«Quale grande risposta d’amore troviamo in quella meravigliosa giovinetta che fu la vostra santa Rosa! Essa, pur nella mutazione dei tempi, si presenta ancor oggi come modello per le ragazze e per le giovani, invitandole a comprendere a fondo, nella loro vita, l’assoluto di Dio in una piena donazione d’amore al di là di ogni rispetto umano!»

(Papa Giovanni Paolo II, Omelia durante la visita pastorale a Viterbo, 27 maggio 1984)

Oggi , 9 luglio, ricorre l ‘anniversario della nascita di Santa Rosa, la giovinetta che a Viterbo è amata e venerata.

Rosa da Viterbo (Viterbo, 9 luglio 1233 – Viterbo, 6 marzo 1251) è stata una terziaria francescana.
Secondo le ricostruzioni, era alta circa 1,55, aveva gli occhi blu e i capelli neri.

La festa di Santa Rosa viene celebrata il 4 settembre, giorno in cui ricorre l’anniversario della traslazione del corpo della santa, avvenuta nel 1258.

Alla vigilia della festa, la sera del 3 settembre di ogni anno, a Viterbo, viene trasportata in processione sulle spalle di cento robusti portatori, denominati Facchini, la Macchina di Santa Rosa, un “campanile” che cammina, artistico, illuminato, rinnovato ogni 5 anni, con un’altezza di 28 metri e del peso di circa 50 quintali, sormontato dalla statua della santa.

La piccola santa Rosa crebbe nella virtù. Fin dagli anni più teneri i genitori si accorsero che quella non era una fanciulla comune, ma che la grazia lavorava in lei in modo veramente straordinario.
Di animo buono e sensibile, aiutava i poveri di Viterbo.

Rosa professa apertamente la pace girando per le vie della città di Viterbo, con il Crocifisso e con altri segni di pietà. Questo suo modo di predicare, in un tempo in cui imperversano aspre lotte fra opposte fazioni politiche, divide gli animi dei cittadini,così l’Imperatore decide di bandirla con tutta la sua famiglia.

Rosa, durante l’esilio, vive prima a Soriano nel Cimino e poi a Vitorchiano e rientra a Viterbo solo dopo la morte di Federico II (1250). Furono molti i miracoli a lei attribuiti.

La giovane Rosa morì
nel 1251 all’età di 18 anni.

Il corpo, sepolto direttamente nella terra (senza bara), fu ritrovato integro nel 1258 e traslato, per disposizione di papa Alessandro IV, dalla chiesa di Santa Maria in Poggio, detta “della Crocetta” dove si trovava, alla chiesa del monastero di San Damiano, dove oggi sorge il santuario della Santa.

Nel corso degli anni non vennero mai prese particolari precauzioni per la sua conservazione, ma anzi, durante il Rinascimento era permesso ai fedeli toccare la santa attraverso una piccola apertura praticata sull’urna.

Nel 1921 fu eseguita una prima ricognizione durante la quale venne estratto il cuore ancora integro che venne riposto in un reliquiario d’argento.

Nel 1996 una nuova ricognizione ha permesso di effettuare una serie di indagini scientifiche, dalle quali è emerso che santa Rosa aveva un’età compresa tra i 18 e i 20 anni al momento del decesso. Inoltre era affetta da una rara patologia, la sindrome di Cantrell, caratterizzata da una mancanza congenita dello sterno, che normalmente porta a morte durante la primissima infanzia. Sul braccio sinistro è stata rilevata una cicatrice, compatibile con una ferita che le fonti storiche riferiscono Rosa abbia subìto durante l’assedio delle truppe di Federico II alla città di Viterbo.

A Viterbo e nei dintorni si trovano numerose raffigurazioni di santa Rosa, per lo più in abiti dell’ordine francescano e con una corona di rose sul capo. Viene chiamata affettuosamente Rosina dai viterbesi, che le dedicano preghiere, poesie e suppliche.

di Anna Maria Stefanini

Foto di Federico Botarelli Photography

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