A metà luglio inutilizzabili per l’indagine, a cui hanno aderito in 70 mila sul campione di 150 mila. Oggi l’ordinanza del Veneto per chi rifiuta isolamento e ricovero. I nuovi casi tornano a scendere.

L’indagine per ricostruire la circolazione del virus non riesce ad arrivare in fondo e i test stanno per scadere. Tra i segnali che dimostrano come i cittadini abbiano abbassato la guardia di fronte al Covid sembra esserci anche la scarsa adesione alla ricerca basata sui test sierologici.

A un mese e mezzo dalla prima delle 190 mila telefonate in programma (ora quasi concluse), la Croce rossa ha raccolto l’adesione di meno della metà del campione di 150 mila persone, cioè tra le 65 e le 70 mila. Molti cittadini nemmeno rispondono al telefono malgrado qualcuno abbia ricevuto 15 chiamate. Poi ci sono coloro che rifiutano di fare l’esame, e sono tanti. Persone che hanno paura di restare bloccati a casa nel caso di risultato positivo.

Dopo, tra l’altro, devono fare il tampone e c’è il rischio di attendere qualche giorno prima di ottenerlo. Adesso poi c’è un nuovo problema. I test sierologici, messi a disposizione gratuitamente dalla Abbott, scadono a metà luglio. Di certo in 10 giorni non si riuscirà ad accogliere tutte le adesioni che mancano, quindi andranno perduti e bisognerà chiedere una nuova fornitura all’azienda, se si vuole andare avanti.

Sembra impossibile comunque che si arrivi in fondo e soprattutto se si potranno usare comunque i dati raccolti per una ricerca. È molto difficile perché ovviamente il campione raccolto fino ad ora non è omogeneo rispetto a quello da 150mila persone programmato da Istat sulla base di parametri come età, luogo di residenza e professione.

Con i nuovi casi che tornano a scendere rispetto a sabato (sono stati 192, con 7 morti, contro 235) non si spegne la preoccupazione delle regioni per una serie di focolai scoppiati in varie aree del Paese. Luca Zaia, governatore del Veneto dove il caso dell’imprenditore che non si è voluto curare ha fatto scattare un allarme con tamponi ai contatti e nuove diagnosi, oggi approverà un’ordinanza per dare più forza alle Asl quando si trovano di fronte persone che non vogliono fare l’isolamento a casa o essere ricoverate. “Ci vorrebbe il Tso”, ha detto Zaia.

Il ministro alla Salute Roberto Speranza, dopo averlo anticipato a Repubblica, ieri ha fatto sapere di aver dato mandato al suo ufficio legislativo di verificare il quadro normativo dei trattamenti sanitari obbligatori. Se arriverà un via libero tecnico ci sarà un passaggio politico e poi dovrebbe arrivare il via libera.

Tra le regioni maggiormente preoccupate c’è il Lazio. Ieri il governatore Nicola Zingaretti è entrato sulla scia di Veneto ed Emilia-Romagna: “La riapertura delle frontiere da molti Paesi ad alto rischio richiede nuove e tempestive misure di controllo degli arrivi. Ci vogliono tamponi in aeroporto per le persone che nei giorni precedenti all’arrivo hanno soggiornato in quei Paesi”.

FONTE: Repubblica.it

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