In caso di rimpasto. Non ci sarebbe alcun ostacolo al Viminale da parte dei pentastellati. Il Pd vuol anche togliere a Conte la gestione del Recovery.

Nonostante le liti su legge elettorale e cabina di regia, al Nazareno sono convinti che per il governo Conte i prossimi mesi saranno più tranquilli. «La vicenda europea e del Recovery fund ha reso questo governo indubbiamente più forte. E lo vedrete presto, alle regionali», dicono dal Pd, dove gli ultimi sondaggi li rendono fiduciosi sia per le Marche che per la Puglia, nonostante il mancato accordo con i grillini. Tutto questo porta ad accantonare almeno per il momento i discorsi sul rimpasto di governo, secondo molti auspicato in realtà soltanto da Matteo Renzi nella speranza di far entrare Maria Elena Boschi al governo.

Un partito, Italia Viva, molto nervoso, anche per i sondaggi sempre meno positivi (si vocifera che addirittura in Toscana, la regione di punta per Renzi, Italia Viva oscilli fra il 3 e il 4%). Ecco il motivo dello scarto di Italia Viva sulla legge elettorale. «Ma il voto palese in commissione con Pd, Leu e 5Stelle compatti», confida un deputato Pd, «ci è servito a dimostrare per l’ennesima volta che il problema del governo è Italia Viva e la sua ormai strutturale inaffidabilità».

Nel frattempo tra le forze che compongono la maggioranza di governo si continua a discutere senza sosta su come sfruttare al meglio l’opportunità europea con i relativi fondi. L’ipotesi che in queste ore va per la maggiore e’ che del Recovery Plan se ne occupi una task force, con il coinvolgimento e il voto poi del Parlamento. La parola d’ordine è depotenziare «Giuseppi» perché un «Conte troppo forte non fa bene nemmeno alla maggioranza» dato che sia il Pd che i 5Stelle non vogliono che la gestione dei soldi ricada unicamente nelle mani di un novello «Napoleone».

Ma la decisione non è stata ancora presa e sarà il tema caldo dell’estate con effetti ancora sconosciuti sulla stabilità del governo, spiegano off the record alcuni parlamentari. E comunque c’è chi ritiene che l’ipotesi rimpasto di governo o persino quella delle elezioni anticipate non è ancora del tutto accantonata: «I Dem si dimenano tra la voglia di elezioni anticipate per spazzare via quel che resta dei renziani nel Pd e certificare ufficialmente che sono il secondo partito d’Italia dopo la Lega e l’ipotesi di un rimpasto, con il possibile ingresso di Zingaretti al Viminale, al posto della Lamorgese», osserva una fonte istituzionale di primo piano.

Ipotesi niente affatto peregrina perché anche per i 5Stelle la pedina del Viminale sarebbe sacrificabile. E secondo molti sarebbe proprio questo il vero motivo per il quale, in queste ore, il Pd starebbe facendo la faccia dura sulla legge elettorale: un modo per costringere Conte a scendere a patti. Anche perché se il governo grazie ai soldi di Bruxelles dovesse durare fino al 2023 (e i piddini ne rivendicano a buon diritto il merito dato il gran lavoro svolto negli ultimi mesi a Bruxelles da Sassoli, Gentiloni e Amendola oltre che da parte di Gualtieri, altro solido punto di riferimento della nomenclatura europea) tanto varrebbe a questo punto scendere in campo direttamente.

FONTE: Italia Oggi.it

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