Domani , 18 luglio, saranno 410 anni dalla morte di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (nome tratto dal paese lombardo che gli ha dato i natali), avvenuta nel 1610 vicino a Porto Ercole, per malaria.

Una vita in chiaro- scuro, come le sue opere, contrassegnata da mistero e morte ma anche quadri di straordinaria bellezza divenuti immortali. Ma chi era veramente questo personaggio ambiguo, ma incredibilmente attuale, che ha segnato in maniera indelebile la storia della pittura?

Indiscusso genio pittorico ma anche uomo violento e irriverente, Michelangelo Merisi nasce a Milano il 23 settembre del 1571.

La storia e i racconti ci consegnano un “pittore famoso et eccellentissimo nel colorire e ritrarre dal naturale” ma allo stesso tempo pronto ad attaccare briga, ad azzuffarsi e uccidere per amore. Il pittore lombardo, infatti, visse buona parte della sua esistenza fra bettole, accoltellamenti e rocambolesche fughe.

Caravaggio era un personaggio con una forte personalità, amante delle libertà, forse la vittima di un’Italia oscura e violenta popolata da cavalieri, prostitute, plebei e cardinali senza scrupoli interessati esclusivamente alle sue opere.

Tra le vicende drammatiche che hanno condizionato la vita dell’artista, particolare rilevanza ha avuto l’omicidio del giovane Ranuccio Tommasoni da Terni, avvenuto nel 1606 per motivi passionali, che lo ha costretto a fuggire da Roma per scampare alla pena capitale. Tommasoni avrebbe sfidato a duello Caravaggio perché quest’ultimo l’aveva disonorato. Il pittore, infatti, avrebbe avuto una relazione con la moglie di Tommasoni, Lavinia Giugoli, e quest’ultimo lo aveva sfidato a duello.

Caravaggio era figlio di un architetto a servizio del marchese di Caravaggio, Francesco Sforza.

Il pittore apparteneva ad una famiglia stimata e abbastanza agiata. Già nel 1584 entra come allievo nella bottega del pittore bergamasco Simone Peterzano, allievo di Tiziano.

E’ un periodo in cui si avvale di alcuni protettori, tra cui gli Sforza e i Colonna, oppure come ad esempio il cardinale Del Monte, che lo alloggia nel suo palazzo e gli commissiona nature morte.

Nel 1592 l’irrequieto pittore decide di trasferirsi a Roma, dove è accolto fra la servitù di Pandolfo Pucci, un nobile locale.

In questi anni “fu assalito da una grave malatia che, trovandolo senza denari, fu necessitato andarsene allo Spedal della Consolazione” (Baglione): è il periodo in cui dipinge i famosi ritratti allo specchio ed il “Bacchino malato” (conservato nella Galleria Borghese).

La svolta nella carriera di Caravaggio è segnata dall’acquisto de “I bari” da parte del cardinal Francesco Maria del Monte, poi si trasferisce in Palazzo Madama, residenza del cardinale, dove resta fino al 1600.

Oltre al Giustiniani, figurano tra i committenti di Caravaggio importanti famiglie quali i Barberini, i Borghese, i Costa, i Massimi ed i Mattei.

Nel 1597 gli viene chiesto di dipingere alcune tele per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi (“Vocazione di San Mattteo”, “Martirio di San Matteo”, “San Matteo e l’angelo”) che lo rendono celebre e contestato.

Da allora e fino al 1606, la storia di Caravaggio è costellata da vari avvenimenti truci e violenti che si sovrappongono. Realizza numerose opere di notevole importanza che sottolineano la sua fecondità e potenza creativa: tra il 1600 e il 1601 dipinge la “Crocifissione di San Pietro” e la “Conversione di San Paolo”; nel 1604 la “Madonna dei pellegrini o di Loreto”, nel 1605 la “Morte della Vergine”.

Negli stessi anni, segnati indubbiamente da una esplosione creativa, si succedono senza interruzione denunce alla polizia, risse, processi: nel 1605 Caravaggio si rifugia a Genova, dopo aver ferito un cancelliere in tribunale.

Poi il duello del quale si è già accennato, che si conclude tragicamente con l’uccisione del suo avversario.
Comincia allora una vita da fuggiasco, in cui si alternano successi e sventure. Nel 1607 si reca a Napoli dove esegue per chiese e conventi alcuni capolavori come la “Flagellazione di Cristo” e le “Sette opere di misericordia”.

Il ritratto del gran maestro Alof de Wignacourt gli vale altre ordinazioni, in particolare la “Decollazione di san Giovanni Battista”, opera conservata nel duomo di La Valletta.

Caravaggio è accolto nell’ordine dei Cavalieri, ma notizie provenienti da Roma, riguardanti i motivi del suo esilio, provocano un’inchiesta e quindi l’ennesima fuga del pittore.

In autunno si reca in Sicilia. dove, spostandosi da una città all’altra lascia numerosi esempi del suo genio: il “Seppellimento di Santa Lucia”, eseguito a Siracusa per l’omonima chiesa; la “Resurrezione di Lazzaro” e l'”Adorazione dei pastori” oggi esposte al museo di Messina e una “Natività coi Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi”, conservata nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo (da recenti studi pare che quest’ultima sia stata realizzata a Roma nel 1600).

Ritornato a Napoli nell’ottobre del 1609, è aggredito e gravemente ferito. Nel contempo i suoi protettori romani si adoperano per ottenergli la grazia.

Ancora convalescente, si imbarca nel luglio del 1610 per lo Stato pontificio. Arrestato per errore alla frontiera di Porto Ercole e liberato due giorni dopo, vaga lungo le spiagge alla vana ricerca della barca che lo aveva trasportato lì. Colpito dalla febbre, Michelangelo Merisi si spegne il 18 luglio 1610 in una locanda, in solitudine, qualche giorno prima che fosse annunciata l’approvazione della domanda di grazia.

La pittura religiosa denota in lui una cultura di testi sacri oltre la media, forse la parte più “chiara” della sua vita, che va oltre l’oscurità.

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