Chi ha vinto e chi ha perso la partita del Recovery Fund? L’Italia ha davvero portato a casa un grande risultato? Si poteva o no ottenere di più? Lo abbiamo chiesto al filosofo Massimo Cacciari al quale abbiamo anche domandato se finalmente l’Europa ha compreso l’importanza della solidarietà fra Paesi membri.

Professore, alcuni commentatori hanno scritto che con l’intesa sul Recovery Fund è nata finalmente l’Europa unita. Condivide questa tesi?

“Ma per carità, quale Europa unita? L’Europa sarà realmente unita quando avrà una politica comune su tutto, dalla politica estera alla difesa. Mi pare siamo molto lontani da questo obiettivo. Certo, quello raggiunto è stato sicuramente un ottimo risultato, ma abbiamo visto tutti quanto c’è voluto perché tutti si trovassero d’accordo. Mi pare che non ci sia nessuna unità d’intenti, almeno per il momento. Il lavoro da fare è ancora molto lungo”.

Chi ha vinto alla fine la partita sul Recovery Fund?

“L’hanno vinta come al solito Francia e Germania, ovvero Merkel e Macron. Alla fine sono stati loro i veri registi dell’operazione. Senza il loro lavoro di cucitura e mediazione l’accordo non si sarebbe mai trovato”.

Come ne è uscita l’Italia?

“E’ uscita bene, nel senso che il premier Conte ha gestito in maniera esemplare tutta la trattativa, ma è soltanto un primo passo. La prova più difficile arriverà adesso che dovremo costruire un piano di riforme serio, credibile e pienamente rispondente a quelle che sono le richieste dell’Europa. E temo che non sarà affatto facile”.

Si chiede di riformare le pensioni, il mercato del lavoro, la pubblica amministrazione, la giustizia? Pensa che si riuscirà a mettere tutti d’accordo?

“L’Europa ci chiede di fare oggi le stesse riforme che ci ha chiesto in passato e che noi non siamo mai riusciti a mettere in campo. Come può pensare che possa riuscirci oggi questa maggioranza di governo che non è d’accordo su niente? Basta prendere il tema della giustizia. Provi lei a far combaciare l’idea di riforma che hanno i 5 Stelle con quella del Pd o di Italia Viva. E non è che sugli altri temi le cose vadano meglio. La vera sfida per l’Italia non è stata quella di portare a casa i soldi, ma sarà proprio quella di riuscire a convincere l’Europa che quei soldi li meritiamo davvero”.

Mi pare di capire che lei è molto pessimista?

“Come potrei non esserlo con una maggioranza di governo come quella che abbiamo oggi? Appena chiusa la partita in Europa hanno ripreso a dividersi sul Mes. Mi spiace per Conte, ma non vedo proprio come possa riuscire a far parlare tutti lo stesso linguaggio. Se ci riuscirà allora vuol dire che è davvero un grande leader, ma ho grossi dubbi”.

Salvini sostiene che in realtà ci hanno dato una fregatura e che ci attenderanno manovre lacrime e sangue, patrimoniali ecc.? Anche secondo lei il rischio è questo?

“Il rischio c’è, inutile negarlo, ma non è che questo pericolo esiste perché c’è Conte al governo e Salvini sta all’opposizione. Il problema viene da lontano, ovvero da un debito pubblico che anno dopo anno si è andato moltiplicando. Se al governo ci fosse stato Salvini non avrebbe potuto fare nulla di diverso da ciò che ha fatto Conte. Poi tenga conto che i soldi dell’Europa arriveranno non prima della fine del 2021.  Abbiamo un debito molto alto da risanare indipendentemente dai prestiti e dai sussidi che arriveranno. “.

C’è chi dice che l’Italia adesso sarà sorvegliata speciale. E’ davvero così?

“Certamente, per questo dico che la vera partita comincia adesso. Perché parliamoci chiaro, era facile essere tutti uniti nel chiedere i soldi. Chi è che non è d’accordo su questo? Ma mai come adesso l’Europa ci metterà alla prova chiedendoci di realizzare quelle riforme che da anni non riusciamo a fare. O meglio, che non vogliamo fare, perché questa è la triste verità. Ed è giusto che l’Europa ci controlli, perché le riforme vanno fatte”.

Se dovesse dare un voto a Conte, quanto gli darebbe?

“In Europa si è mosso molto bene, questo gli va riconosciuto, ma adesso dovremo vedere se sarà davvero bravo a governare la sua maggioranza. Perché stavolta dovremo fare sul serio. E allora il giudizio potremo darlo soltanto se saremo stati capaci di presentare un Piano serio ed efficace che l’Europa approverà dandoci piena fiducia. La nostra credibilità si misurerà su questo. In caso contrario, se prevarranno le logiche di partito, allora tutto il lavoro fin qui svolto con successo sarà stato inutile”.

FONTE: Lo Speciale Giornale.it

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