Per coloro che vogliono capire e prendere coscienza. Armati di pazienza e leggilo fino in fondo. E’ necessario che tu conosca queste cose. Sottovalutarle potrebbe significare soccombere in silenzio.

Avanti.

La crisi economica innescata dal Covid-19 è senza precedenti tanto che molti economisti la indicano come la più devastante dal fallimento nel 2008 della Lehaman Brothers ed addirittura paragonabile per i danni prodotti a quella indotta dalla seconda guerra mondiale. Anche se è molto complicato verificare simili affermazioni io credo che tutti ci rendiamo conto che qualcosa di grosso, qualcosa di unico e qualcosa di pericoloso è davvero accaduto e che l’umanità sconterà ancora per molti anni le conseguenze della pandemia tutt’ora in corso.

Per contrastare gli effetti deleteri della crisi economica e sociale conseguente allo sforzo di contenere la diffusione del virus gli Stati, tutti gli Stati, stanno facendo ricorso all’indebitamento sforando i parametri che fino a ieri erano ritenuti indiscutibili, granitici e cautelativi, promuovendo appunto manovre di bilancio a debito.

Ecco che sentiamo parlare quindi di Mes, Recovery Fund, Coronabond, Quantitive Easing, ecc. ecc. tutti nomi diversi e tutti strumenti finanziari differenti che avranno oppure no una reale valenza, questo non lo sappiamo di per certo, ma tutti attrezzi costruiti od in fase di costruzione in grado di erogare denaro per permettere al tessuto economico nazionale di sopravvivere e di continuare a far campare i cittadini dei medesimi Stati.

Ma i debiti si sa prima o poi bisogna pagarli: si possono procrastinare con qualche moratoria, si possono dilazionare oppure temporaneamente sospendere ma come è ovvio  e come ‘naturalmente’ tutti sanno molto bene al fin della fiera a qualcuno tocca pagarli.

Per pagare i debiti, dal momento che l’economia basata sul libero scambio non esiste più da diverse decine di secoli ci vogliono gli ‘sghei’ ovvero il denaro, inventato per l’appunto per facilitare le transazioni economiche e quindi anche per ristorare i debiti contratti.

Ed a questo punto fatte le dovute premesse salvo una che arriverà tra poche righe è lecito chiederci: ‘di chi è il denaro?’

Ebbene se ti è rimasta qualche banconota in tasca puoi agevolmente verificarlo da te stesso. Se la osservi anche distrattamente noterai che a firma Draghi sulla banconota compare in varie lingue la scritta BCE. Quindi ‘gli euri’ sono della BCE, appartengono alla BCE che è l’unica banca in Europa incaricata di gestirne la produzione, la messa in circolazione ed il ritiro. Trarresti la stessa conclusione se vivessi negli Stati Uniti d’America oppure in Giappone: le banconote sarebbero diverse ma l’appartenenza, il possesso e la gestione sarebbero alla stessa maniera demandate alle rispettive banche centrali.

L’altro presupposto al quale accennavo è molto semplice e facilmente verificabile: le banche centrali della quasi totalità delle nazioni del mondo sono private. Limitandoci alla nostra BCE, ma il ragionamento è valido pari, pari anche per le altre banche centrali, non è difficile scoprire che le quote societarie della medesima sono in capo alle singole Banche centrali delle singole nazioni, quindi in capo anche alla nostrana Banca d’Italia che possiede una quota del capitale della BCE al pari della BundesBank, della banca centrale Francese e così via, ognuno con la titolarità di spettanza in base al peso rappresentativo della nazione.

Altrettanto semplice è poi scoprire che la Banca d’Italia alla pari delle altre banche nazionali è partecipata da soggetti privati: per esempio Banca Intesa, Assicurazioni Generali ed altre banche, fondazioni ed enti ognuno con un preciso e diversificato mandato di business.

