I tre leghisti sarebbero un mantovano, uno del Sud e una donna. A richiedere il sussidio anche personaggi dello spettacolo, governatori di regione e notai.

Tre della Lega, uno del M5s e uno di Italia viva. Dei leghisti, sarebbero un mantovano, uno del Sud e una donna. Emergono nuovi dettagli sui deputati che hanno intascato il bonus Inps, pur non avendone bisogno visto lo stipendio da 12mila euro al mese. I loro nomi però non sono ancora noti, mentre su Twitter l’hashtag #fuoriInomi continua a essere tra i primi in trending da ieri, 9 agosto, quando Repubblica ha pubblicato la notizia.

Condanna per il comportamento dei cinque deputati da tutte le forze politiche. La Lega, secondo quanto riportano i principali quotidiani, ha inoltrato richiesta all’Inps per conoscere le identità, coperte per privacy e avrebbe mandato anche un messaggio nella chat del Carroccio: «A seguito della notizia emersa in queste ore in merito al bonus di 600 euro percepito da 5 deputati vi chiediamo di verificare se per un disguido i vostri commercialisti ne hanno fatto richiesta e conseguentemente vi siano stati accreditati. Grazie». Nessuna risposta.

Ma non ci sarebbero solo i cinque deputati e il conduttore Tv nella lista della vergogna. A richiedere e ottenere il bonus dei 600 euro stanziato dal governo per aiutare gli autonomi anche governatori di regione, sindaci, consiglieri, assessori regionali e comunali. L’avrebbero richiesto anche altri professionisti, pur non avendone bisogno, come notai, ingegneri, commercialisti. E altri volti noti della Tv e del grande schermo.

Nulla di illegale, visto che per ottenere il bonus ad aprile e marzo era sufficiente mandare una mail all’Inps con il numero della partita Iva. Non c’erano limiti di reddito o di fatturato. L’operazione è costata al governo 6 miliardi di euro per pagare il sussidio ai 4,1 milioni di cittadini che ne hanno fatto richiesta. L’unico limite era che il richiedente non avesse ottenuto altri sussidi come il reddito di cittadinanza, di emergenza o il sussidio di disoccupazione.

A maggio poi è stato introdotto il tetto del calo del fatturato del 33% nel primo bimestre dell’anno rispetto al 2019. Il costo a carico dello Stato si è ridotto a 934 milioni. Dunque nessuna truffa, ma chi della “lista della vergogna” ha chiesto l’aiuto sicuramente non ne aveva bisogno. Basta guardare alle indennità dei sindaci e dei governatori di regione. I secondi arrivano a guadagnare più di 13mila euro al mese. I primi vanno da 1600 per i comuni più piccoli fino a un massimo di 7700 per chi guida città con più di mezzo milione di abitanti. Molto più del bonus Inps che è stato accreditato loro sul conto.

FONTE: OPEN.OnLine

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