L’azienda creata dal nulla, la villa in campagna, i viaggi d’affari e le cene. Sulle tracce dell’uomo che ha innescato il focolaio in Veneto. Mentre in Serbia il paziente che lo ha contagiato è morto.

VICENZA – «Sono partito da una stalla trasformata in capannone e con 60 milioni di lire di debito. Nulla più può spaventarmi». Amava ripeterlo agli amici del bar, prima di tornare nella sua villa abbarbicata sopra il paese di Sossano, in provincia di Vicenza. I colli Berici dietro, le linee ondulate dei colli Euganei all’orizzonte e, in mezzo, una distesa di vigneti. E davvero c’erano ormai poche cose che potessero spaventare questo omone di 64 anni, ciuffo fluente e forse un po’ tinto, suv nero Maserati, affari milionari e oltre quattrocento dipendenti tra Italia e estero. Ora giace a pancia in giù in un letto della terapia intensiva dell’ospedale di Vicenza, completamente sedato e con un tubo in gola per ventilare i polmoni attaccati dal coronavirus.

È lui il paziente zero del post lockdown a Nordest, denunciato in procura dal governatore del Veneto Luca Zaia attraverso gli uffici regionali. Perché c’è una buona dose di sprezzo del pericolo nel comportamento tenuto da questo imprenditore navigato, tornato dalla Serbia con febbre e irriducibile nel continuare con la vita di sempre: lavoro, cene, incontri con amiche, persino un funerale. «Davvero non so come mio padre possa essersi comportato in questo modo. Proprio lui che aveva adeguato tutte le sue aziende contro il rischio Covid», si dispera il figlio, amministratore di una delle aziende di famiglia.

Ma per capire la personalità dell’uomo che ha riportato il coronavirus in Veneto proprio nel momento in cui i contagi erano zero, bisogna partire dagli ingressi delle sue aziende, tutte con un tratto distintivo: la riproduzione in scala della Tour Eiffel di Parigi. E più grande è l’azienda, più grande è la torre. La prima, a Teonghio, era sì e no dieci metri. Quella della Laserjet di Pojana Maggiore viaggia invece sulla trentina di metri d’altezza. Simbolo di opulenza, certo, ma non solo. «Se viene un camionista dalla Germania non devo fare fatica a spiegargli come raggiungerci. Segui la Tour Eiffel, gli dico», altro suo cavallo di battaglia, raccontato al bar con fierezza e calice di prosecco in mano.
Il segreto del suo successo? Il taglio laser delle lamiere con tecnologia laser 3D e 2D. Sicuro di sé, orgoglioso della ricchezza prodotta, iperattivo. «Un uomo che dorme tre ore per notte», sintetizza Flavio Schioppetto, del bar Meeting di Sossano. Ora però è il paziente zero che fa impennare nuovamente l’indice di contagio, innescando un focolaio che, al momento, conta cinque contagiati e una novantina di sorvegliati speciali in quarantena.

L’imprenditore di Sossano, anche se in realtà è originario di Albettone, verso fine giugno organizza una spedizione nello stabilimento in Serbia con tre dipendenti. Salgono tutti insieme in furgone, trascorrono quei giorni insieme. Lì incontrano un settantenne del posto che poi risulterà positivo al Covid e che, proprio ieri, è morto dopo qualche giorno di ricovero. Il ritorno in Italia è del 25 giugno, dopo un passaggio a Medjugorje. L’imprenditore ha febbre e dolori diffusi ma non ci fa caso. Venerdì partecipa a un funerale a Orgiano, sabato sera si presenta a una cena a Gambellara, per il compleanno di Claudio Jurman, titolare della cantina Ca’ del Sette. All’evento, organizzato nel piazzale dell’azienda agricola, partecipano un centinaio di persone tra cui anche il conduttore radiofonico di Radio 24 Giuseppe Cruciani, con il suo collaboratore padovano Alberto Gottardo. «A scopo precauzionale mi sono sottoposto a tampone e test sierologico, entrambi con esito negativo», tira un sospiro di sollievo Cruciani.

Domenica 28 giugno anche l’imprenditore vicentino si convince a fare un salto in pronto soccorso a Noventa Vicentina. Subito lo trasferiscono a Vicenza: positivo al coronavirus. Però rifiuta il ricovero e firma per essere dimesso. «Mio padre ha sottovalutato la situazione. Pensava che il virus si fosse presentato in forma lieve, credeva di potersela cavare da solo», ricostruisce il figlio. Così da domenica il sessantaquattrenne self made man si chiude in casa. Ma in casa con lui ci sono tre collaboratori, ospiti per qualche giorno. «Eravamo qua da lui e ora ci tocca fare la quarantena», dicono uscendo alla spicciolata dalla villa in cui sono rimasti soli con il maggiordomo filippino. Domenica sera inizia un fitto giro di telefonate tra l’Usl di Vicenza e il sindaco Enrico Grandis. Il rifiuto del ricovero diventa un caso, a maggior ragione dopo che iniziano a emergere anche gli altri contagi connessi al paziente zero. Così martedì mattina il sindaco in persona si presenta alla porta di casa dell’imprenditore e gli chiede di farsi ricoverare. «Mi ha detto che ci stava pensando, perché nel frattempo le sue condizioni erano peggiorate», racconta Grandis, seduto al bar in piazza nel sabato del mercato. Ora in questo paese di quattromila abitanti non si parla d’altro. Prima il chiacchiericcio riguardava il suo ultimo investimento immobiliare, due milioni di euro per un terreno con annesso rustico e piscina. Ora invece i concittadini hanno paura e per questo gliene dicono di tutti i colori.

Fonte: Repubblica.it

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