Le nuove linee guida, basate sull’evidenza scientifica, prevedono l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana. È un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà.

Con queste paroleil ministro della Salute Roberto Speranza ha annunciato nuove linee guida per l’aborto farmacologico (quelle in vigore finora erano del 2010), che comprendono l’assenza dell’obbligo di ricovero e la possibilità di ricorrere alla somministrazione della pillola abortiva RU486 fino alla nona settimana di gestazione.  La scelta – comunicata dal ministro e riportata da Repubblica – arriva dopo il parere del Consiglio superiore di sanità, in seguito all’aggiornamento delle linee guida per l’interruzione di gravidanza, richiesto dopo le polemiche suscitate dalla decisione dello scorso giugno della Regione Umbria, di tornare al regime del “ricovero ordinario” per l’aborto farmacologico e non più in day hospital (come deliberato dalla giunta precedente).

L’opzione farmacologica per l’interruzione di gravidanza è arrivata nel nostro Paese nel 2009 (per orientarsi rispetto alle decisioni di altri Paesi Europei, in Francia è stata introdotta nel 1988, nel Regno Unito nel 1990), ma è stata molto poco praticata: i numeri parlano di una percentuale di aborti farmacologici del 17,8 per cento in Italia, rispetto al totale delle interruzioni volontarie.

Finora si consigliava il ricovero in ospedale di tre giorni, anche se la scelta ultima era a discrezione delle diverse Regioni (molte delle quali avevano optato per la somministrazione ambulatoriale): ora, con le nuove linee guida, non solo viene esteso a nove settimane (e non più sette) il limite per ricorrervi, ma – come si legge su Il Post – il farmaco “potrà essere somministrato sia in consultorio sia in ambulatorio in spazi idonei e da personale dedicato. Le donne che lo assumono, infine, potranno tornare a casa dopo mezz’ora dalla somministrazione, a patto che non siano in condizioni di ansia e che a casa non siano sole. Il ricovero di tre giorni non sarà più richiesto.” Infatti, per le pazienti che soffrono di ansia, che hanno una soglia del dolore molto bassa o che vivono in condizioni igieniche precarie, il Consiglio superiore di sanità consiglia di ricorrere all’aborto chirurgico con sedazione, in ospedale. Dopo due settimane è prevista una visita di controllo.

Con queste nuove disposizioni, dunque, l’Italia si allinea ad altri Paesi europei – in cui l’aborto farmacologico è la strada scelta con più frequenza dalla donne (sono il 97 per cento sul totale degli aborti in Finlandia e il 93 per cento in Svezia). Come detto dal ministro Speranza, questo “è un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà“.

Fonte: https://freedamedia.it/2020/08/08/ci-sono-nuove-linee-guida-per-laborto-farmacologico/

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