In questi giorni all’interno del circolo polare Artico si stanno registrando temperature da capogiro [1]. A Verkhoyansk, in Siberia, per due giorni consecutivi la massima è stata di 38 °C, ben 18 gradi sopra la massima temperatura registrata in media nel mese di giugno negli ultimi 100 anni.Questa ondata di calore in Artico permane ormai da mesi: già a maggio, in Russia, si registravano temperature record di 26 °C, e gli effetti cominciano a farsi evidenti: la stagione degli incendi è iniziata con un mese di anticipo, e sta interessando un’area 10 volte più grande della media. Anche l’enorme sversamento di diesel avvenuto a Norilsk qualche settimana fa (ben 20.000 tonnellate, vicino ad un enorme bacino di acqua dolce) è stato in parte dovuto al cedimento del permafrost su cui la piattaforma era posizionata, e che si sta sciogliendo più velocemente del solito, rendendo il terreno instabile. Anche l’estensione dei ghiacci artici sta mostrando una nuova riduzione record, con valori di molte settimane in anticipo rispetto a quelli soliti per la stagione.

Le ondate di calore non sono un fenomeno nuovo, e fanno parte della normale variabilità meteorologica. Ma (c’è sempre un ma), abbiamo molteplici evidenze del fatto che, in tutto il globo, la frequenza e la forza di tali ondate stia aumentando [3]. Questo è particolarmente evidente ai poli, che si stanno scaldando rispetto al resto del pianeta due volte più in fretta. Questo fenomeno, noto come amplificazione artica, era stato già postulato da Arrhenius nel suo lavoro del 1896 [4], è dovuto ad una molteplicità di fattori. In parte, lo scioglimento dei ghiacci fa sì che le acque assorbano più calore, intrappolandolo a terra. Inoltre, la circolazione del calore e dell’energia dall’equatore verso i poli fa sì che questi ultimi “subiscano” anche una parte del riscaldamento che avviene a latitudini minori.

C’è un altro fattore che potrebbe stare esacerbando questa ondata di calore. Il lockdown che tutti noi stiamo vivendo ha prodotto un (temporaneo) calo delle emissioni. Questa riduzione non ha intaccato la nostra “riserva” di CO2 in atmosfera (che come abbiamo ripetuto spesso su questa pagina, ha vita molto lunga), per cui non c’è da sperare che ci tolga le castagne dal fuoco. Ma la riduzione delle emissioni ha anche prodotto una riduzione negli aerosol emessi da Asia e Europa, e che tendono ad essere trasportati verso le alte latitudini dalla circolazione generale. Questi aerosol hanno la capacità di riflettere parte della radiazione solare, e producono un raffreddamento che, negli scorsi decenni, ha in parte “mascherato” l’aumento delle temperature dovuto ai gas serra [5]. È probabile quindi che tale riduzione negli aerosol abbia esacerbato l’ondata di caldo che si sta osservando.

-Daniele Visioni

FONTE: Chi ha paura del buio?

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