Il premier si gioca questa carta, 20 miliardi in meno all’Italia (da 172 a 152), ma tagli sui prestiti e non sul fondo perduto.

La partita sul Recovery Fund, vive oggi un’altra tappa importante, anche se non ancora decisiva.

Il premier Giuseppe Conte va in Germania per un bilaterale con Angela Merkel, sul tavolo l’accordo per i fondi europei, il pacchetto di aiuti economici destinato ai Paesi più in difficoltà economica dopo l’esplosione della pandemia Coronavirus.

Finora Conte – si legge su Repubblica – ha scelto di tenere duro sulla cifra totale, i 750 miliardi composti da 500 miliardi a fondo perduto e 250 di prestiti.

Per l’Italia un assegno da 172 miliardi. Di fronte all’intransigenza del premier su questo pacchetto, Merkel ha deciso di accontentare i nordici sulle condizionalità con le quali saranno erogati i fondi, facendo inserire nella bozza di accordo la possibilità che una minoranza di Paesi, capaci di rappresentare il 35% della popolazione europea, possa bloccare il via libera della Commissione Ue all’esborso dei fondi.

Un rischio che Conte ha toccato con mano durante il bilaterale con Rutte, quando l’olandese ha fatto capire che per l’ok i “frugali” chiederanno riforme dolorose.

Una sorta di Troika soft che il premier ritiene inconcepibile.

Non sarà facile convincere la Cancelliera.

Il timore è che Merkel resti ferma sulla sua posizione non solo per favorire un compromesso con i nordici, ma anche perché pressata dall’ala destra del suo partito (Cdu), guidata da Wolfgang Schaeuble.

Il premier, dunque, – prosegue Repubblica – sa che per chiudere è necessario concedere qualcosa ai frugali. E farà capire a Merkel che un secondo prima di siglare l’intesa al vertice Ue, l’Italia sarà pronta a cedere una quota di risorse.

A patto però che la gestione del Recovery torni alla Commissione.

Conte per ragioni negoziali negherà pubblicamente ogni ipotesi di sforbiciata, ma alla fine potrebbe accettare di chiudere intorno ai 650 miliardi (per l’Italia una perdita di appena 20 miliardi). Purché a essere tagliati siano in buona parte i 250 di prestiti, non i 500 degli aiuti a fondo perduto.

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