DA MIHI FACTUM, DABO TIBI IUS (in italiano, narrami il fatto e ti darò il diritto).

La stessa frase può distruggere o costruire.

Vediamo perché?

Molto probabilmente la decisione presa dall’amministrazione comunale di non concedere degli spazi ai gestori di una pizzeria del centro di Viterbo ha una ragione di legge valida.

Non ci si può esimere infatti dalla responsabilità di tutelare chi somministra preparazioni alimentari rispetto a chi le prepara per l’asporto.

È giusto.

Non fa una piega.

Ed invece la fa, la piega.

Eccome, se la fa.

Perché non è necessario essere dei geni per capire e toccare con mano la gravità del momento che stiamo attraversando.

Non serve essere degli economisti affermati per intendere che se le ditte, dalla più piccola alle maggiori, chiudono piano piano tutta l’economia andrà a picco.

Non serve essere uno psicologo per comprendere come costringendo un individuo ad abbandonare la sua attività è come togliergli una parte del corpo e dell’anima, perché il titolare di una ditta è la sua ditta.

Non serve essere giuristi per comprendere come, pur nel rispetto dei diritti di tutti, a volte una interpretazione meno letterale ma più “sociale” rappresenti la differenza tra un automa che emette sentenze ed un vero uomo di legge.

Caro Sindaco, cari Assessori, sono sicuro che avete chiarissimo come fare il bene della città e per i suoi abitanti sia la stella polare che deve orientare l’attività di ogni amministrazione.

Chiudiamo i codici, per una volta.

Chiudiamo in un angolo l’incapacità di cogliere i valori dell’istante.

Deroghiamo, per una volta, e facciamolo incidendo verso il buon senso.

Non vogliamo che venga violata la norma, e che la violazione stessa diventi la norma: vogliamo leggere bene di nuovo le carte, perché là dove non arriva la forma vi sia comunque la sostanza da salvaguardare.

Altrimenti, se dobbiamo fare i precisi, i “perfettini”, la cosa si mette male.

Perché, se vogliamo proprio essere precisi, tutti dovremmo mettere le mascherine, e quelle senza valvole.

In fila, tutti dovremmo rispettare il distanziamento sociale.

Tutti dovremmo andare a 50 chilometri all’ora in città e frenare con la luce del semaforo sul giallo.

Tutti dovremmo usare i cestini per le carte usate ed i mozziconi di sigaretta, tutti dovremmo raccogliere le deiezioni prodotte dai nostri animali domestici al di fuori delle abitazioni.

Tutti dovremmo avere sempre le carte a posto. Senza aver paura che venga qualcuno a chiedercene conto.

Se dicendo che per essere giusti si deve trattare tutti allo stesso modo, cosa accadrebbe se ci si accorgesse che a volte il metro, lo stesso metro, è stato un po’ più lungo ed altre un tantino più corto?

Potrei andare avanti all’infinito.

In genere, però, all’incrocio tra l’impossibile ed il suo paradosso si colloca un essere pensante, in grado di cristallizzare una realtà che diventa un miglioramento della condizione di tutti.

Io sono un uomo semplice, non distinguo una mela da una patata.

Ma voi guardate bene, signori, tra i regolamenti e le norme, tra gli usi e le leggi.

Per pura sbadataggine è lì scivolata l’eccezione e la deroga che stiamo cercando?

“Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti.”

(Martin Luther King)

Per sempre vostro

Ponzio Pelato.

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