Inchiesta della Corte dei conti e della Guardia di finanza: posti letto vuoti ma cliniche pagate ugualmente dalle Asl regionali.

Niente pazienti, posti letto vuoti: ma le case di cura private sono state rimborsate lo stesso dalle Asl regionali. C’era l’emergenza Covid a giustificare «gli illeciti pagamenti». La Guardia di finanza ha scoperto un danno erariale di quasi 20 milioni di euro. È l’inchiesta della Corte dei conti sui finanziamenti alla sanità privata durante il coronavirus, frutto di un accordo di fine marzo tra la direzione sanitaria regionale retta da Antonio Postiglione e l’Aiop, l’associazione dell’ospedalità privata, presieduta da Sergio Crispino.

Tre mesi di indagini serrate condotte dal vice procuratore Licia Centro e dal sostituto procuratore Davide Vitale. In campo gli uomini del nucleo di polizia economico finanziaria guidato dal colonnello Domenico Napolitano che hanno passato al setaccio le fatture inviate alle aziende sanitarie pubbliche. È venuta fuori una informativa di 700 pagine che ora è sulla scrivania dei magistrati di via Piedigrotta: «19.862.241 euro di illeciti pagamenti per prestazioni non rese » . Soldi pubblici finiti nelle casse di 56 cliniche private. Al vaglio dei pm ora ci sono le responsabilità dei singoli vertici delle Asl regionali e del direttore della sanità di Palazzo Santa Lucia che potrebbero essere chiamati in giudizio a rispondere personalmente del danno erariale procurato alle casse delle Asl.

Fu ” Repubblica” l’ 8 aprile a sollevare dubbi su quell’accordo che alla vigilia del picco di contagi sembrava sbilanciato a favore delle strutture private. Furono due esponenti della Cgil campana, il segretario della sanità privata Marco D’Acunto e Mario Zazzaro, a denunciare una spesa elevata, confrontando i costi anche con altre regioni del nord più bersagliate dal Covid. Ed è stato il collegio sindacale di una delle Asl campane a presentare un esposto dettagliato alla Corte dei conti che a maggio delega le prime indagini alla Finanza. Infine la denuncia del gruppo regionale del Movimento cinque stelle. Riflettori accesi su quell’accordo valido per tre mesi che avrebbe dovuto aiutare gli ospedali pubblici che scoppiavano di pazienti Covid utilizzando i posti letto dei privati. In cambio alle cliniche private venivano offerti « 700 euro per ogni giornata di degenza in terapia sub intensiva e 1200 per la terapia intensiva » .

Ma soprattutto si riconosceva « il 95 per cento del budget mensile assegnato ogni anno alle singole cliniche a prescindere dal valore reale della produzione » . Parole, nero su bianco, che attirano l’attenzione dei pm contabili. Si è scoperto che il 3 aprile fu firmata un’aggiunta all’accordo in cui si chiariva che ci sarebbe stata una compensazione tra le risorse ricevute e le prestazioni effettivamente rese dalla case di cura: « un conguaglio nel corso dell’esercizio finanziario 2022 » . In realtà nell’aggiunta del 3 aprile viene fuori l’intento di assicurare « un supporto finanziario alle strutture sanitarie private che, in ragione della sospensione delle attività di elezione e di specialistica ambulatoriale, vivono un momento di grave difficoltà con il rischio di non poter assicurare i livelli occupazionali del personale impiegato » . Eppure la Regione il 14 aprile sembra fare dietrofront perché un decreto del governo in quelle ore fissa il budget da elargire alle case di cura al 70 per cento.

Poi Palazzo Santa Lucia si convince, proseguendo sulla linea del 95 per cento, anche se a maggio un ulteriore decreto del governo fissa il tetto al 90 per cento. « Le Asl – ricostruisce la Finanza hanno pagato indebitamente somme per prestazioni ospedaliere non rese nei mesi di marzo e aprire, senza un’attenta verifica dei presupposti richiesti dalla normativa di riferimento». Non solo. È proprio l’azione investigativa della Procura contabile ad aver fermato il flusso di denaro pubblico ai privati. Dopo i primi blitz dei finanzieri, infatti, grazie alla discovery dell’indagine, si è evitato un ulteriore « sperpero di denaro pubblico interrompendo la liquidazione e i pagamenti delle fatture dei mesi di aprile e maggio relative a prestazioni non rese per un importo complessivo pari a 26.916.567».

FONTE: La Repubblica.it

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