“Se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso, deve preoccuparsi”. Non appena ho letto l’affermazione del dottor Morelli, mi sono sentita molto sconfortata. È avvilente vivere nel 2020 e dover sentire ancora queste frasi. Ma, come spesso accade quando si scoperchia un piccolo vaso di Pandora, in realtà la frase in sé non è molto se comparata al pensiero che cela.

Per chi non avesse seguito la vicenda, ricapitolo i fatti. Come riferisce Huffington Post, il 23 giugno sul profilo Twitter dell’emittente radiofonica RTL 102.5 viene pubblicato l’aforisma del giorno, una citazione della scrittrice, drammaturga e sceneggiatrice francese Françoise Sagan: “Un vestito non ha senso a meno che ispiri gli uomini a volertelo togliere di dosso”. La scelta non piace agli utenti-ascoltatori della radio, che nei commenti esprimono una certa indignazione, giudicando la frase superata e sminuente nei confronti delle donne e superato. La mattina successiva, ai microfoni della rete, il conduttore commenta insieme allo psichiatra e psicoterapeuta la “valanga di commenti offensivi” ricevuti. Il dottor Morelli, di tutta risposta, dice:

Anzi, io devo dire che, se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso, deve preoccuparsi, perché vuol dire che il suo femminile non è presente in primo piano. Vedi, tu puoi fare l’avvocato, il magistrato, puoi essere il conduttore radiofonico, come vuoi, puoi avere tutti i successi che vuoi e fare tutti i soldi che vuoi, ma il femminile in una donna è la base su cui si siede tutto il processo. Quindi, prima di tutto sei femminile e il femminile è il luogo che suscita desiderio. Le donne lo sanno bene perché quando escono di casa e hanno indosso un vestito con cui non si sentono a loro agio, tornano indietro a cambiarsi. Gli uomini non lo fanno, perché noi uomini siamo più unilaterali, non diamo così importanza alla forma. La donna è la regina della forma. E quindi una donna quando mette un vestito chiama il desiderio, guai se non fosse così.

L’intervento suscita una seconda ondata di critiche sui social, stavolta più feroci: il ritratto della femminilità offerto dallo psichiatra viene definito sessista e medioevale. Quindi, lo stesso giorno, come riporta il Corriere della Sera, durante la trasmissione radiofonica Tg Zero su Radio Capital, la scrittrice, blogger e drammaturga Michela Murgia domanda delucidazioni al dottor Morelli riguardo l’affermazione che tanto sta facendo discutere sul web.

Morelli si difende dicendo che il contesto in cui si inseriva la frase era molto più ampio, allora Murgia la contestualizza citando per intero il suo discorso. Il dottore spiega che “il femminile è la radice della donna […] presente alle basi dell’essere […] è un dato ontologico, le bambine giocano con le bambole già agli albori”. Murgia lo incalza chiedendo: “Quindi i maschetti non giocano con le bambole? Perché non gliele diamo magari, se gliele diamo giocano anche con le bambole”Morelli dice che no, i maschi non giocano con le bambole, e piccato le domanda: “Sei qui per farmi domande cretine?!”. Murgia fa notare al dottore che gli si sta rivolgendo dandogli del lei, e gli chiede di fare altrettanto perché “sta parlando con una persona, non sta parlando con una bambina”.

Morelli alza ancora i toni, il conduttore radiofonico cerca di mediare, ma ormai è tardi: lo psichiatra lancia frasi sui codici del femminile “antichissimi e primordiali”, sul femminile che viene “soffocato”, sostiene che quel che afferma “lo dice la psicanalisi da moltissimi anni”, dà dell’ignorante alla scrittrice e dice che una donna per realizzarsi nella vita deve sempre “portare con sé la femminilità”. Murgia cerca di proseguire il dibattito, ma lui la interrompe violentemente: “Zitta! Zitta! Zitta e ascolta! Sto parlando e non voglio essere interrotto, se no me ne vado”. Murgia gli risponde che è libero di andarsene se non vuole dialogare, visto che non è stato chiamato a fare un comizio, e lui chiude la telefonata.

Come scrive Roberta Scorranese sempre sul CorriereMorelli non è nuovo a uscite di questo tipo: negli ultimi anni ha spesso rilasciato dichiarazioni controverse, che esprimono una visione del femminile fondamentalmente patriarcale. Ma, a mio parere, commentare il personaggio in sé interessa poco. Come ha scritto Murgia sul suo profilo Facebook, evidentemente lo psichiatra non ha retto il contraddittorio paritario con una donna – la quale peraltro dall’inizio alla fine si è dimostrata (come sempre) controllata e sagace.

È invece fondamentale ribadire che la visione della femminilità espressa da Morelli è riduttiva, diciamo pure sminuente, perché dà valore alla donna solo in relazione allo sguardo maschile. Da soggetto senziente la donna viene ridotta a un oggetto, un corpo non senziente, il cui unico scopo è attrarre l’attenzione e le voglie dell’uomo. Inoltre, Morelli attribuisce alla femminilità una natura essenzialmente seduttiva: qualora alla donna venisse riconosciuto lo status di soggetto attivo, la sua attitudine basilare e il suo unico potere sarebbe comunque risvegliare il desiderio del maschio. Questa definizione, per quanto la si voglia definire archetipica o primordiale, è parziale, sessista e fondamentalmente vecchio stampo.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: è inaccettabile guardare alla realizzazione della donna solo in relazione alla sua capacità di essere attraente fisicamente. Inoltre, con questi discorsi si rischia di confermare la dinamica preda-predatore che è anche alla base della cultura dello stupro, e di avvalorare tutti gli stereotipi di genere che pesano sulle donne. Anche perché, per esempio, seppure moltissime, per attitudine o per educazione, per libera espressione o per senso del dovere, si trovano a rispondere alla pressione sociale e culturale dell’“essere sempre desiderabili”, al contrario, tantissime altre si cambiano prima di uscire per sfuggire allo sguardo predatorio maschile. Insomma, descrivere così la femminilità significa anche escludere tutte le esperienze, le identità, le aspirazioni, i talenti, gli orientamenti sessuali che non rientrano nei canoni patriarcali. E questo non va bene per niente, perché è proprio ciò combattiamo da decenni: ogni donna ha diritto ad autodeterminarsi, a scegliere liberamente chi essere al di là della relazione con gli uomini, a rivendicare il proprio stato ontologico di soggetto attivo e di persona. 

di Matilde D’Accardi

Fonte: https://freedamedia.it/2020/06/27/michela-murgia-e-il-sessismo/

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