Il governo dispotico, come diceva Jefferson, ha bisogno di una stampa asservita che lavori sull’ignoranza per rendere, il popolo meno preparato, incapace di raccapezzarsi tra il vero e il falso.

Il despota sente gli umori e tramite gli asserviti si organizza, fa (dis)informazione, confonde le notizie e tende a spacciare notizie false facendo delle leggi contro le notizie vere.

Il governo dispotico ha bisogno, come nella pubblicità; di persone di grande visibilità che ripetano sempre lo stesso martellamento in modo da far digerire tutto quello che intende far passare.

Il linguaggio del despota, del dittatore, di tutti i dittatori è un linguaggio speciale, accattivante, con termini che la maggioranza non capisce, modera sempre il volume della voce e soprattutto si affida alle donne, il ricorso alle donne diventa la patente più convincente, tutti i dittatori hanno avuto un ricco entourage di donne alle quali si rivolgevano per prime, alle quali far capire che godevano del sostegno del potente.

In genere un despota serio ha poca frequentazione pubblica, dosa le presenze e fa vedere poco la famiglia se non con un fine.

Attraverso gli schiavetti servili fa passare sempre il messaggio che il suo modus operandi è per salvare qualcosa o qualcuno, per non arrecare danni al popolo, contro i suoi interessi personali.

In genere è guidato da un burattinaio avvezzo agli intrighi ma che l’ha sempre fatta franca, il consigliere, o meglio, una delle due braccia che sta sempre in rigoroso silenzio. utilizza sempre il metodo della carota e del bastone perché si sente padrone, ha un’autostima deleteria, considera gli altri subalterni e il popolo un gregge da imbeccare.

Quando si sente perso, come qualsiasi narcisista ricorre alla paura, cerca, con l’aiuto degli asserviti allo scopo, che naturalmente guadagnano un po’ di scambio, di inculcare il senso del pericolo, un atteggiamento collaudato di senso dell’abbandono, della crisi.

Il più delle volte ha molta cura di sé, o è uno sportivo, o si concentra sul modo di apparire e talvolta fa la vittima, rimane molto servile coi potenti o con quelli con i quali pensa di non farcela.

Il più delle volte ha frequentazioni con la chiesa o comunque un sacerdote amico, serve come lascia passare in molti ambienti anche di non credenti. Tenta di sorridere sempre anche se non ne ha voglia e ha due o tre persone ricattabili che gli mantengono i segreti da non rivelare.

Così tutti i dittatori della storia, di qualunque secolo e di qualsiasi estrazione politica.

Il popolo fa il suo gioco, a volte per cieca ideologia, il dittatore nella sua prosopopea narcisistica sceglie prima le pedine che sa avere un seguito, a volte per mera ignoranza.

Manda avanti sempre un altro, quello facilmente attaccabile e sul quale ricadono le colpe che gli dà, il narcisista dà sempre la colpa a qualcuno o a qualcosa, alle strette non si assume mai la responsabilità delle sue decisioni.

Poi, che non guasta, ha vicino un potente in ogni dove e tenta sempre di fregarlo.

Alla lunga si autodistrugge ma ci vuole tempo e al popolo per rendersi un po’ più conto, oltre il tempo, necessita la fame.

Ogni riferimento è puramente casuale.

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