“LA STRAGE DEI CONGIUNTIVI” di Massimo Roscia è un noir grammaticale, un romanzo insolito, attraente, esilarante, sarcastico, dotto, assurdo, travolgente … è una storia di fedeltà alla grammatica e alla lingua italiana, una lucida e sarcastica rappresentazione dell’involuzione linguistica in cui stiamo precipitando.

Cinque stravaganti personaggi, tutti ribattezzati con nomi che s’ispirano alle figure d’importanti grammatici e filosofi dell’Antica Grecia, si ergono a paladini della lingua italiana e si uniscono per mettere in atto un grande disegno criminoso a difesa di una lingua quotidianamente oltraggiata, sfigurata e ferita a morte.

La mente del gruppo è Dionisio Trace, al secolo Renato di Scitio, purista dell’idioma arcaico, infinitamente ricco di specializzazioni e titoli. Ai suoi ordini: Cratete di Mallo, al secolo Eric Vermillon, professore di letteratura sospeso dall’insegnamento, Partenio di Nicea, al secolo Liang Zitian, bibliotecario, Eutichio Proclo, al secolo William Popgun, dattiloscopista della polizia e di Asclepiade di Mirlea, al secolo Maurice Bonnet, laureato in biochimica e in lettere classiche, analista sensoriale.

Le vicende partono dall’assassinio di Gross Donkey (dall’inglese: asino, somaro, zuccone colossale), assessore alla cultura di una cittadina non ben identificata, reo non solo di parlare deformando e sfigurando la lingua italiana ma anche di aver partorito un piano di “ottimizzamento”, come, orgoglioso, dice Donkey, delle risorse, che prevede, tra l’altro, la chiusura della biblioteca comunale … lui assessore alla cultura!
Esilarante è il suo ultimo discorso, farcito da un’infinità di strafalcioni linguistici,  e divertenti i commenti su questo di Partenio di Nicea, Liang Zitian, il bibliotecario, presente alla conferenza: sono proprio queste le pagine del libro che ho apprezzato di più, con le puntualizzazioni di Liang Zitian che mi hanno fatto ridere di gusto!

E non a caso l’arma del delitto di Gross Donkey è un bastone d’olivo … Così riflette Asclepiade di Mirlea (Maurice Bonnet):

“ [ … ] Mi scappa un altro ghigno, pieno, rumoroso, convinto, liberatorio. Gross Donkey e il tronco d’olivo. Uno zotico, ignorante, illetterato assessore alla cultura è stato giustiziato proprio con un legno sacro ad Atena, dea della saggezza e patrona delle arti. Sorte bizzarra, giustizia divina.”

L’omicidio dell’assessore, però, non è che l’inizio: da qui, in un effetto domino, assisteremo impotenti all’uccisione di altre persone tutte colpevoli di aver contribuito alla deturpazione della lingua italiana, fino a un finale che sfocia in un fanatismo intransigente ed estremista che mi ha lasciato molto sconcertata …

Il libro, dal lessico forbito e desueto, è ricco di citazioni di ogni tipo che spaziano dalla letteratura greca e latina, alla poesia, chimica, anatomia, antropologia, arte, botanica … mettendo in evidenza una cultura dell’autore vasta e impressionante.

Queste citazioni e le numerose note a piè pagina mi hanno attratto ed entusiasmato all’inizio, poi, andando avanti, l’entusiasmo è un po’ scemato: mi è sembrato che frammentassero un po’ troppo il racconto rallentandone la lettura.

Un libro senza dubbio impegnativo quindi, ma assolutamente da leggere per:

L ‘innovazione. In ogni capitolo un personaggio diverso parla in prima persona esprimendo i propri punti di vista. Come premessa a ogni capitolo c’è una minuziosa spiegazione del significato del numero d’appartenenza.

L ‘utilità. C’è molto da imparare leggendolo!

L ’umorismo, ironia e brillantezza dei dialoghi.
E qui cito, come esempio, le battute finali del libro:

“ [ … ] Il prete si avvicina per amministrare un non richiesto sacramento dell’estrema unzione, mi rivolge il ciglio severo e poggiandomi il palmo sulla fronte prega:

“Può il Signore perdonare la tua anima per tutto il male commesso”.

Un ultimo respiro, prima del rantolo finale, prima che il cuore cessi di battere. Ancora un fievole respiro. Un alito appena percettibile ma sufficiente a proferire le mie ultime tre parole.

“Possa, padre, possa.”

Che dire? Leggetelo!

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