Perché nessuno, almeno tra gli scranni di maggioranza, vede bene le elezioni regionali e tanto meno quelle politiche in un tempo ravvicinato?

Molti perché sanno con certezza di non avere il favore del popolo, tanti perché sono indaffarati con altre nomine (fonti di potere e denaro) e altri perché sono sotto ubbidienza della troika europea ma solo a perseguimento del proprio fine e di quello del clan da inchino.

Ma Conte? Anche lui preoccupato di una tornata dietro l’angolo?

Conte, lui apparentemente non ha una casacca stretta, ha ammesso di aver votato sempre a sinistra, non si è mai dichiarato un penta, un avvocato non così di grido o di notorietà diffusa, almeno fino a qualche anno fa, diversi lo conoscevano per i suoi arbitrati, solo pochi erano a conoscenza dei suoi rapporti con lo Stato Vaticano.

Studente del Nazareth, pupillo del cardinale Silvestrini, si è sempre mosso con buona attitudine all’interno del colonnato. Morto Silvestrini, il testimone è passato al cardinale Parolin, però la sua amicizia più concreta è stata e rimane quella con Monsignor Claudio Maria Celli, quest’ultimo un personaggio poliedrico e sfaccettato della gestione gesuita di Bergoglio.

Celli è il suo collante con Villa Nazareth dove il premier mantiene un ruolo all’interno del comitato scientifico.

Chi è l’arcivescovo Celli? Lo stratega della comunicazione vaticana e un diplomatico di lungo corso che ha lavorato delicatamente ai rapporti col Venezuela e con la Cina, non molto tempo fa la presentazione di un libro e la presenza dell’avvocato.

Il Venezuela e la Cina da tempo muovono l’interesse della cattedra e, come si sa, i passi devono essere felpati e le mani devono possedere chiavi conosciute.

Si vocifera, si direbbe, qualcuno azzarderebbe che un interesse esista nel sostenere un nuovo partito, il partito di Conte. I sostenitori si celerebbero all’interno delle segrete stanze di San Pietro e oltre Tevere, si parlerebbe di studi legali come quello di Grande Stevens con l’eredità raccolta da Briamonte diventato punto di riferimento in Vaticano. Poi, Padre Domenico Tardini con la sua comunità attenta al tema del sociale, la Comunità di Sant’Egidio, diversi salotti romani frequentati dalla grande finanza che alloggia spesso a Via del Corso, qualche militare di grado che ha frequentato gli ambienti del Nazareth e un generale che a mezzo premier si occupa di Libia.

Sembrerebbero frequenti, anche se dilazionati, gli incontri in Via Carducci.

Venezuela, Cina, Libia, Vaticano, Bilderberg…anche qui, facendo mente locale su passato recente, presente e…ognuno si faccia la propria idea.

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