Senza rischiare di semplificare più di tanto, non saremmo affatto distanti dalla realtà se affermassimo quindi che l’emissione di moneta, nel nostro caso Euro, è responsabilità di un ente privato e non certo, come si potrebbe immaginare, dello o degli Stati e che quindi in ultima analisi è un soggetto privato che regola e gestisce il mezzo con il quale i cittadini dovranno pagare i loro debiti i quali, e siamo arrivati al dunque, pur essendo definiti pubblici dovranno essere saldati appunto ad un privato ed attraverso l’utilizzo di un mezzo privato.

Per questi motivi, anche se espressi in stringata sintesi, circolano da tempo in rete articoli, dibattiti e discussioni circa la paternità della moneta, ovvero se sia giusto e corretto che la moneta sia emessa da privati piuttosto che dallo Stato. Ove infatti fosse emessa dallo Stato il debito pubblico che è di tutti i cittadini potrebbe facilmente essere cancellato o ridotto in quanto i medesimi cittadini che compongono le comunità della nazione non sarebbero altro che i latori ultimi si del debito ma anche del mezzo con il quale saldarlo deducendone, per contro, che gli stessi cittadini non potranno mai saldare i propri debiti se il mezzo di pagamento appartiene ad un terzo.

Si parla in questo caso di sovranità monetaria e/o di signoraggio, ma non entro nel merito perché penso di averti già oltremodo tediato.

A fronte di quanto abbiamo detto circolano, sempre prevalentemente in rete ma anche su qualche giornalaccio di terzo ordine, affermazioni perentorie circa per esempio i veri motivi della esecuzione di Aldo Moro, per citarne una, che non riguarderebbero tanto la sue tendenze politiche riguardanti il compromesso storico o l’allargamento del governo alle sinistre, così come ufficiosamente qualcuno ipotizza, quanto il fatto che promosse la produzione della banconota di 500£ regolarizzandola con il DPR 14-02-1974, firmato dall’allora Presidente Giovanni Leone, banconota conosciuta come Mercurio alato (DM 2 aprile 1979). Cosa aveva di tanto particolare la suddetta banconota? Ebbene sulla stessa campeggiava ben in vista  la scritta ‘Repubblica Italiana’ e non Banca d’Italia e se le parole hanno un significato come ragionevolmente ci si aspetta, tale dicitura non lasciava alcun dubbio su chi fosse l’emittente ed il reale possessore di quella carta moneta: il popolo italiano, il medesimo al quale apparteneva e appartiene il debito pubblico.

Non voglio entrare nel merito della questione ovvero dirimere l’infame archetipo se davvero le cose siano andate così e se la morte dello Statista sia stata causata proprio da una sua precisa scelta politica che prevedeva il riappropriarsi anzi di far riappropriare la titolarità delle banconote ai legittimi proprietari, ovvero il popolo che compone e forma la nostra Repubblica.

Voglio solo esporre i fatti, ed il fatto che ti invito a tenere in mente, anche perché è verificabile di fronte a qualsiasi tribunale, è che sotto il governo di Aldo Moro fu stampata una emissione della moneta di 500 lire con la dicitura ‘Repubblica Italiana’ e non Banca d’Italia. Stop. Ah scusa: e che Aldo Moro non trovò alla fine natural trapasso in quanto fu assassinato.

L’ordine esecutivo 11110  fu un ordine presidenziale firmato il 4 giugno 1963 dal Presidente degli Stati Uniti d’America John Fitzgerald Kennedy. Esso delegava al segretario del tesoro USA il potere, già attribuito al presidente dall’Agricultural Adjustment Act del 1933, di emettere certificati argentei (silver certificates). L’ordine dava al Ministero del tesoro il potere di «…emettere certificati d’argento contro ogni lingotto d’argento, argento o dollari standard argentei del tesoro non tenuti per il rimborso di certificati d’argento preesistenti, di prescrivere la denominazione di questi certificati d’argento e di coniare gli “standard silver dollars” e le valute complementari rimborsabili in argento». (da Wikipedia)

