George Soros in occasione dei suoi novant’anni è stato “omaggiato” da Repubblica di un ritratto che fa trapelare i contorni di un uomo con pochi scrupoli, che tutto ha voluto e quasi tutto ha avuto dalla vita. E questo “quasi tutto”, come vedremo, è il suo problema.

Ebbene, dall’intervista emerge evidente che mentre il banchiere ha molto chiaro il concetto di speculazione finanziaria, si arena pesantemente sul concetto di democrazia, bistrattato e piegato a quella che è la sua visione del mondo ed i suoi personalissimi bisogni. E cosa ci viene ad insegnare il Nostro, che i benevoli immigrazionisti ad oltranza definiscono filantropo? Ci racconta di come nel novantadue speculó, senza pentimento, sulle fragilità della sterlina e della lira causando un duro contraccolpo alla Banca d’Inghilterra ed alla Banca d’Italia e mettendo in crisi il sistema monetario europeo, la lira italiana fu svalutata del 30%, con perdite poderose
“ho visto un’opportunità e sono arrivato primo”.

E dunque la speculazione sulla pelle dei popoli è per la visione di Soros un’opportunità. Meglio sorvolare sul pietistico racconto della sua svolta etica avvenuta nel 79, quando durante un’operazione finanziaria assai rischiosa stava per avere un infarto e comprese che avrebbe voluto dedicarsi anche a fare del bene al prossimo, dandosi a quella che incredibilmente è definita filantropia. Crea la Open Society Foundation, che finanzia operazioni volte alla promozione della società aperta, che per chi vede il mondo filtrato da un caleidoscopico arcobaleno suona bene, ma notoriamente assume le fattezze del progetto mondialista che crede fermamente che le frontiere nazionali siano un ostacolo (definizione dello stesso Soros in un commento velenoso sulla politica migratoria di protezione dell’Ungheria di Orbán).

Obiettivo: l’annientamento dei confini, delle tradizioni e delle comunità per il tramite della sovversione globalista e in nome del cosmopolitismo. Sostegno alle ong che raccolgono migranti, alle cause Lgbt, alla legalizzazione delle droghe, all’aborto, all’eutanasia, per il tramite di questo contenitore ampiamente finanziato non con il sudore della fronte, ma con la speculazione.

Inizia poi l’analisi politica e si produce in commenti molto poco teneri su Trump, definito senza mezzi termini un “imbroglione”, che metterebbe a repentaglio la democrazia dall’interno. Senza naturalmente valutare che Trump è il prodotto della democrazia statunitense, che però gli piace e va bene solo se super progressista.

E per finire l’opera di cesello il buon Soros, ben imbeccato, rende a Repubblica il favore del cameo e si dedica a noi, la sua amata Europa, quella terra che gli ha dato i natali ed oggi è tanto fragile. Il Soros pensiero sul vecchio continente è in buona sostanza il seguente: i nemici interni dell’Europa e che la rendono debole sono le nazioni che hanno osato esprimere governi che nutrono posizioni che si oppongono agli asseriti “valori fondanti” dell’Unione Europea. In particolare l’Ungheria di Orbán e la Polonia di Kaczynski. Ma il Nostro si lascia andare ad un accorato appello: l’Italia è la nazione più in pericolo di tutte. Perché se dovesse venir meno il poco stabile governo che c’è ora vincerebbe la destra, ma non è tanto Salvini il populista che preoccupa il finanziere, quanto l’estremista Meloni, pericolosissima sovranista che tanto può nuocere al progetto del suo “mondo senza frontiere”.

La Meloni proprio no, con quel vizio di difendere l’Italia e gli italiani, proprio non va bene che in tanti sconsiderati la vedano come un’ancora di salvezza. Proprio no. E dunque resistere, resistere, resistere all’avanzata del sovranismo e dopo la spallata alla Meloni, conclude con una lisciata alla Merkel, vergine Santa che si oppone strenuamente ad una visione culturale retriva. Ça va sans dire.

E dunque ecco scovato il problema di Soros, quello che ancora gli manca: gli manca totalmente il concetto di popolo, cultura e democrazia. Il concetto di bisogni nazionali e di obiettivi collettivi che si compongono negli orizzonti che intravedono e richiedono le comunità. Gli manca la percezione del senso di appartenenza e di radicamento territoriale. Gli manca il confronto con la realtà perché chi vede il modo attraverso la lente deformata della speculazione finanziaria crede che ogni valore sia negoziabile e commerciabile. Tuttavia se l’oligarchia di cui è autorevole esponente è assai solida e forte, dei bisogni dell’Italia, con buona pace di George Soros, se ne occuperanno gli italiani quando finalmente gli sarà restituita la possibilità di esprimersi nelle urne … e se tanto ci dà tanto, un ruolo determinante in questo lo avrá proprio colei che tanto lo spaventa, la pericolosa Meloni, perché la democrazia è ancora viva, malconcia, ma viva.

FONTE: La Voce del Patriota

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