L’11 luglio 1982 l’Italia di Enzo Bearzot diventava campione del mondo, battendo la fortissima Germania, in un Mondiale strepitoso.

Un vero crescendo rossiniano! Gli Azzurri riuscirono a sconfiggere l’Argentina, il mitico Brasile di Falcao, di Socrates e di Zico, la Polonia. Chi non ricorda quelle partite con emozione? Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni e Graziani, poi c’erano Bergomi, Altobelli e altri pronti ad entrare il campo. Sulla panchina lui, Enzo Bearzot, detto “il Vecio”.

Nel pomeriggio del 5 luglio 1982, prima della partita Italia-Brasile, vinta dall’Italia per 3-2, il Vecio disse:

«Primo: non prenderle! Secondo: è imperativo, vincere. Terzo: non c’è un terzo punto perché i primi due han già detto tutto.»

Enzo Bearzot era nato ad Aiello del Friuli, il 26 settembre 1927.
Sono passati ormai dieci anni dalla sua morte, avvenuta a Milano, il 21 dicembre 2010.

Calciatore e poi allenatore di calcio,
detiene il record di panchine da Commissario Tecnico della Nazionale italiana, davanti a un altro C.T. storico della Nazionale italiana, Vittorio Pozzo, fermo a 97 presenze: Bearzot guidò l’Italia 104 volte, dal 27 settembre 1975 al 18 giugno 1986. Molti i successi ottenuti ma il più memorabile resta la vittoria del Mondiale del 1982.

Ha cominciato la sua carriera da calciatore nella squadra della sua città. Giocava da mediano o da difensore e nel 1946 si trasferì alla Pro Gorizia, in serie B, per poi passare in serie A nell’Inter, tre anni in B nel Catania e di nuovo in A nel Torino.

Una presenza anche in Nazionale che poi diventerà la sua casa nella carriera da allenatore che iniziò nel 1964, sulla panchina del Torino prima come preparatore dei portieri e poi da assistente del grande Nereo Rocco, poi di Fabbri. Nella stagione 1968-1969, divenne allenatore del Prato (in serie C).

Poi l’ingresso in Federazione, prima come allenatore delle giovanili (under 23 all’epoca) ma ben presto venne promosso ad assistente di Valcareggi nella Nazionale maggiore e quindi a vice del suo successore, Fulvio Bernardini. Nel 1975, dopo i mondiali di Germania Ovest del 1974, fu nominato commissario tecnico (condivise la panchina con Fulvio Bernardini fino al 1977), fallendo le qualificazioni al Campionato europeo di calcio 1976.

Il riscatto arrivò con la qualificazione ai Mondiali del 1978. La sua Italia, in Argentina, giocò un grande calcio, divertì e chiuse al quarto posto con una squadra piena di giovani (lanciò Antonio Cabrini e Paolo Rossi) e di scommesse che Bearzot vincerà.

Benissimo anche agli Europei del 1980, la sua Italia era ormai una grande squadra, ma ai Mondiali del 1982 non si presentò da favorita e iniziò malissimo la sua avventura, con tre pareggi in altrettante partite e con avversari come Polonia, Perù e Camerun, non certo grandi potenze del calcio mondiali. La sua Italia, che intanto si era chiusa nel silenzio stampa, decollò battendo l’Argentina di Maradona e il Brasile di Zico. Ci fu l’esplosione di “Pablito” Rossi che deciderà anche la semifinale con la Polonia; poi in finale gli azzurri piegheranno la Germania con un netto 3-1 (in gol Rossi, Tardelli e Altobelli), laureandosi campioni del mondo.

Dopo il Mondiale vinto, non riuscì a qualificarsi all’Europeo del 1984, dimettendosi dopo il deludente Campionato mondiale di calcio, in Messico nel 1986, nonostante avesse un contratto fino al 1990.

È stato sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Paderno d’Adda.
Un anno dopo la sua morte è stato istituito un premio eponimo in suo onore, il “Premio Nazionale Enzo Bearzot”, per il miglior allenatore italiano dell’anno.

L’italica gente è stata sempre amante del calcio, ma prima, questo amore nasceva per la strada quando i bambini iniziavano a giocare nel cortile e due sassi erano la porta. Ora si iniziano a dare calci al pallone alle scuole calcistiche; ben vengano! Meglio che far passare interi pomeriggi ai bambini davanti a monitor e tv! Ma il calcio ha forse perso la spontaneità, la fantasia, la leggerezza, l’estro personale.

Lo sport nasce per educare il corpo, la mente e il carattere di una persona.
In attesa di altri successi della Nazionale, ricordiamo dunque il grande Enzo Bearzot di un’Italia diversa, forte e tenace, come i monti friulani; ricca di estro e fantasia e capace di rinascere dopo ogni sconfitta.

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