Oggi, 29 giugno, sono trascorsi 222 anni dalla nascita del grande poeta Giacomo Leopardi a Recanati.Il palazzo della famiglia Leopardi torna visitabile al pubblico dopo il restauro delle stanze da letto di Giacomo e dei suoi fratelli. Nell’ala del palazzo soprannominata le Brecce, sono state restaurate le camere dei giovani di casa Leopardi, che Olimpia Leopardi, l’ultima discendente della famiglia ha definito: “un’area esclusa dall’uso domestico e interdetta ai bambini da 200 anni, quando l’ho vista durante i lavori è stata un’emozione anche per me”.

L’inaugurazione del palazzo recuperato e restaurato era prevista per marzo scorso, ma rinviata per l’emergenza di coronavirus, così il percorso ‘Ove abitai fanciullo’, arriva oggi per volere dello scomparso conte Vanni Leopardi e della figlia Olimpia, discendente diretta del poeta.

Il  29 giugno 1798, nel vecchio borgo di Recanati, nacque il conte Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi, certamente uno dei più grandi poeti, filosofi e geni dell’Ottocento. Si formò tra le onde del Classicismo, finché non arrivò a divenire un Romantico, anticipatore di riflessioni sull’esistenza umana, sul rapporto dell’uomo con la Natura e sulla vita.

Conteso anche dai positivisti e dai materialisti, ma fuori d’ogni scuola e ad ogni scuola superiore, Egli ha viste, dopo un breve trionfo, cadere, ad una una, le più disparate tendenze e mutare sistemi, ma resta saldo ed ascende perennemente il suo piedistallo di gloria grazie a un volo che non ha confini né di tempo né di spazio.

Leopardi si spense a Napoli il 14 giugno 1837, a 39 anni, mentre in città infuriava il colera. Era vissuto negli ultimi quattro anni in gravi angustie economiche e in condizioni di salute sempre più precarie.
L’ultima sua composizione è “La Ginestra” (uscita postuma) , estrema e grandiosa epopea di una lotta implacabile del Poeta contro il suo implacabile nemico, la Natura.

Si rispecchia talvolta nel nostro animo inquieto la sua infelicità, la sua quotidianità, il pessimismo. Sono rimasti in noi, fin dai tempi della scuola, “la donzelletta” che vien dalla campagna col petto e il crine adornati a festa, e poi la vecchierella, i fanciulli che giocano, il passero solitario, la sua luna, il cielo stellato, Silvia, e quella siepe, che “da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude” e separa da tanta eternità, quell’infinito a lui e a noi tanto caro.

Leopardi è stato il poeta dell’introspezione, del pessimismo, ma anche della solidarietà, dinanzi a quei forti e imponenti fiori gialli di ginestra che crescevano sui versanti del monte Vesuvio. La sua ipersensibilità, lo studio “matto e disperatissimo”, la sua voglia d’infinito si riflette nei nostri animi e ci fa ammirare il ragazzo che a diciotto anni scriveva odi greche e cominciava a pubblicare opere d’erudizione storica e filologica, ma soprattutto l’uomo fragile e impotente contro la natura, che si ritrova a dialogare con la luna, deluso dall’amore e dalle illusioni.
Ci ha insegnato a pensare, Leopardi, ad odiare, ma soprattutto ad amare la vita e la poesia.

Sublime interprete dei pensieri più umani, vicino a tutti coloro che soffrono e sperano, il Leopardi, letto e apprezzato come pochi altri, domina sovrano sulle menti e sui cuori con un’armonia di ritmi e di parole che diventano sinfonia e melodia, destando sogni e misteri.

La voce del Poeta, diffusa nell’aria come il profumo dei gelsomini nelle notti di giugno, diventa essenza di vita: non ci raggiunge solo dalle sue prose, dalle liriche, ironiche ed elegantissime; non solo dal suo epistolario, singolarissimo, commosso e commovente; non solo dal suo Zibaldone, vero archivio di sapienza e di dottrina; non solo dalle Operette, lucide ed impeccabili; non solo dai suoi Canti; non solo dalla sua vita, infelice, anche fra gli agi della nobile e famiglia, sconsolata, nonostante il riso rasserenatore del sapere ; ma anche, di rimbalzo, dalle pagine di altri poeti e di uomini che ne riecheggiano la grandezza.

Suole raggiungerci dalla letteratura, dall’arte e dalla filosofia contemporanea, spesso da lui ispirate e a lui ritornanti.
È un’acqua di fonte che, paradossalmente, ritorna alla foce.
Ci raggiunge e ci commuove.
Nel procedere attraverso le sue opere, ci sentiamo incredibilmente leggeri, grazie al distacco dalle umane meschinità.
Le vette toccate dalla sua sublime Poesia hanno la brevità della vita di una rosa, ma l’eternità dell’infinito.

Il Poeta naviga, come mistica vela, per mari mai solcati, inebria con un’armonia di versi e di metri mai prima raggiunta, rivela la voce di una Natura che mai era stata prima intesa, stimola la morale elevazione delle umane genti. È dolce il naufragare in questo mare ed è luce per noi il suo insegnamento.
Un misterioso colloquio fra anime si apre come ali in volo sui floridi sentieri dell’arte e della Poesia più pura.

Lo stigma dell’ universalità influirà, in modo perpetuo, sui cuori e le menti degli uomini, come i versi della Divina Commedia di Dante, come la pittura di Raffaello, come la scultura di Michelangelo, insostituibili elementi di elevazione spirituale.
La sua Poesia, così limpida e pulita, al di là di ogni scuola, sovverte e scuote gli animi con le sue eccelse doti connaturate.

Leopardi, negletto e perfino deriso, morto precocemente, che proclama la nostra comune miseria, è nostro fratello.

Ci ritroviamo a piangere il suo pianto, ci tornano alla mente e al cuore spesso le sue parole, rincorriamo le rime nascoste nei suoi versi.
Nel nostro viaggio nella vita, lo sentiamo come un amico. Il migliore.

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