Da questa mattina i leader sono bloccati in una interminabile trattativa sul Recovery fund, destinata ad andare avanti nella notte, sui 750 miliardi di aiuti ai Paesi più colpiti dal Covid. Il premier Rutte insiste per ottenere il diritto di veto sui piani di riforme degli altri Stati

BRUXELLES – La proposta di Mark Rutte sul Recovery fund “è incompatibile con i trattati e impraticabile sul piano politico”. Così il premier Giuseppe Conte avrebbe stoppato le richieste del premier olandese durante la plenaria del Consiglio europeo. Conte, secondo fonti italiane, ha fatto un intervento “molto forte e articolato sul piano giuridico”. Dopo la pausa in cui si sono tenuti bilaterali e incontri ristretti, il vertice Ue è ripreso, intorno alle 21, con un’ora di ritardo rispetto al programma, con la cena dei capi di Stato e di governo.

Parte dunque in salita per l’Italia il vertice europeo di Bruxelles sul Recovery Fund. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, commentando in serata al Tg di La7 lo stallo dei negoziati, ha dichiarato: “La nostra linea rossa è che il Recovery Fund deve essere adeguato alla sfida, servono risorse significative con eurobond e utilizzate sulla base del metodo comunitario, e non con veti di Paesi membri verso altri, questo sarebbe improprio”.

Il presidente francese Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen hanno avuto un incontro ristretto durante la pausa seguita alla fine della prima plenaria.

Ma l’accordo pare ancora lontano come confermato dal premier ceco. “Le posizioni sono ancora divergenti – ha precisato Andrej Babis – non siamo vicini ad un accordo. E non sappiamo ancora quale sarà l’ammontare totale del Recovery Fund”.

Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, nella prima parte della riunione al vertice dei leader di oggi, ha preso la parola a lungo contro la richiesta dell’olandese Rutte di legare la governance del Recovery Fund ad un voto all’unanimità in Consiglio sull’attuazione delle riforme strutturali. Per il momento, però, i Paesi Bassi non stanno cedendo su niente.

L’interminabile ‘maratona’ di discussioni dei leader

Dalle 10.25 di questa mattina, i leader sono bloccati in una interminabile discussione, destinata ad andare avanti nella notte, sui 750 miliardi di aiuti ai Paesi più colpiti dal Covid. L’olandese Mark Rutte insiste per avere il diritto di veto per poter bloccare i futuri piani nazionali di riforme, condizione per accedere dal 2021 ai fondi dell’Unione.

Un modo per imporre riforme impopolare per i mediterranei, per l’Italia lavoro e pensioni (stop a Quota 100 e vecchio retributivo). Non sono mancate le scintille con Conte Sanchez, che invece vogliono che sia la Commissione, e non i governi, a giudicare i programmi nazionali. I nordici vanno in pressing anche per tagliare l’ammontare complessivo del Recovery e al momento l’asticella sarebbe piuttosto bassa, al di sotto delle aspettative del governo italiano.

Poche speranze per un accordo in tempi brevi

Il premier de L’Aia si è scontrato anche con i Visegrad, guidati da Viktor Orbàn, sul rispetto dello stato di diritto come requisito per accedere al Fondo. Al momento non sono stati fatti sostanziali passi avanti, con Merkel Macron che affiancano il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, per trovare un punto di caduta negoziale. Francia e Germania difendono la loro proposta da 500 miliardi di sussidi da non rimborsare, punto di partenza dal quale Ursula von der Leyen ha proposto il Recovery da 750 tra aiuti e prestiti.

Tuttavia, visto che i nordici hanno dovuto accettare la creazione di Eurobond anti-crisi, al momento il pendolo negoziale sembra orientarsi verso le loro richieste. I Paesi mediterranei si difendono minacciando di mettere il veto al mantenimento dei rebates, gli sconti al Bilancio Ue 2021-2027 collegato al Recovery dei quali godono i nordici.

Fonti diplomatiche di un paese in prima linea, fanno sapere che comunque i leader “frugali” “sembrano al momento risparmiare le energie per quello che succederà domani”. Una vera propria dichiarazione di guerra che non lascia grandi speranze per un accordo in tempi brevi.

FONTE: Repubblica.it

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