Il giorno di San Pietro e Paolo di ormai 20 anni fa, nel 2000, se ne andò un grande, in una città che non era la sua, ma della quale seppe rappresentare, in modo encomiabile, i vizi e le virtù, le sbruffonate e la simpatia.

Oltre il leggendario solco tracciato da Romolo e nella sua commedia si ritrovava tutto il nostro Paese.

Fece grande, anzi immenso il nostro cinema e il nostro teatro. Vittorio Gassman, unico, ironico, intenso, poliedrico, virile, versatile possessore di quell’arte teatrale, che sa passare, con immutata bravura, dall’ Otello di Shakespeare al fante Busacca de “La grande guerra”, da Amleto a Walter, fino a Bruno de “Il sorpasso”, fu fondatore e direttore del Teatro d’arte Italiano.

La sua arte fu caratterizzata da ilarità e cinismo, umanità e sensibilità.

Vittorio Gassman era nato il
1 settembre 1922, a Genova.

Soprannominato “il Mattatore” (dall’omonimo spettacolo televisivo da lui condotto nel 1959), artista con profonde radici nel mondo del teatro più “impegnato”, con Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Nino Manfredi, Gassman è ritenuto uno dei più grandi interpreti della commedia all’italiana.

All’intensa attività recitativa, Vittorio Gassman ha sempre affiancato anche un fervente “dinamismo” sentimentale: ebbe infatti tre mogli, quattro figli da quattro donne diverse e numerose compagne ufficiali. «Le donne mi hanno sempre sedotto e, al momento giusto, abbandonato» raccontava.

Anche se, visto il suo incredibile fascino, unito ad una simpatia unica, sembra alquanto improbabile.

Ha corso sulla spiaggia con l’aquilone in mano nelle vesti di Artemio, ha dialogato alla pari con la morte in una delle scene più inattese e commoventi di Brancaleone, ha lasciato pagine indimenticabili nella storia del cinema e del teatro italiano.

Grazie, Mattatore! Siamo stati fortunati ad averti conosciuto e amato.

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