Il fallimento su scala globale delle app per contrastare il Covid-19 è la prima vera sconfitta del digitale rispetto agli esseri umani, e insieme la certificazione della grave crisi delle democrazie: il coronavirus infatti sembrava in qualche modo aver ricompattato popolo ed elite, ma evidentemente è stata una illusione.

Il problema non è Immuni, come alcuni cercano di far passare. Il problema è che nel mondo intero quella che fino a due mesi fa veniva sbandierata come la soluzione definitiva per contenere il coronavirus, oggi è un grande boh. In molti Paesi i governi hanno semplicemente sbagliato soluzione tecnologica, rifiutandosi di adottare il protocollo Apple-Google, e mettendo a disposizione dei cittadini delle app inusabili. Ma anche laddove la tecnologia ha funzionato (e ci sono diversi casi a dispetto di quello che ha detto recentemente Boris Johnson per coprire i suoi errori, ovvero, “nessun Paese ha una app funzionante”); anche lì sono mancati i download: troppo pochi cittadini le hanno scaricate per rendere davvero efficace il sistema di tracciamento dei contagi. Meno di un cittadino su dieci di solito.

Un giorno dovremo cercare di capire perché la civiltà più digitale di tutti i tempi, fatta di persone che ogni minuto su Internet mandano 41 milioni di messaggi fra Messenger e Whatsapp, guardano 4.5 milioni di video su YouTube e 1 milione su Twitch, fanno 3.8 milioni di ricerche su Google e scaricano 390 mila app (al minuto), dovremo provare a capire perché l’homo digitalis si sia rifiutato di scaricare una app che teoricamente dovrebbe salvarci la vita. Escludiamo le fisime sulla privacy visto che, secondo il protocollo Apple-Google, si tratta forse dell’azione digitale in cui i nostri dati sono meglio protetti. E allora? Non abbiamo creduto alla soluzione tecnologica (il bluetooth che registra un contatto prolungato fra due smartphone: diversi studi dicono che non sia così affidabile)? O non abbiamo creduto ai nostri governi? Se la app anti virus l’avessero fatta direttamente Apple o Google, o persino Facebook, sarebbe andata diversamente? L’avremmo scaricata più volentieri? Il fatto che solo la Germania abbia un rapporto uno a cinque fra chi l’ha scaricata rispetto alla popolazione fa pensare che un problema di fiducia nelle istituzioni ci sia. In India l’hanno risolto rendendola obbligatoria per dipendenti pubblici e privati: ma è stata scaricata 131 milioni di volte, sembrano tanto ma di nuovo è un abitante su 10.

Certo ha influito anche il fatto che il virus in questo momento in Europa sembra meno pericoloso, ma non è che negli Stati Uniti ci sia una corsa a scaricare queste app: solo tre Stati su cinquanta hanno scelto la soluzione Apple Google, e fra questi non c’è la California della Silicon Valley, non c’è New York, qualcosa vorrà dire.

In questo contesto il caso italiano è uno straordinario fallimento di successo: il MIT di Boston dal punto di vista della tecnologia e della privacy ci ha dato cinque stelle, assieme ad altri due o tre paesi del mondo, il che per un Paese in fondo a tutte le classifiche di innovazione non è banale; i download però sono fermi attorno a 4 milioni. Perché? E’ stata sbagliata la campagna di comunicazione? Oppure è dipeso dal fatto che chi governa di solito abbia fin qui ignorato Immuni e quando ne ha parlato ha dimostrato di non averla capita? Un po’, certamente. Ma poi guardi come è andata nel mondo e ti accorgi che forse molto più di così non si poteva fare.

In questo contesto quello che sta funzionando è il contact tracing manuale, fatto come si fa da sempre, tramite esseri umani: quando uno è positivo viene intervistato da un operatore sanitario e dei tracciatori vanno a trovare i contatti e li avvisano che è meglio se fanno un tampone. Come si faceva cento anni fa. Questa cosa complessivamente ancora funziona. Persino l’Organizzazione mondiale della sanità qualche giorno fa lo ha ammesso: il contact tracing manuale funziona, quello tramite app vedremo, ha detto il grande capo. 

Come tutti i fallimenti anche questo ci insegna qualcosa e ci lascia qualcosa: abbiamo imparato cos’è il contact tracing, di cui prima ignoravamo l’esistenza; e abbiamo riscoperto l’importanza della privacy, che fin qui abbiamo regalato alla Silicon Valley. Cosa ci lascia? In Italia e non solo da noi, una app funzionante e ben fatta. Se ci sarà una seconda ondata sappiamo da dove ripartire.

Fonte: Repubblica.it

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