati a 60. E infine portati a 65 quando Camera, Senato e Regioni hanno di fatto recepito la riforma Fornero del 2011.

Ecco dunque che i 3 deputati – Marco Rizzone (M5S), Elena Murelli (Lega) e Andrea Dara (Lega) – che hanno preso i 1.200 euro a testa non avrebbero dovuto. Pur dotati di partita Iva, i tre onorevoli versano ogni mese i contributi al fondo della Camera. E in quanto tali sono incompatibili, per legge, con il bonus Covid.

Ma perché allora non è scattato subito un alert dell’Inps? Perché la loro richiesta non è stata subito respinta? Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico nella sua audizione del 14 agosto ha raccontato che Inps non condivide i database di Camera e Senato. Né tantomeno quello delle Regioni. Il primo controllo – quello automatico – non ha rilevato anomalie.

Solo dopo, al controllo di secondo livello effettuato dall’antifrode, sono usciti 40 mila percettori del bonus da 600 euro da controllare come potenziali indebiti: avrebbero incassato ben 48 milioni non dovuti. Tra questi – conferma Tridico – 2 mila politici locali e i 3 parlamentari, identificati dopo aver incrociato i dati Inps con quelli del ministero dell’Interno e della Camera dei Deputati. “Ho saputo la notizia solo a fine maggio e il 30 di quel mese l’ho comunicata al cda di Inps”, prosegue Tridico. “Da allora è in corso un’istruttoria per capire se i soldi erano dovuti o no”.

Da fine maggio però il numero uno Inps non informa nessuno. Né il ministero del Lavoro, vigilante su Inps, “perché ritenevo quelle somme pagate correttamente”. Né il Parlamento: Tridico è stato sentito in audizione sui decreti Covid il 20 aprile alla Camera e il 19 maggio al Senato. Né il governo. Né ha mai scritto una circolare interpretativa o altro atto amministrativo per chiarire la situazione. Fino a quando il 9 agosto scoppia il caso perché lo racconta Repubblica.

Si poteva dunque intervenire prima. Il presidente della Camera poteva chiedere indietro le somme indebite incassate dai tre deputati. La strada scelta è stata quella del silenzio. Silenzio ambiguo. Da una parte Inps non sa se il bonus è legittimo: non dovrebbe esserlo, visto che il vitalizio è ormai una pensione e dunque i tre deputati versano a un fondo previdenziale diverso da quello Inps e in quanto tale sono esclusi dal bonus perché questo dice il Cura Italia. Dall’altra, Tridico ritiene “quelle somme pagate correttamente”. Una contraddizione da sciogliere quanto prima.

FONTE: La Repubblica.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *