Grazie a una mozione del Gruppo Consiliare Fratelli d’Italia, che ha visto la recente acquisizione di Beatrice Casasole ad affiancare il Capogruppo Umberto Garbini, il mercato settimanale che si svolgeva alla Rupe è stato ricollocato nella sede precedente, in Piazza Capitano del Popolo (verificare).

La mozione è stata votata favorevolmente da tutti i consiglieri comunali, passando all’unanimità.

Il CovidTime costringe a scelte che dovrebbero risultare provvisorie ma, trattandosi comunque di Italia, diventano definitive. In questo specifico, data l’eccezionalità del momento aveva senso ripensare il centro storico orvietano alla luce di una riqualificazione complessiva.

La Rupe di Orvieto, con il suo Duomo e gli altri edifici storici, la sua eccezionalità geologica, l’archeologia che quasi l’assedia in forze, si presenta come uno dei candidati più seri a entrare nel Patrimonio dei Luoghi Unesco. Ciò determina un ripensamento anche del quotidiano, come è l’appuntamento settimanale con gli ambulanti che animano storicamente il mercato.

Altrove, a cominciare dalla Capitale, si sta ragionando su come limitare o evitare la presenza degli ambulanti nei centri storici, specialmente in prossimità di monumenti o resti di monumenti dalla nota fragilità.

Unitamente a ciò, si deve e si può pensare a un mercato per la città viva e operosa, sotto, mentre la città storica, oggi demograficamente borgo, offre comunque ad abitanti e turisti botteghe artigiane ed esercizi commerciali che è bene tutelare.

La mancata attenzione da parte delle diverse Amministrazioni verso il progresso, in parte disordinato, del complesso urbanistico Ciconia-Orvieto Scalo-La Svolta, in procinto di unirsi fisicamente con Sferracavallo-Bardano-Fontanelle una volta che la complanare sarà ultimata, e il considerare “città” il borgo di ormai poche migliaia di abitanti della Rupe, è tra le concause del mancato sviluppo economico orvietano.

Un sistema economico che sta vivendo fasi difficili, culminate attraverso i lustri in tappe forzate quali il trasferimento dell’Ospedale, e la sua ridefinizione verso il basso in ambito regionale, la chiusura del Tribunale, del Mattatoio e ultimamente del Teatro Mancinelli.

Emerge, ogni volta, la necessità di guardare a un sistema integrato tra le parti, dove ognuna assume compiti specifici, che i diversi Amministratori però disattendono. Magari non si potrà dire questo degli attuali politici in Consiglio e Giunta, ma l’impressione è che si sia persa un’altra occasione per la Città. Rendere la Rupe un autentico museo a cielo aperto, fruibile turisticamente e culturalmente, chiede qualche sacrificio. Ma si tratterebbe di un giogo dolce: gli anziani (sempre meno, in termini assoluti, rispetto a chi vive sotto la Rupe) hanno comunque i negozianti del centro per le loro necessità, e i mercati delle “frazioni”, che verrebbero visitati senza oneri di parcheggio da altri orvietani.

Riguardo quest’ultimo argomento, preme sottolineare che ha molto più senso chiedere l’obolo a turisti e abitanti di altri comuni, anziché far pagare agli Orvietani la loro città.

Altrove (Bagnoregio) non funziona così se si escludono zone assolutamente limitate (il parcheggio di Mercatello, antistante e sottostante il ponte di Civita). Spostare le occasioni di movimento interno da su a giù, da sopra a sotto la Rupe, ha proprio il senso di ridefinire verso l’alto il centro storico, e di presentarlo non come provincia italiana, ma come crocevia abituale della Storia e della Politica.

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