Nel processo con rito abbreviato condanne anche per il sostituto procuratore Luigi Scimè a 4 anni; per gli avvocati Ruggiero Sfrecola e Giacomo Ragno, rispettivamente a 4 anni e 4 mesi e 2 anni e 8 mesi; l’immobiliarista barlettano Luigi D’Agostino a 4 anni.

Si chiude il primo capitolo del processo sul “Sistema Trani”: l’ex pm Antonio Savasta è stato condannato a 10 anni, al termine del rito abbreviato – celebrato dalla giudice Cinzia Vergine – sono arrivate condanne anche per il sostituto procuratore Luigi Scimè (all’epoca dei fatti in servizio a Trani e oggi a Salerno), 4 anni; per gli avvocati Ruggiero Sfrecola e Giacomo Ragno (entrambi del foro di Trani), condannati rispettivamente a 4 anni e 4 mesi e 2 anni e 8 mesi; l’immobiliarista barlettano Luigi Dagostino, condannato a 4 anni.

Erano accusati, a vario titolo, di aver fatto parte di un sistema di corruzione messo in piedi da magistrati e imprenditori, nel quale i primi sarebbero stati pagati per dirottare indagini e processi. Per la Procura di Lecce, gli organizzatori del sistema erano Savasta e l’ex giudice Michele Nardi, che viene giudicato in un altro processo con rito ordinario, insieme ad altre quattro persone.

Le indagini che hanno scoperchiato l’esistenza del “sistema Trani” sono state condotte dai carabinieri di Barletta e coordinate dalla pm salentina Roberta Licci sotto la guida del procuratore Leonardo Leone de Castris. Nel corso del procedimento, alla pm è stato affiancato il collega Giovanni Gallotta.

Lunga la lista dei capi d’imputazione: 14 quelli contestati solo a Savasta – che era difeso dagli avvocati Massimo Manfreda e Guido Calvi – dall’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari alla truffa, calunnia, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale, falso in atto pubblico, induzione a rendere false dichiarazioni all’autorità giudiziaria.

Luigi Scimè era invece accusato di corruzione in atti giudiziari, in relazione alle presunte dazioni di denaro che avrebbe ottenuto dall’imprenditore Flavio D’Introno. L’avvocato Giacomo Ragno di concorso in calunnia e falsa testimonianza, oltre che di concorso in corruzione, per aver procacciato un testimone compiacente, incaricato di rendere false dichiarazioni nell’ambito di un procedimento penale. L’avvocato Sfrecola di concorso in corruzione e falso.

Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe anche fatto da tramite tra Savasta e Dagostino, il quale era a sua volta accusato di avere pagato tangenti affinché il magistrato ritardasse le indagini a suo carico. La Procura di Lecce aveva chiesto la condanna a 10 anni e 8 mesi per Savasta; 4 anni e 4 mesi per Scimè; 4 anni per Dagostino; 3 anni per l’avvocato Sfrecola; 2 anni e 8 mesi per l’avvocato Ragno. Nel computo della pena, la pubblica accusa ha escluso l’attenuante della collaborazione offerta dal magistrato, che nel marzo 2019 gli ha consentito di lasciare il carcere (dopo due mesi) e di essere trasferito agli arresti domiciliari, dove si trova tuttora.

FONTE: La Repubblica.it

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