E’ poco ricordato ma si tratta del più influente fra i viterbesi finiti negli annali della storia; non soltanto: ha letteralmente contribuito a cambiare il corso della storia medioevale.

Conosciuto come Goffredo da Viterbo (ma anche Gaufridus, Godefridus, Gotefredus), vissuto nel XII secolo, è stato erudito, notaio, diplomatico, ecclesiastico, ambasciatore imperiale e letterato. Malgrado sia molto studiato dalla storiografia tedesca e italiana, di Goffredo da Viterbo esistono poche fonti biografiche certe e talune informazioni possono essere soltanto desunte o stimate per via indiretta. La nascita in Viterbo viene stimata intorno al 1125-27 per via del fatto che in una sua opera della maturità, denominata “Pantheon”, databile fra il 1188-90, scrive di avere 63 anni; dunque era quasi coetaneo di Federico Barbarossa (nemmeno di questo importante imperatore si conosce esattamente la data di nascita, avvenuta presumibilmente tra il 1118 e il 1125), l’imperatore di cui diventerà fidato segretario.

Inizialmente ricondotto alla famiglia Tignosi (a causa di  un documento che riporta un “Gothifredus Tineosus nobilis Viterbiensis”), tale ipotesi è stata però poi definitivamente confutata; cosicché l’origine famigliare rimane tuttora un punto oscuro. Tuttavia un documento del 1169 riporta i nomi di due suoi stretti parenti: insieme a suo fratello Guarnerio e il figlio di quest’ultimo Ramberto, riceve in beneficio da Federico Barbarossa proprio il “palatium” imperiale di Viterbo che lo stesso Barbarossa aveva fatto costruire nei primi anni ’60 del XII, nella sua discesa in Italia del 1154. La circostanza induce a ritenere che l’intera famiglia di Goffredo fosse vicina all’imperatore.

La parabola formativa, culturale e politica di Goffredo si compie alle corti imperiali tedesche, al punto che taluni studiosi hanno persino ipotizzato che fosse effettivamente tedesco. Gli storici sono propensi a ritenere che l’accesso a corte sia avvenuto proprio a Viterbo, in occasione del soggiorno di Lotario di Supplimburgo nel 1133, quando Goffredo doveva avere 6-8 anni.

L’ingresso a corte in così giovane età spiega perché venne scambiato per vero tedesco e conferma l’ipotesi che Goffredo provenisse da un’importante famiglia viterbese. Nel sopra citato “Pantheon”, Goffredo ricorda gli anni di giovane studente nella città di Bamberga (Bamberg, in Baviera), ai tempi di Lotario. L’ingresso “professionale” di Goffredo nella corte tedesca, prima come cappellano, poi come notaio (un segretario con poteri speciali), avviene negli anni ’50, durante il regno di Corrado III, lo zio di Federico Barbarossa, che gli succederà al trono il 4 marzo 1152 come Federico I Hohenstaufen.

Per il giovane Goffredo è l’inizio di una lunga carriera di alto funzionario imperiale, che lui stesso dichiara essere durata per oltre 40 anni. Nelle sue memorie cita la redazione di importanti atti e molti viaggi di carattere istituzionale: due volte in Sicilia, diverse volte in Francia e in Provenza; dichiara di aver viaggiato in Italia “quaranta volte”, ma gli storici sono propensi a credere che si tratti di un’espressione iperbolica, più o meno come noi oggi diciamo “mille volte”. Con l’avvento del Barbarossa Goffredo scalò le gerarchie burocratiche diventando uno dei suoi segretari di fiducia.

Numerose sono infatti le testimonianze di questa delicata funzione; nel marzo 1153 Goffredo partecipò e ne redasse gli atti, alla famosa “dieta di Costanza” (Konstanz, sull’omonimo lago della Germania sud-occidentale), cui parteciparono anche gli emissari di papa Eugenio III (1145-53); in pratica un patto di coesistenza fra le massime autorità istituzionali dell’epoca; patto che influenzò il corso dell’intera storia medioevale. Federico si impegnava a rispettare i poteri papali (ma riservava a sé stesso il potere di designare i vescovi tedeschi), ottenendo in cambio la promessa del papa di venire presto incoronato imperatore.

L’accordo comprendeva anche l’allontanamento dalla penisola italiana dell’imperatore bizantino Manuele I Comneno, uno sgradito concorrente per le ambizioni del Barbarossa. L’incoronazione avvenne a Roma, in S. Pietro, il 18 giugno 1155 da parte di papa Adriano IV, nel frattempo succeduto a Eugenio III e al diretto successore di questi, Anastasio IV.

L’intervento di Goffredo si ritrova anche nel 1162, nel tentativo  – fallito – di comporre il cosiddetto “scisma vittorino” che opponeva il papa Alessandro III all’antipapa Vittore IV.

Nelle sue memorie Goffredo riferisce anche della sua partecipazione a svariate missioni militari intraprese dal Barbarossa. Le missioni imperiali non furono prive di incidenti: nel 1179 Goffredo fu imprigionato dal marchese del Monferrato, Corrado, dove si era recato come ambasciatore di Federico: “captus fuit a Conrado marchione Montisferrati”; Pantheon).

Documenti del 1178 attestano due importanti privilegi imperiali concessi a Goffredo: l’appartenenza ai capitoli delle prestigiose cattedrali di Lucca e Pisa. Il “capitolo” era l’assemblea degli ecclesiastici che amministrava la vita religiosa del territorio di competenza; una sorta di consiglio d’amministrazione cui partecipavano i religiosi designati, di cui solo una parte aveva diritto di parola o di voto (da cui deriva il detto “avere voce in capitolo”).

Goffredo fu anche apprezzato letterato, attività che coltivò in modo particolarmente intenso negli anni ’80 del XII ma in buona parte sulla base di scritti redatti direttamente nel corso delle sue missioni. Sfortunatamente Goffredo apparteneva alla categoria degli autori-revisori per cui il materiale narrativo risulta variamente rielaborato, frammentato e distribuito; circostanza che ne rende complicata una ricostruzione organica. La sua produzione è spesso scritta in versi ed ha prevalente carattere storiografico e politico-filosofico.

Fra le opere si ricordano l’incompiuto “Gesta Friderici”; il corpo denominato “Speculum”, probabilmente comprendente lo “Speculum regum (1183), un “Kaiserspiegel” (una sorta di cronologia letteraria destinata alle scuole) dedicato a Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa e della seconda moglie Beatrice di Borgogna, che fu imperatore del Sacro Romano Impero e la “Denominatio regnorum imperio subiectorum”, un manoscritto dedicato a Federico Barbarossa. Molta parte di questo materiale confluì in opere successive, in particolare nel celebre “Pantheon” (1188-90), una storia universale romanzata, parte in prosa parte in versi, dal principio del mondo fino al 1186.

Come per la nascita, non è conosciuta la data della morte di Goffredo, avvenuta a Viterbo, probabilmente nel “Palatium” concesso da Federico, intorno alla metà degli anni ’90.

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