Il contributo per la mobilità, garantito dal governo, doveva partire oltre un mese fa. Ma chi si è messo in fila davanti ai negaozi è ancora in attesa. Ecco perché.

“Serve la fattura!”. “No, basta lo scontrino”. E’ su questa lite che si è inceppato – ed è ancora fermo – il bonus mobilità garantito dal governo per l’acquisto di biciclette, e-bike a pedalata assistita, handbike e monopattini. Doveva partire oltre un mese fa, copre il periodo che va dal 4 maggio al 31 dicembre 2020 e prevede la restituzione del 60 per cento dell’acquisto per un massimo di 500 euro, ma tutti quelli che hanno deciso di approfittarne sono ancora in attesa di una app che non c’è.

A farla funzionare dev’essere il ministero dell’Ambiente, cui spetta l’erogazione dei fondi. Il tutto però deve essere concordato con il ministero dei Trasporti. E qui la vicenda si complica. Perché secondo il decreto attuativo preparato da Sergio Costa, il bonus può essere erogato a chi dimostra realmente di averlo usato per un mezzo di mobilità alternativa, bici o monopattino che sia. Serve quindi una fattura.

Paola De Micheli non vuole saperne. Secondo la ministra dei Trasporti, per avere il rimborso deve bastare uno scontrino qualsiasi. Nonostante i cittadini che hanno già comprato una bici sapessero di doverlo comunque dimostrare. E nonostante i fondi siano chiaramente limitati e quindi rischino di finire (magari nel mezzo di un “click day” in cui avrà la meglio chi arriva per primo, sempre che non arrivino anche gli hacker).

Il governo ha stanziato 120 milioni di euro. Con l’intenzione di aggiungerne altri 70. Potrebbero arrivare perfino 20 milioni aggiuntivi, per un emendamento al decreto Rilancio già votato in Parlamento. Ma chi nei mesi del lockdown si è messo in fila davanti ai negozi di biciclette (ci sono state settimane in cui alcune grandi catene di articoli sportivi erano aperte col permesso di vendere solo quelle) è ancora in attesa di capire come fare ad avere il rimborso promesso.

A Palazzo Chigi raccontano che De Micheli non voglia sentire ragioni, tanto sul provvedimento c’è la firma (e la faccia) del collega. Dal ministero dell’Ambiente hanno anche proposto una mediazione: “Che sia almeno uno scontrino parlante!”. Che insomma, ci sia scritto sopra di che si tratta, perché il tutto non si tramuti in un libera tutti che renderebbe vano lo scopo “ecologico” del bonus. Niente da fare. Per ora, tutto rimane immobile. Appeso all’ennesima lite del governo che non decide.

FONTE: La Repubblica.it

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