La chiesa di San Flaviano la si nota percorrendo la via Cassia in direzione Bolsena, basta guardarla frettolosamente dai finestrini di un auto per percepire che custodisce qualche antico segreto.Infatti, come ogni singola chiesa di questo territorio, nasconde storie affascinanti di un passato scomparso. Streghe, sacerdotesse, eretiche, sante, la zona intorno al lago di Bolsena conserva nella memoria ancora tracce di antichi culti matriarcali.

Per raccontare la storia della chiesa di San Flaviano e comprendere pienamente il senso di ciò che leggerete, bisogna necessariamente fare un passo indietro nel tempo e ritornare agli albori del nostro mondo.

Il lago lo sappiamo è di origine vulcanica, quando il gigantesco cono terminò l’attività eruttiva, lentamente la caldera intorno ai vari crateri si riempì d’acqua e sulle sue sponde nacque la vita.

La terra continuò per lungo tempo ad emettere vapori, segno di un’attività vulcanica residua, gli etruschi sapevano che il lago celava nelle sue viscere un malvagio potere distruttivo. Raffiguravano questo pericolo come un mostro, gli avevano dato il nome di Oltam e l’aspetto temibile di un drago. Era un mostro molto temuto perché con il fuoco delle sue fauci poteva distruggere raccolti, case e vite umane. Il simbolismo appare abbastanza evidente.

Per proteggersi dal “mostro” avevano edificato, nei punti più alti intorno al lago, santuari dedicati a divinità femminili. L’energia scaturita dal lago era maschile: aggressiva, distruttrice, violenta. Bisognava riequilibrarla con energie femminili, difatti erano le sacerdotesse che avevano il compito di tenere a bada il mostro, compiendo riti che ci sono oscuri.

Con l’avvento dell’Impero Romano le cose restarono più o meno simili, invece, con l’arrivo del Cristianesimo ogni culto pagano fu cristianizzato.

Anche dove oggi si erge la chiesa di San Flaviano c’era un tempio dedicato alla Dea, che fu subito distrutto per far posto alla chiesa di Santa Maria. Inizialmente, per far accettare il cambio di religione al popolo, si preferì non discostarsi troppo dai culti precedenti. Si venerava una dea e si continuò a venerare una donna.

Ma presto la piccola chiesa accolse le spoglie di un martire cristiano, Flaviano. E il suo culto sostituì, o meglio cancellò, quello di Maria.

Chi era Flaviano? Fate attenzione, stando alle fonti scritte, Flaviano era un prefetto romano convertito al Cristianesimo quando ancora la nuova religione non era diventata religione di Stato, per questa ragione fu giustiziato.

A Montefiascone? No, ovviamente.

Fu giustiziato nel 361 alle Terme Taurine, antiche terme romane nei pressi di Civitavecchia. E allora perché il suo corpo dopo molti anni fu trasportato e sepolto nella piccola chiesa di Santa Maria? Non è dato a saperlo.

Fatto sta che la zona era conosciuta come Burgus Sancti Flaviani. E di questo abbiamo prove certe, ci sono documenti datati 801 che lo attestano, inoltre nel 990 l’arcivescovo inglese Sigerico si fermò a dormire proprio qui. Nel suo diario annotò le ottanta tappe del suo lungo viaggio di ritorno da Roma, la settima sosta è proprio Sce Flaviane.

Già perché la nostra chiesa si trova, guarda caso, proprio sul passaggio della via Francigena ed era tappa fissa per i numerosi pellegrini che vi transitavano. Quindi non dobbiamo immaginare una singola chiesetta in mezzo al nulla, probabilmente doveva esserci anche un ospitale per dare riparo ai viandanti e antiche stazioni di posta, possiamo affermare che il borgo rappresentasse il primitivo nucleo abitato di Montefiascone, poi lentamente gli abitanti si spostarono verso la rocca, una zona più facilmente difendibile (il borgo Flaviano fu distrutto nel 1187 dalle milizie viterbesi).

Nel 1032 la piccola chiesa di Santa Maria ormai in rovina, fu interamente ricostruita e dedicata esclusivamente a San Flaviano, le preziose reliquie deposte in un’urna e sepolte sotto l’altare maggiore.

Non voglio dilungarmi con i vari rifacimenti stilistici succedutesi nel corso dei secoli, ciò su cui voglio soffermarmi è l’affresco posto dietro l’altare.

Vi avevo chiesto di fare attenzione alla figura di San Flaviano, un martire romano, un nobile patrizio che aveva la carica di prefetto. Guardate l’affresco e ditemi se l’abbigliamento del santo vi sembra quello di un antico romano.

