Mancano due mesi alla riapertura delle scuole nel Bel Paese che apriranno i portoni il 14 settembre ovunque (24 settembre in Campania e Puglia), anche se dal 1° settembre gli studenti con insufficienze torneranno a sedersi sui banchi per il recupero scolastico.

E poco o nulla, al netto di tante belle parole, è stato fatto per rimuovere o ridimensionare i diversi nodi da sciogliere e il personale della scuola e le famiglie degli alunni, man mano che settembre si avvicina, nutrono sempre più timore su quello che li aspetta.

Molte sono le criticità che spingono ad avere forti dubbi sulla validità didattica e organizzazione pratica del prossimo anno scolastico: i risicati e assolutamente insufficienti numeri dell’organico docente e personale ATA, la mancanza di spazi necessari a garantire il distanziamento, il discorso relativo ai trasporti, la competenza sul chi e come dovrà impedire l’accesso negli edifici scolastici agli alunni che presenteranno anche un lieve sintomo di raffreddore, il discorso relativo alla gestione del consumo del pasto mensa nelle aule, e cosi via.

Primo nodo da sciogliere è quello relativo ai numeri assolutamente carenti di personale docente e ATA. Miur e sindacati come sempre hanno in proposito idee molto diverse.

 

Per i sindacati servirebbero duecentomila docenti in più, per il ministero ne basterebbero cinquantamila.

Per attuare il distanziamento, in molti casi sarà necessario sdoppiare le classi, quindi occorreranno due aule e 2 insegnanti invece di uno. Lo stesso discorso vale per i collaboratori scolastici. Se i bagni e le aule devono essere costantemente sanificate occorrerà una dotazione maggiorata di personale ATA.

Drammatica è la situazione per quanto riguarda le aule aggiuntive, anche perché si sono persi quattro mesi senza che si sia fatto assolutamente nulla.

Se non continuare ossessivamente a ripetere da inizio marzo che per il rientro a scuola in sicurezza sarebbero serviti nuovi spazi da adibire ad aule.

Dalle fonti ufficiali del Ministero risulta che a settembre ci saranno più di un milione e mezzo di studenti che dovranno lasciare classe e compagni e essere ricollocati in nuove aule con nuovi docenti. Secondo la Associazione Nazionale Presidi almeno metà delle scuole della penisola sono alle prese con insormontabili difficoltà relativamente al discorso spazio aule.

Per non parlare della situazione nella quale versano molti edifici scolastici , che necessitano di urgenti e non più inderogabili lavori di ristrutturazione e manutenzione  interna ed esterna.

E non si capisce come questi interventi, che richiedono un impegnativo e meticoloso lavoro di progettazione per rispettare le stringenti norme di sicurezza, possano essere fatti a luglio e agosto.

Altro aspetto assolutamente critico è quello inerente i trasporti.

 

Perché nelle linee guida è tassativamente indicato che l’entrata e l’uscita da scuola dovrà avvenire in piccoli gruppi intervallati in precisi spazi temporali.

Questo richiede una totale rimodulazione del servizio trasporti.

Anche qui non si capisce come, dopo non aver fatto nulla per quattro mesi, si riesca a organizzare tavoli e incontri per rimodulare orari e organizzazione delle corse in questi due mesi..

E cominciano ad alzare la voce i docenti, i quali ribadiscono e sottolineano che la scuola non è una risposta a una domanda individuale, non è un parcheggio per i figli i cui genitori lavorano, non è un servizio, bensì una Istituzione dello Stato che ha il primario e fondamentale compito di istruire e educare le nuove generazioni.

I docenti ad alta voce lamentano una pericolosa sottovalutazione in atto, sottotraccia e in forma indiretta, della funzione cruciale dell’istruzione nella vita delle persone, sottovalutazione che rischia di portare, col pretesto dell’emergenza sanitaria, allo scenario di una scuola ridimensionata, controllata e dimezzata nelle risorse, negli orari, nelle attività, nei risultati.

I docenti lamentano il fatto che nessuno vuole rendersi conto che la necessità del distanziamento sociale, unita alla esigua disponibilità di risorse e strumenti, non consentiranno nel prossimo anno scolastico una scuola di tutti e per tutti.

E come sempre succede in queste occasioni a pagarne le conseguenze saranno soprattutto gli alunni più fragili, più deboli che difficilmente riusciranno a stare al passo con la programmazione didattica.

I docenti poi sottolineano con veemenza che la scuola pubblica deve svolgersi nelle aule, nel massimo rispetto di tutte le norme di sicurezza, con docenti dello Stato e con una offerta formativa uguali per tutti. Ribadendo che nessuna scuola è possibile “alternando” frequenza e modalità a distanza.

Di primaria importanza quindi che dal 1 settembre 2020 la didattica torni ad essere totalmente in presenza e in sicurezza. E che non vengano decurtate ore di insegnamento curriculari.

Riflessioni da parte dei docenti assolutamente condivisibile e di buon senso, anche se visto come stanno evolvendo le cose e il poco tempo a disposizione, le loro rimostranze sembrano rappresentare un vano, inascoltato, disperato abbaiare alla luna.

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