Nel 1954 nasce ufficialmente la televisione italiana

 In Italia i primi studi e le prime prove sperimentali di trasmissioni televisive furono effettuate a Torino a partire dal 1934, città che già ospitava il Centro di Direzione dell’EIAR (in seguito Rai), presso i locali del Teatro di Torino, attiguo alla sede storica di Via Verdi.

Il 22 luglio dello stesso anno, l’EIAR si avvia alla programmazione sperimentale, con l’entrata in funzione, a Roma, di un piccolo studio in Via Asiago e di un trasmettitore montato a Monte Mario.

Tra il 1939 e il 1940 si può assistere alle prime trasmissioni televisive nazionali con presentatori, interviste sportive in studio, sketch, canzoni, balletti e opere.

Le grandi aziende elettrotecniche italiane iniziano immediatamente la fabbricazione di televisori a valvole destinati a un piccolo pubblico limitato a gerarchi, docenti, industriali e imprenditori che installano sui tetti delle tre grandi città italiane (Torino, Milano e Roma) le prime antenne per la ricezione delle immagini.

Non fanno eccezione i Palazzi Vaticani e Villa Torlonia, dimora di Mussolini.

Nel 1952 nasce la RAI (Radio Audizioni Italiane, dal 1954 Rai-Radiotelevisione italiana), con l’obiettivo di far ripartire la sperimentazione televisiva.

 Le trasmissioni pubbliche riprendono ufficialmente il 3 gennaio 1954 con l’inaugurazione del Programma Nazionale.

 Le trasmissioni durano poche ore al giorno, iniziano a mezzogiorno e terminano verso le 23:00. Alle 17 iniziava la tv dei ragazzi,che mandava in onda un cartone animato.

 A volte la RAI trasmette anche la notte, ad esempio trasmette in diretta con gli Stati Uniti gli incontri di boxe. Il 4 novembre 1961 nasce il Secondo Programma.

Nel 1980 Silvio Berlusconi, proprietario di Telemilano 58, arricchisce la programmazione della sua rete con programmi condotti da personaggi molto famosi provenienti dalla RAI, ottenendo così un grande successo di ascolti.

 Per avere maggiori guadagni pubblicitari trasmette gli stessi programmi prima in tutto il nord Italia e poi, coprendo l’intero territorio italiano, attraverso il sistema della syndication televisiva, rinominando la sua emittente come Canale 5. Contemporaneamente, fanno la stessa cosa Rusconi con Italia 1 e Mondadori con Rete 4, reti che saranno rilevate dalla Fininvest rispettivamente nel dicembre 1982 e nel luglio 1984.

Ma restiamo all’inizio delle trasmissioni, come la vivevano gli italiani e i viterbesi, questa scatola magica?

Chi ha dimenticato la famosa frase: “Lascia o raddoppia?”

Eh sì,questa era la famosa frase, simbolo dell’ancor più famosa trasmissione  che teneva incollati alla televisione migliaia di italiani,a pronunciarla, era  un  giovanissimo Mike Bongiorno che entrava  nelle nostre case attraverso l’invenzione e cambierà la vita e le abitudini  dell’Italia di allora.

 

La prima e più famosa edizione del programma, condotta da Mike Bongiorno, andò in onda a partire dal 26 novembre 1955 (dopo una puntata di presentazione trasmessa il 19 novembre) ogni sabato sera, alle ore 21:00, fino all’11 febbraio 1956 e ogni giovedì sera dal 16 febbraio 1956 al 16 luglio1959. 

Nella seconda metà degli  anni cinquanta   tanta gente,   non aveva la possibilità economica  di acquistare un televisore,  pertanto si riuniva  nei bar e nei locali pubblici in genere, per seguire le trasmissioni, che venivano messe in onda solo alla sera.

Per poter assistere alla proiezione televisiva però, bisognava fare una consumazione, dal momento che il programma,veniva alimentato con delle monete che venivano inserite in una feritoia del televisore. ( ovviamente andava a corrente).

Tutti gli occhi puntati su quell’apparecchio posto in alto per renderlo ben  visibile a tutti. Fu un evento!

Spesso,era una enorme scatola grigia, con la scritta dorata CGE ed un pesantissimo trasformatore per accenderla. Era un  rito l’accensione, prima di veder apparire le immagini bisognava aspettare qualche minuto…si doveva “scaldare”. Così dicevano.

I programmi erano pochi, ma i ricordi sono rimasti tanti, nel cuore di tutti noi: Carosello, Studio Uno, le  gemelle Kessler, il festival di Sanremo con Adriano Celentano e Little Tony che si dimenavano cantando “24mila baci”, Mina, Canzonissima

Eh sì, la televisione cominciò a entrare nelle nostre vite, con fare dapprima timido poi sempre più seduttivo, negli anni Cinquanta-Sessanta.

Erano gli anni del miracolo italiano e dell’illusione che il sogno potesse sempre tradursi in realtà.

Se fino a poco prima postulava un invito presso chi aveva già il “sogno” nella propria casa, perché se l’era potuto economicamente permettere, ora anche l’italiano medio, quello dello stipendio sicuro, saliva velocemente con la funivia della speranza sulle cime montuose dei grafici statistici ad accaparrarsi la cosa più prepotentemente presente nella lista dei suoi desideri: la “televisione”.

Posta su un indispensabile carrello come fosse un trono, nell’angolo più bello e più scomodo della casa, la “Regina” brillava di luce propria anche da spenta, coronata di una lampada da tenere sempre diligentemente accesa durante la visione notturna per scongiurare malattie agli occhi di varia e graduale gravità fino all’estrema.

 A detta degli adulti, rischiavamo  la cecità, unico ostacolo alla felicità infinita, ma che tutti affrontarono con il coraggio derivante dagli ingenui entusiasmi, spostando la lampada malinconica dapprima sopra altri mobili, quindi relegandola definitivamente nelle soffitte.

Oggigiorno la televisione offre tantissimi programmi, in altrettanti canali, ma non è più la stessa cosa, oggi la televisione non ha più quel misterioso fascino di una volta.

Oggi non è più la scatola magica dove si animavano personaggi fantastici, che ci tenevano incollati davanti al quel quadro luminoso. Oggi abbiamo tutto, forse troppo, abbiamo perso la magia dell’incanto.

Rosanna De Marchi

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