l commissario straordinario all’emergenza coronavirus ha ricevuto giovedì l’atto di costituzione in mora insieme ad altri 14 tra membri del consiglio di amministrazione e manager: devono restituire le somme entro 10 giorni. La Repubblica e Il Tempo riportano i primi esiti delle indagini contabili: la cifra contestata ad Arcuri arriva a circa 1,4 milioni di euro.

Il commissario straordinario all’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, ha ricevuto in veste di amministratore delegato di Invitalia uno stipendio più alto del dovuto. È quanto sostiene l’inchiesta della Corte dei Conti, condotta dal pm Massimo Lasalvia, sulle retribuzioni di amministratori e manager della società controllata dal ministero dell’Economia. La Repubblica e Il Tempo danno notizia dell’atto di costituzione in mora notificato dai finanzieri giovedì mattina ad Arcuri e ad altri 14 tra membri del consiglio di amministrazione e manager: devono restituire 1,9 milioni di euro entro i prossimi 10 giorni. A tanto infatti ammonta il danno in totale secondo i magistrati contabili.

L’atto serve a interrompere il termine della prescrizione (5 anni nella giustizia contabile) dopo che l’indagine era partita nel dicembre 2016 con l’invio alla procura regionale del Lazio delle risultanze del controllo eseguito dalla Corte dei Conti sul bilancio di Invitalia nel 2014. Proprio 6 anni fa infatti l’Agenzia per gli investimenti e lo sviluppo avrebbe dovuto adeguare gli stipendi dell’ad e degli altri manager alla nuova normativa: Arcuri, spiega Il Tempo, non avrebbe potuto percepire più di 192mila euro all’anno, il presidente del cda non poteva avere una busta paga maggiore di 57.600 euro annui.

L’indagine della Corte dei Conti però racconta cifre diverse: l’attuale commissario all’emergenza Arcuri, secondo i magistrati contabili, ha incassato nel 2014 617mila euro all’anno. In carica dal 2007 ad oggi, anche negli anni successivi al cambio di normativa avrebbe continuato a prendere più dei 192mila euro previsti come soglia. La Repubblica e Il Tempo riportano che la cifra totale contestata ad Arcuri arriva a circa 1,4 milioni di euro. A cui si aggiungono altri 323mila euro di stipendi extra per l’ex presidente del cda Giancarlo Innocenzi Botti e i 120mila di Claudio Tesauro, successore al vertice del cda da agosto 2016.

Così si arriva ai quasi 2 milioni di euro contestati dai pm anche ai membri del collegio sindacale di Invitalia chiamati a dare il loro parere sugli stipendi e al responsabile della direzione VII del Dipartimento del Tesoro, Francesco Parlato, che avrebbe omesso i dovuti controlli. Due dei sindaci (revisori) chiamati a rispondere del danno ricoprono lo stesso incarico in Mediocredito Centrale, acquisita da Invitalia nel 2017. Un mese dopo è stato nominato amministratore delegato Bernardo Mattarella, nipote del presidente della Repubblica.

FONTE: Il Fatto Quotidiano.it

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