Quando si viaggia sulle ali della creatività e della fantasia, tutto è possibile. Anche che il tetto della propria casa diventi un veliero.

Così, in una Trieste ferita dalla bora, e dal lockdown dei mesi di marzo e aprile, bagnata da un mare ancora più scintillante, resa spettrale da un silenzio innaturale, Rumiz, che ama portare la sua anima vagabonda in ogni luogo, trova il modo di viaggiare pur rimanendo a casa.

Attraverso una botola inutilizzata, lo scrittore parte per la sua insolita avventura, un viaggio nell’alba delle prime, belle mattine fresche di primavera. Il tetto di casa sembra un veliero proteso verso il mare, pronto a spingersi al largo, attraverso i mari dell’anima, verso uno dei tanti viaggi indispensabili per scoprire il mondo e imparare a viverci.

Sul taccuino si viaggia da soli. Con pensieri e riflessioni dell’anima. Com’era la vita prima del lockdown e come sarà quella dopo?

Tutti hanno chiuso le agende con gli appuntamenti e hanno riempito le dispense di alimenti primari, come il lievito madre, la farina, il latte.
Paolo Rumiz oltre alla dispensa, riempie il suo taccuino di idee, di riflessioni, di messaggi e ci conduce nel suo viaggio, con il suo veliero verso nuovi mari e nuovi orizzonti.

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