La ricerca scientifica, ad oggi, non ha ancora identificato le cause degli squilibri funzionali caratteristici dalla Sindrome fibromialgica.

Non esiste un test di laboratorio e non ci sono immagini radiologiche per diagnosticare la fibromialgia e nemmeno un consenso unanime nella comunità medica sulle cause scatenanti della fibromialgia.

Comunque le esperienze maturate sono quelle che ci guidano alla gestione e alle esacerbazioni di tale patologia.

Queste esperienze possono essere sicuramente migliorate sia dalle nuove terapie farmacologiche che, soprattutto, dalle terapie fisiche, con approcci graduali secondo la severità dei sintomi.

Tutto questo non ha nulla a che vedere con chi predica la guarigione della fibromialgia, ma solamente di un miglioramento della sintomatologia e di conseguenza un miglioramento della qualità di vita.

Coloro che promettono cure miracolose sono sicuramente in mala fede (lo affermo a ragion veduta).

Partiamo dalle statistiche più recenti che evidenziano che circa 1 persona su 50 soffre di fibromialgia, in prevalenza ne soffrono le donne sette volte di più degli uomini, da sola la fibromialgia è il secondo disturbo muscoloscheletrico più comune dopo l’artrite.

Essendo una condizione debilitante che limita ogni aspetto della vita quotidiana, è possibile che queste persone abbiano più probabilità di soffrire anche di depressione.

Condizione che è purtroppo, la conseguenza di chi deve fare i conti con tale patologia tutti i santi giorni, ma anche di far comprendere agli altri l’esistenza di un dolore fisico, reale e cronico, capace di condizionare e debilitare ogni aspetto della vita.

E’ un dato accertato che il 50% delle persone affette da fibromialgia ha difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane, mentre Il 30–40% deve addirittura abbandonare il lavoro o cambiare lavoro.

La speranza non deve mai morire, il riconoscimento da parte dello Stato di questa patologia potrebbe avviare la ricerca sulle cause della sua genesi.

Oggi, siamo bombardati da messaggi di cure benefiche, diffidate solamente se chiedono tanti soldi.

Ricordatevi che il SSN garantisce a tutti i cittadini l’assistenza sanitaria gratuita.

Quando ci vengono menzionati approcci terapeutici, noi siamo solitamente scettici e critici, basta solamente riflettere e chiedersi se quello che abbiamo fatto fino ad oggi ha dato benefici, ed eventualmente possiamo considerare anche la necessità di approfondire altri percorsi terapeutici.

E’ vero 28 anni sono tanti, quello che abbiamo perduto non può essere ritrovato, ma possiamo godere di quello che ci rimane.

Francesco Piccerillo

 

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