Il ministro Azzolina candidamente e ingenuamente ha ammesso che sulle singole misure individuate per la riapertura delle scuole, il prossimo 14 settembre, il 24 in Campania, ha deciso poco o nulla.La regola del metro di distanza tra gli studenti e di due metri con i professori, e anche l’uso delle mascherine, erano scelte non sue ma del ministero della Salute.

Così come pure sulla voce fondi per l’edilizia scolastica ha detto di non aver potuto mettere bocca perché il tutto è stato deciso dal ministero dell’Economia.

Dai risvolti inquietanti e poco edificanti per la scuola nostrana alcuni retroscena svelati dalla stessa.

Nella notte di mercoledì era stato raggiunto un accordo di massima con le Regioni, in linea con le linee di sicurezza suggerite dal Comitato degli Esperti, linee indispensabili per preservare la salute di alunni e personale della scuola e consentire, di conseguenza,un buon margine di sicurezza per il rientro a settembre.

Il ministro già aveva fissato una conferenza stampa nella quale illustrare quelle linee guide faticosamente concordate con le regioni quando si è verificato un fatto imprevisto, che ben mette in mostra quanto sia usata e abusata a interessi politici di parte la nostra scuola.

Qualche ora prima di questa conferenza stampa si è presentato Salvini con quattro parlamentari dei suoi davanti al ministero a fare la sua sceneggiata, con la speranza di raccattare qualche voto, con in bella vista lo striscione con la scritta “Azzolina bocciata”.

Salvini poi ai giornalisti presenti ha detto che la ministra era del tutto inadeguata a occupare quello scanno ministeriale e che mai avrebbe mandato la figlia di sette anni a scuola in una aula buia con la mascherina.

A questo punto Zaia e Fontana, che occupano lo scanno più alto della regione Veneto e Lombardia, hanno prontamente fatto marcia indietro sul piano scuola condiviso nella notte e hanno perentoriamente fatto sapere che non potevano firmare un piano dopo queste veementi e plateali proteste del loro capo politico. Perché sarebbe stato come sconfessare il leader del loro partito, cosa assolutamente non possibile.

Ed ecco che di fretta e furia è stata rimessa mano al Piano Scuola, per venire incontro alle richieste di Salvini, cosi da avere la adesione anche della Lombardia e del Veneto.

Ecco allora scomparire l’obbligo delle mascherine, obbligatorietà che si valuterà a settembre.

Ecco scomparire come per magia il minimo di distanziamento indispensabile per tutelare realmente dal rischio contagio i nostri figli in classe.

Con un escamotage pirandelliano: non più un metro di distanza tra banchi, ma metro di distanza tra bocca e bocca degli alunni.

Esauditi i temi della protesta salviniana, come per magia, Zaia e Fontana hanno prontamente manifestato la loro convinta adesione al modificato Piano Scuola.

Un Piano scuola che comunque rimane contraddittorio e inapplicabile in molti dei suoi punti.

Dopo quattro mesi di assoluta immobilità, non è chiaro come riuscire a luglio e agosto organizzare un valido sistema trasporti che consenta, come espressamente indicato nel rivisto piano scuola, ingressi e uscite scaglionate a piccoli gruppi.

Cosi come non si capisce come sarà gestito quel 30 per cento di alunni che comunque, nonostante la trovata della distanza bocca a bocca, dovrà lasciare le proprie classi.

Piano scuola che parla di ingresso non consentito a scuola con temperatura corporea superiore a 37,5 gradi senza indicare chi e come deve provvedere a tale rilevazione.

Piano scuola che prevede mensa “a secco” in classe, senza specificare le reali modalità di somministrazione e di pulizia aule.

Vista anche la cronica mancanza di personale ATA.

Piano scuola che parla di preservare la salute del personale più a rischio, della quale come datore di lavoro ne risponde civilmente e penalmente il malcapitato Dirigente Scolastico. Senza spendere una parola su come tutelare quel cinquanta per cento di docenti over 55, fascia di età, a detta degli esperti di covid di tutto il mondo, altamente a rischio nel rimanere chiusi per cosi tante ore in venti metri quadrati con venti e più alunni.

Piano scuola che affida ai Dirigenti Scolastici la disperata impresa di stringere patti di comunità con istituzioni esterne al mondo della scuola per reperire nuovi spazi da adibire ad aule: cinema, teatri, centri anziani, palestre in disuso e cosi via.

Come se fosse semplice fare ciò a luglio e agosto quando per quattro mesi non si è mossa una foglia.

Insomma non ci sarà pace per la scuola neanche se tutto dovesse andare bene dal punto di vista contagio.

Ovviamente nel caso la curva epidemica non avesse l’andamento auspicato da tutti si applicherebbe tout court l’opzione 2: scuole chiuse e didattica a distanza per tutti i gradi di istruzione, con la promessa, nel caso, che nel Bel Paese venga usata una piattaforma comune a tutte le scuole, gestita dal Ministero.

Insomma, al netto delle belle chiacchiere e delle frasi di convenienza politica adottate dai nostri politicanti, minacciosi e scuri nuvoloni si addensano sulla scuola nostrana per l’avvio del prossimo anno scolastico.

Nuvoloni trasformati in intensa tempesta valutando le considerazioni espresse a corredo della illustrazione del Piano Scuola dal nostro ministro, che ha auspicato che ciascun istituto scolastico facesse scuola fuori dalle aule, nei parchi, nei cinema, nei teatri.

Affermazioni che denotano una ingiustificabile ammissione di impotenza e incapacità nel poter gestire la nostra scuola ai tempi del covid.

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