Non entro anche in questo caso nel merito della discussione che infiamma vari siti complottistici nonché anche svariati detrattori della teoria secondo la quale J.F. Kennedy non avrebbe voluto in effetti delegittimare la FED a favore dello Stato centrale cominciando a togliere alla banca nazionale più potente del mondo un pezzettino dello strapotere che le permetteva di marchiare ogni singolo dollaro con la sua effige, ma una cosa anzi due sono certe: con l’ordine esecutivo 11110 Kennedy voleva in qualche modo mettere mano all’ordinamento che fino ad allora aveva permesso alla FED e solo alla FED di stampare moneta con la conseguenza di sottrarle un minimo di autonomia anche se poca cosa in confronto alla sua totale influenza sull’andamento dell’economia più potente del mondo. Il secondo fatto, anche in questo caso assolutamente ineludibile, è che Kennedy circa sei mesi dopo aver firmato detto ordine venne assassinato a Dallas  in circostanze mai chiarite definitivamente.

Parliamo ora di uno dei despoti più pericolosi del mondo: Saddam Hussein. Ripercorriamo anche in questo caso senza aggiungere commenti di parte solo quei fatti storicamente inoppugnabili ed accertabili.

Prima guerra del Golfo, Desert Storm (2 agosto 1990 – 28 febbraio 1991), scatenata in risposta all’invasione del Kuwait con lo scopo di restaurare il legittimo principato dopo la sua annessione all’Iraq.

Seconda guerra del Golfo iniziata il 20 marzo 2003 con il preciso scopo di trovare e distruggere la ‘pistola fumante’, così la definì Colin Powell di fronte al consiglio per la sicurezza delle Nazioni Unite, ovvero le armi chimiche  e biologiche di cui lo Stato Irakeno si era dotato, prima che Saddam potesse usarle contro i suoi nemici, in primis Israele. Si concluse il 18 dicembre 2011 ed anche se sembra superfluo ricordarlo, nessuna ‘pistola fumante’ fu mai trovata né a livello progettuale né tanto meno stoccata in qualche sotterraneo o deposito.

Saddam Hussein nel frattempo, il 30 dicembre del 2006, era stato giustiziato per impiccagione, dopo essere stato condannato per innumerevoli crimini contro il suo stesso popolo.

Interessante è capire cosa successe subito dopo la prima guerra del Golfo ed in particolare cosa accadde al sistema economico iracheno falcidiato da una crisi economica senza precedenti in seguito al blocco quasi totale delle esportazioni di petrolio, unico gettito di moneta pregiata a disposizione del regime. Saddam decide di demonetizzare i vecchi dinari e con un colpo di mano il 5 maggio del 1993 decide di sostituirli con i nuovi dinari. Non potendo però sostenere i costi della produzione della nuova moneta è costretto ad affidarne la produzione ad una società cinese la quale con i pochi mezzi a disposizione produce banconote assolutamente scadenti, tanto scadenti che a parità di valore già al debutto ce ne vogliono tre nuove per farne una vecchia con un conseguente apprezzamento del vecchio conio che macina successi persino sul cambio con il dollaro tanto da effigiarsi del titolo di ‘swiss dinar’ pur essendo stato messo fuori corso.

Comunque siano andate le cose, anche in questo caso due cose sono certe, anzi questa volta tre: primo la demonetizzazione imposta da Saddam Hussein non è stata altro che un mezzo per cancellare l’insostenibile debito pubblico irakeno nonché cosa ancora più importante ed assolutamente correlata alla prima ha concretizzato la dimostrazione che il dinaro iracheno non era espressione di una banca centrale ma essendo quest’ultima agli ordini della massima espressione politica del popolo iracheno, seppur assunta in modo autoritario, il conio poteva farsi ascrivere direttamente al popolo del quale Saddam era Presidente. Secondo, Saddam Hussein muore tramite impiccagione. Terzo, la motivazione scatenante la seconda guerra del golfo è una bufala bella e buona e quindi il vero scopo, se non si voglia ammettere la completa deficienza dei sistemi di Intelligence della potenza militare più potente del mondo, deve essere stato un altro, ma bisogna tenere presente che il sistema americano non prevede di spendere centinaia di miliardi di dollari a vanvera senza avere un protocollo da seguire e senza perseguire un risultato pianificato.

Brasília-DF, 06/06/2011. Presidenta Dilma Rousseff durante Cerimônia oficial de chegada do presidente da Venezuela, Hugo Chávez. Foto: Roberto stuckert Filho/PR.

