Mentre L’Aquila brucia, gli uomini e le donne del Corpo Forestale non possono partecipare alle operazioni di spegnimento. Competenze cancellate dalla Legge Madia.

Corpo Forestale soppresso nel 2016: il Morrone, Dux, Fonte Vetica e, adesso, Arischia.

Incendi di bosco imperversano a L’Aquila ormai da tre giorni. Vigili del Fuoco, Esercito e Protezione Civile, oltre a centinaia di volontari, sul fronte delle fiamme. Il Corpo Forestale no.

Gli uomini e le donne del Corpo Forestale di Stato non sono più titolati ad intervenire da quattro anni, da quando cioè la Legge Madia, voluta dal Governo Renzi, lo ha soppresso, facendolo assorbire dall’Arma dei Carabinieri.

La soppressione del Corpo Forestale, non è stato solo un cambio di etichetta, ma ha significato la perdita di competenze specifiche, che non sono state sostituite. Centinaia di uomini che in questi giorni hanno pianto davanti ai boschi in fiamme, consapevoli di poter aiutare solo come volontari!

Nessuna attrezzatura e nessun mezzo, con cui gli esperti uomini difendevano il nostro patrimonio verde, entrando a terra nei boschi in fiamme nel tempo giusto con la sapienza e l’esperienza che li contraddistingueva.

Un know-how specifico ed una preparazione di un’intera categoria, o meglio di una professione, scelta non certo per convenienza economica. Non è un caso se molti continuano a considerare scellerata la Legge Madia. La riforma, datata 2016, tra l’altro è stata recentemente bocciata dalla Corte Europea: ora si fa strada l’ipotesi della Polizia ambientale.

Ma allora perché abolire il corpo forestale dello stato? La domanda torna cocente, soprattutto, d’estate. Quando le elevate temperature, la vegetazione secca e, spesso, comportamenti sconsiderati, portano a veri e propri disastri ambientali. L’Aquila, purtroppo, ne è diventato il caso del giorno. Anzi, di questi ultimi giorni.

Incendi, dal triangolo del fuoco al pentagono

La preparazione del Corpo Forestale arriva da decenni di lavoro sul campo e di conoscenza delle aree boschive. Competenze che hanno sempre coadiuvato il lavoro degli altri corpi nazionali chiamati, ancora, ad intervenire.

Nel caso specifico degli incendi di montagna – come per Arischia e per il bosco che sormonta l’abitato tra Cansatessa e Pettino – sono ancora una volta Vigili del Fuoco, Alpini e Protezione Civile gli angeli di un’emergenza improvvisa, causata da ignoti che si sta cercando di individuare. Il Corpo Forestale se ne sta all’angolo: una delle tante incongruenze di un’Italia alla prese con crisi emergenziali.

Le differenze principali sul modus operandi di Vigili del Fuoco e Corpo Forestale si possono riassumere facendo ricorso alla geometria.

I Vigili del Fuoco lavorano sulla base del cosiddetto triangolo del fuoco. Ai vertici tre elementi essenziali: calore, combustibile e componente. In qualsiasi contesto ordinario, se manca anche solo uno di questi componenti, l’incendio non può esistere. Nel caso, però degli incendi boschivi, il triangolo diventa un pentagono. Ai tre elementi fondamentali si aggiungono cioè: l’orografia del territorio e la natura del soprassuolo.

Relativamente all’orografia, naturalmente, un incendio si sviluppa in maniera diversa e, di conseguenza, si affronta diversamente, in base all’area di azione. Se divampa su una pianura risulta più semplice spegnerlo, al contrario, su un canalone – ed è il caso di quello che sta interessando il Monte Pettino – subentrano tutta una serie di complicazioni e di fattori da tenere in considerazione. Le fiamme, infatti, divampano a velocità elevatissima sulla sommità della montagna, con un effetto quasi da canna fumaria.

Per quanto riguarda, infine, il soprassuolo: un conto è trattare un incendio su un bosco di castagno, tutto un altro conto affrontare un incendio in una pineta, quando si ha a che fare anche con le resine e con una tipologia di piante che permettono una veloce propagazione delle fiamme.

Incendi, corpo forestale e linee tagliafuoco

Tra le difficoltà ulteriori degli incendi che divampano da giorni c’è anche il lavoro manuale relativo alla creazione di linee tagliafuoco. Un lavoro in passato eseguito da squadre di zappatori e svolto quindi dal personale del Corpo Forestale, che oggi, invece, pesa sempre sulle spalle dei Vigili del Fuoco e di tutti i volontari che intervengono sul fronte degli incendi.
Fondamentale era intervenire con i mezzi tecnici al mattino presto, quando il fuoco appariva attenuato dalla notte e, ancora di più, dentro il bosco per spegnere i piccoli fuochi, dopo l’azione dei canadair.

Nel caso aquilano di questi giorni, il lavoro è svolto con la preziosa collaborazione degli Alpini, dei volontari della Protezione Civile e degli stessi cittadini, accorsi a coadiuvare le operazioni di spegnimento.

Una nuova organizzazione, che ha appesantito i compiti spettanti ai Vigili del Fuoco, relegando in disparte una categoria che della montagna ha sempre fatto una passione. Con competenze che, oggi più che mai, sarebbero state preziose per difendere L’Aquila dall’ennesima catastrofe ambientale.

Fonte: https://www.ilcapoluogo.it/2020/08/02/corpo-forestale-le-lacrime-degli-uomini-che-saprebbero-cosa-fare-ma-non-possono-intervenire/

 

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