Il conte Monaldo Leopardi (1776-1847), padre del grande Giacomo (1798-1837), gode fama di uomo conservatore e reazionario, codino fedele del “papa re”.

Un libro appena pubblicato, “L’immortale britanno”, di Valentina Sordoni per Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2020 (pp. 136; euro 16,00) mostra alcuni aspetti poco coerenti con questo profilo.

In realtà sono noti da tempo alcuni aspetti del conte Monaldo divergenti rispetto al cliché del nobile retrogrado. A cominciare dal suo matrimonio d’amore con Adelaide Antici, fortemente osteggiato dal casato di lui. Altro aspetto significativo è la passione di Monaldo per la scienza e le opere illuminate, forte al punto tale da aver voluto allestire, nella sua celeberrima villa di Recanati, una delle maggiori e più aggiornate biblioteche del suo tempo. Quella dove il giovanissimo Giacomo amava trascorrere le sue giornate tra letteratura, filosofia e scienza.

Ora Valentina Sordoni, dottore magistrale in Scienze Filosofiche, studiosa degli aspetti filosofico-scientifici presenti nella formazione e nell’opera di Giacomo Leopardi, ricostruisce un particolare pochissimo conosciuto della biografia di Monaldo: nel 1801 il conte decise, tra i primi in assoluto, di sottoporre alla vaccinazione antivaiolosa i suoi figli Giacomo, Carlo e Paolina, facilitando la diffusione in Italia di tale metodica profilattica, da pochissimo scoperta dal medico britannico Edward Jenner (1749-1823). Per comprendere appieno il significato e l’importanza innovativa dell’iniziativa considerate che la vaccinazione di Jenner venne inizialmente osteggiata persino in Inghilterra.

Oggi, grazie al lavoro di Jenner e dell’apertura di figure come il conte Monaldo Leopardi, il vaiolo è una malattia dichiarata estinta dall’OMS e la vaccinazione una pratica medica tra le più efficaci.
“L’immortale Britanno” è la definizione data da Monaldo al grande medico inglese.

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