La Polizia postale scopre una rete nazionale che si scambia video raccapriccianti. Perquisizioni a Grosseto, Pistoia e Firenze

Non hanno risparmiato neppure i neonati. Sui bambini di pochi mesi hanno commesso atti di sadismo. Poi li hanno filmati e hanno messo i video in circolazione. Le immagini “raccapriccianti” – le definisce la polizia postale di Torino che per un anno ha condotto le indagini – sono migliaia. Ci sono anche quelle di bambini violentati con animali. E di un uomo che violentava una bimba piccola, sua parente. La “comunità” di pedo-pornografi scoperta dalla polizia postale italiana è diffusa in tutta Italia, in 15 regioni.

Gli indagati in Toscana

Anche in Toscana, dove gli agenti effettuano 4 perquisizioni e indagano 4 persone. Due uomini vengono individuati a Firenze, un 40enne a Grosseto, uno a Pistoia. Il 40enne grossetano assicura di essere estraneo a questo immondezzaio. Al momento gli hanno sequestrato pc non in uso in attesa di verificarne il contenuto; nel cellulare e nel computer che utilizza gli inquirenti non avrebbero trovato immagini pedopornografiche. Perciò l’uomo sostiene che sarebbero risaliti a lui solo perché, con tutta probabilità qualcuno potrebbe essersi agganciato alla sua rete wi-fi che un anno fa (quando è scattata l’inchiesta) non era protetta.

La polizia postale non si sbilancia sull’inchiesta né sulla piattaforma utilizzata per lo scambio di materiale perché alcune attività ancora devono essere completate. Per gli indagati toscani, comunque, gli inquirenti assicurano che non ci sono persone coinvolte nella produzione di video e che al momento l’accusa è di detenzione di materiale pedo-pornografico. Non certo un’accusa che alleggerisce la posizione, considerate le immagini sequestrate.

Immagini raccapricciantiarresti inevitabili

Gli arrestati, comunque, sono tre uomini che risultano residenti nel Nord-Est: la cattura non era prevista, ma gli investigatori, nel corso delle perquisizioni, hanno trovato una quantità tale di file da rendere opportuno l’arresto. A carico di un quarto uomo, residente in Emilia-Romagna, è stato spiccato un ordine di custodia cautelare: è quello che che si auto-produceva il materiale violentando la bimba sua parente. Un quinto, infine, è già carcere a Torino: è già noto alla polizia postale.

Tutti uomini gli indagati

La “comunità” è stata scoperta dalla polizia postale di Torino (dove abitano 2 indagati a piede libero) e del Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online. Di questa comunità fanno parte solo uomini di età fra i 19 e i 55 anni: disoccupati, studenti, lavoratori dipendenti. Per scambiarsi foto e video, si servivano dei canali di una nota piattaforma di messaggistica istantanea, nascondendosi dietro sigle come Pthc, acronimo di “ pre teen hard core” (video porno di bambini). I reati contestati sono detenzione, diffusione e produzione di materiale pedopornografico.

Atti di sadismo e sesso con animali

Ma in molti casi gli indagati sarebbero stati traditi dalle loro stesse inclinazioni: «Di questo tipo di materiale illegale – spiegano gli investigatori – esiste un protocollo di categorizzazione condiviso a livello internazionale: questo permette di creare una profilazione dei soggetti in base ai gusti e alla modalità di interazione nella rete. Funziona, per esempio, nei casi in cui emergono pratiche di sadismo. O dove compaiono animali».

Grazie al costante monitoraggio della rete, ad agenti infiltrati, al lavoro sotto copertura della polizia postale, un anno fa questo enorme scambio di materiale pedopornografico ha iniziato a emergere. «La cooperazione internazionale ha giocato un ruolo importantissimo – sottolinea Fabiola Silvestri, dirigente del compartimento di Torino della polizia postale – Dal Canada, il Ncecc-National Child Exploitation Coordination Center ha fornito indicazioni preziose. L’abilità degli agenti ha fatto il resto: prima sono state isolate le posizioni dei nickname (soprannomi), recuperando il materiale che avevano condiviso ed estrapolando le connessioni Ip (indirizzi dei computer da cui i pedofili si connettevano per lo scambio dei materiali); poi sono scattate la setacciatura dei dati e i “pedinamenti virtuali”, che hanno portato a dare un nome agli internauti». All’operazione hanno preso parte 220 investigatori della polizia postale.

Fonte: https://iltirreno.gelocal.it/regione/toscana/2020/07/05/news/sesso-con-neonati-bimbe-e-animali-cinquanta-indagati-4-sono-in-toscana-1.39047221

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