Un altro leader mondiale che nel corso della sua vita ha dato dimostrazione pratica che il valore della moneta nazionale può essere deciso dal governo centrale e non dalla sua banca è stato  Hugo Chávez Presidente del Venezuela. Non solo questo è piuttosto evidente dalla dicitura impressa sulle banconote ma, durante la sua travagliata Presidenza, a dimostrazione di ciò si possono contare almeno quattro svalutazioni della moneta corrente nonché rifacimenti estetici dettati dal cambio del valore del conio per resettarne il valore rispetto al dollaro a dimostrazione, come è d’uopo ribadire, che il controllo della valuta venezuelana non era privato ma pubblico. Puoi anche notare come, ove fosse necessario ricordarlo, sebbene lo stesso paese sudamericano combatte oramai da trentanni una irreversibile crisi economica dalla quale sembra non avere la capacità di uscire anche se risulta tra i maggiori paesi produttori di petrolio oltre che di materie prime, a tutt’oggi non è stata trovata una via di uscita in grado di garantire una vita decente al popolo venezuelano. E tanto per cambiare Chavez il 5 marzo 2013 muore di cancro, amen.

Per cronaca Maduro il suo vice afferma: “C’è un piano per destabilizzare lo Stato” e accusa “attaccato come Arafat”. Vengono espulsi due addetti militari dell’ambasciata Usa ma Washington ribatte: “Accuse assurde”, sono solo dicerie, noi ne siamo convinti, e la partita si chiude. (https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/05/venezuela-morto-hugo-chavez-malattia-indotta-nemici-storic/520662/).

Mu’ammar Muhammad Abu Minyar ‘Abd al-Salam al-Qadhdhafi conosciuto come Gheddafi. La vita del dittatore più discusso degli ultimi anni meriterebbe un serio approfondimento a partire dalle strette relazioni con il nostro governo che hanno spaziato dalla diffusione in terra italica del Corano, passando per una serie di condivisibili intrallazzi sessuali e per arrivare infine fino alle ingenti partecipazioni societarie in Fiat ora FCA, nella Juventus ed in Unicredit, ma non essendo lo scopo del presente articolo te le risparmio. Ma anche per quanto concerne il dittatore Libico due cose, almeno due vanno dette, attenendoci sempre ai fatti e non alle congetture.

Ebbene è del 28 gennaio 2019 (https://pagellapolitica.it/blog/show/225/gheddafi-fu-ucciso-perch%C3%A9-voleva-sostituire-il-franco-cfa) un articolo che citando dei documenti in mano a Giorgia Meloni punta il dito sulle vere cause della morte del leader Libico. Pur avendo sopportato per anni le sue stranezze e le sue stravaganze a tutti il livelli il governo francese, alla notizia che Mu’ammar voglia liberarsi dalla moneta coloniale francese sostituendola con il dinaro libico (stesso nome della moneta irachena….sarà un caso?) il 19 marzo del 2011 lo bombardano ed alla fine in strane circostanze dopo pochi mesi ed esattamente il 20 Ottobre dello stesso anno ripeto, in circostanze strane ed assolutamente non confacenti al suo status, viene assassinato.

Il dinaro libico veniva prodotto dalla Banca Centrale Libica su mandato del governo Libico il quale ne era anche il diretto patrocinante in quanto le banconote facevano diretto riferimento al popolo.

Ora se quattro indizi fanno una prova io non lo so ma sarei curioso di sapere quanti indizi sono stati sufficienti per condannare all’ergastolo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio, senza nulla togliere alle forze dell’ordine che si sono spese per compiere il loro lavoro.

Ma nella malaugurata ipotesi che per Bossetti siano stati portati a suo carico più di 4 indizi non sarebbe giusto dimenticare cosa diceva Padron Giulio (Andreotti): “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca sempre”.

Non sarà che con questa storia delle banconote private atte e riattate aggiungerei per saldare un debito pubblico qualcuno ce lo sta mettendo ….. tu sai dove?

Riflettete gente.

Ad majora.

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