Erano gli anni 70 anni di fuoco post ’68, fenomeno socio-culturale di aggregazione spontanea con una forte carica di contestazione.

I cosiddetti anni della “cultura del buco” dove migliaia di giovani sprovveduti, fomentati da un giornalismo d’assalto, vengono attirati dalla droga, trovano, a bassissimo prezzo e in libera vendita, l’anfetamina: e trovano alla luce del sole e non disturbati dalla polizia, gruppi di tossicomani pronti a insegnargli la tecnica dell’iniezione e fargli le iniezioni direttamente.

Così, decine di migliaia di ragazzotti in tutta Italia, cominciano la loro esperienza-droga dall’anfetamina in vena. È il massacro.

Tanti giovani hanno distrutto la propria esistenza in questo triste periodo, ma nella massa ogni singolo individuo ha una sua storia dentro e una sua anima.

Tra questi vi è un uomo, allora ragazzo, che oggi ci ha lasciato, all’età di 64 anni, per una vita, speriamo, migliore a causa della malattia del secolo: Cancro.

Ci piace ricordarlo dalle parole di un volontario della Caritas che lo ha seguito fino all’ultimo respiro, parole che ci fanno comprendere quanto sia importante capire che nel profondo di ogni essere umano ci sta quel lumino che brilla, cioè un’anima con sentimenti di amore, che la vita ha cercato in tutti i modi di soffocare.

Maurizio era considerato un poco di buono io l’ho conosciuto 34 anni fa durante il mio servizio civile in Caritas quando aveva iniziato un cammino di recupero al Ceis che poi interruppe e da allora siamo diventati amici.

Negli ultimi anni ci vedevamo puntualmente una volta a settimana e ci raccontavamo la vita.

Maurizio era considerato un poco di buono perché già a 14 anni aveva cominciato a rubare autoradio eppure quello che è stato il suo maggior peccato era in realtà una sfida per auto affermarsi in una società che lo avrebbe ben presto messo ai margini, un bisogno di sentirsi capace di saper fare bene qualcosa.

Una prova di abilità che quando non riusciva a giustificare con un “tanto loro i soldi ce li hanno” lo portava a pentirsi e a restituire il maltolto.

Ed era una sfida anche il riuscire a lavorare, a sentirsi utile a qualcuno: tante volte ci aveva provato e dopo tanti fallimenti lo inorgogliva lavorare una volta a settimana al negozio del commercio equo e solidale.

Anche li ogni tanto acquistava un prodotto per dare una mano a chi stava peggio di lui: mi colpiva anche il fatto che quando incrociavamo qualche povero ambulante africano mi invitava sempre a comprargli qualcosa o a offrirgli un caffè.

Come non ricordarmene…

Maurizio si era rassegnato da tempo al poco che gli ha dato la vita “non ho mai avuto una fidanzata” mi diceva pochi mesi fa “ma pazienza non fa niente”.

Altre volte ringraziava la sorte di non aver fatto la fine di tanti suoi allora giovani amici uccisi da una siringa.

Maurizio a volte era guardato con sospetto dalla gente eppure di quella gente aveva rispetto e lo manifestava anche dandole del lei anche se riceveva a volte un tu derisorio.

Chi gli è stato vicino negli ultimi anni penso in particolare alle assistenti sociali si è accorto di quanto Maurizio fosse buono e bisognoso di affetto pur avendo ormai una certa età e una vita che gli aveva indurito i modi di esprimersi.

Maurizio a volte bestemmiava e lo ha fatto pure durante questa ultima malattia eppure, mai l’avrei detto, Maurizio era anche uno che da tanto tempo ascoltava ogni giorno Radio Maria e quando me ne chiedeva un parere, io, che pur essendo credente stimo poco quella Radio, lo assecondavo perché capivo che per lui quello era il canale di conforto e di riflessione .

Così come annuivo quando, pur non avendomi mai parlato della sua malattia come mortale, forse per non rattristarmi, mi diceva però “quando moriremo ritroveremo i nostri cari vero?”

Sicuramente pensava a mamma Renata con cui aveva vissuto fino alla fine, per lei croce e delizia.

Ogni estate, quasi fosse un rito, andavamo una giornata al lago, quest’anno non ce l’abbiamo fatta per pochi giorni, ma sono sicuro che un giorno la recupereremo nei laghi dei cieli.

Ricordo il suo amore per gli animali: nella lettura dei libri sulla natura, nel voler andare al circo per visitare lo zoo, nell’andare all’alba a sfamare i piccioni di Viterbo: anche loro sentiranno la mancanza di Maurizio perché lui era parte di Viterbo.

Ciao Maurizio.

 

Per concludere vogliamo rivolgere un sentito ringraziamento a tutte quelle persone che dedicano il loro tempo nelle associazioni di volontariato e di assistenza sociale a supporto delle persone sfortunate che la società ha emarginato.

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