San Flaviano ha un’armatura medievale, lunghi capelli biondi e un drappo al vento, l’iconografia ufficiale lo avvicina a San Giorgio, l’uccisore di draghi (ricordate che il “mostro” del lago era raffigurato dagli etruschi come un drago). Ma c’è ancora un particolare curioso, questo san Flaviano ha le fattezze di una donna. E non una donna qualsiasi, somiglia terribilmente alla pulzella d’Orleans, Giovanna d’Arco.

I magnifici affreschi nella chiesa furono realizzati tra il XIV e il XVI secolo da artisti ignoti, eppure la rassomiglianza dell’immagine di San Flaviano con l’illustrazione miniata di Antoine Dufour (1504) conservata nel Musée Dobrée di Nantes è impressionante.

Lo so, la somiglianza potrebbe sembrarvi irrilevante, ma cerchiamo di vedere la cose da un altro punto di vista. Come abbiamo già detto, il lago era protetto da energie femminili convogliate e/o evocate nei vari templi dedicati a divinità femminili. La chiesa di Santa Maria sorta su uno di questi templi fu volutamente sostituita da un culto maschile.

Oggi Giovanna d’Arco è stata riabilitata dalla chiesa ed ha ottenuto l’aurea di santa, ma a quei tempi non era nient’altro che un’eretica bruciata viva sul rogo, una ragazzina senza arte né parte che aveva guidato un esercito e aveva trionfato, una donna che aveva osato indossare abiti maschili, addirittura un’armatura confezionata su misura.

Fu bruciata per questo? Anche, ma il motivo principale fu che lei sentiva le voci, che il suo intuito la guidava a compiere gesta straordinarie senza alcuna intercessione maschile e religiosa. Al suo processo pronuncia una frase che è il manifesto stesso della ribellione al potere “Se la chiesa cercasse di costringermi a fare il contrario di quello che Dio vuole da me, io non ubbidirò”.

Una donna che si esprime in questo modo è una minaccia, una strega che va eliminata seduta stante.

Chiunque commissionò quell’affresco, chiunque l’ha posto sull’altare maggiore, sapeva bene cosa stava facendo. Per secoli la gente si è inginocchiata pregando San Flaviano, senza sapere che in realtà si stava chinando al sacro femminino.

 

Ipotesi azzardata? Senz’altro, ma mi piace pensare che ci sia qualcosa di vero, d’altronde in questi luoghi si tramandano leggende che hanno come protagoniste le streghe.

C’è un proverbio popolare che recita «Montefiascone de le stréghe, do sevà se véde».

Poco distante da San Flaviano, infatti, esiste un altro luogo purificato dal primitivo significato femminile: l’antica chiesa di San Pancrazio, in località Le Coste.

Qui secondo le dicerie locali esisteva nientemeno che una scuola di streghe, i vecchi del paese erano soliti raccontare terrificanti storie sulle streghe, arricchite di particolari e da episodi locali. La leggenda principale vuole che giovani donne di aspetto aggraziato si radunassero di notte nella misteriosa casa del Cempene, aspettando il Crapione, un potente diavolo che arrivava dall’inferno. Usciva, guardate un po’ che cosa curiosa, direttamente dalle crepe del vulcano.

Ovviamente le terribili streghe ballavano discinte intorno al diavolo e facevano ogni sorta di oscenità.  E come furono sconfitte queste malvagie giovinette, grazie a San Pancrazio che spense il terribile fuoco infernale.

Chiunque arrivi alla chiesetta di San Pancrazio, trovandosi di fronte tutta la magnificenza del lago, può facilmente immaginare perché proprio in questo luogo delle antiche sacerdotesse etrusche compissero riti per cercare di tenere a bada l’energia distruttiva del lago. Il fuoco doveva essere un elemento imprescindibile del rito.

Dopo la conquista romana qualche ricco patrizio si fece costruire una villa, con questo termine nella Roma Repubblicana s’intendeva una fattoria (Le Coste è la frazione rurale più antica di Montefiascone), sono proprio i resti di quella villa che, nella fantasia popolare, hanno dato origine alla “Casa del Cempene”. Per qualche strana ragione, alcuni elementi degli antichi riti pagani si tramandarono tra le contadine della zona, fino a quando la religione cattolica le ha bollate come streghe, condannando alcune di loro al rogo.

Oggi sono soltanto folclore, cultura popolare del luogo, sono l’essenza femminile rimasta, nonostante i vari tentativi di cancellarne ogni traccia.

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