A settembre comincerà il nuovo anno scolastico, ma c’è ancora molta confusione su come sarà.

Le lezioni in presenza si sono bruscamente interrotte ormai quattro mesi fa, quando scolari e studenti hanno smesso di andare in classe ed è cominciato un lento e faticoso processo di didattica a distanza. Ora, mentre in molti paesi europei le scuole sono state riaperte, in Italia rimangono sul tavolo parecchie incertezze: cosa succederà dopo l’estate? Quali misure saranno adottate per far convivere il diritto allo studio e il contenimento del virus? Come si stanno preparando le scuole? Cosa dicono le istituzioni? E che cosa hanno insegnato questi mesi al sistema scolastico italiano?

La riapertura è la priorità, ma sarà necessario far convivere questa esigenza con il ritorno in piena sicurezza di alunni, docenti e personale scolastico, per scongiurare il rischio di nuovi contagi da covid-19. Nonostante le incertezze, ci sono alcuni elementi che con buona probabilità caratterizzeranno il prossimo anno scolastico. Ecco cosa sappiamo e cosa non sappiamo finora.

La data di inizio
Il ministero dell’istruzione prevede una riapertura il 1 settembre 2020 per il recupero delle materie, come stabilito dal decreto Scuola, ormai convertito in legge. “Per quanto riguarda invece l’inizio ufficiale delle lezioni (…) la decisione dovrà essere presa insieme alle regioni, a cui sarà proposta la data di lunedì 14 settembre”, si legge nel provvedimento. Tuttavia, al momento, governo e regioni non si sono ancora confrontati.

Di recente era circolata la notizia, non confermata da alcun organo ufficiale, che le lezioni sarebbero potute riprendere il 23 settembre, dopo le elezioni amministrative (e forse del referendum) che si potrebbero svolgere domenica 20 settembre.

Secondo governatori come Luca Zaia, della Lega, riaprire le scuole il 14 settembre per poi trasformarle in sedi per il voto farebbe aumentare il rischio di contagio. Nulla di tutto questo ha però trovato una conferma ufficiale.

Le misure per il contenimento: tre scenari
Il ministero dell’istruzione sta lavorando a delle linee guida che si basano su tre scenari. Molto dipende dal numero dei contagi che ci saranno a settembre. Il documento del ministero tiene conto delle raccomandazioni del comitato tecnico-scientifico del ministero della salute, di quelle della task force sulla scuola, delle richieste degli enti locali e di quelle di presidi e consigli di studenti. Potrebbe essere ultimato nei prossimi giorni.

La prima ipotesi si basa su un numero di contagi a settembre prossimo allo zero, e prevede misure di contenimento molto blande, come il divieto di assembramento, il mantenimento dell’igiene delle mani attraverso la pulizia delle mani con acqua e sapone o gel disinfettante, e prevede che gli studenti possano stare in classe senza mascherina. La mascherina va indossata però negli spazi comuni, all’ingresso e all’uscita di scuola, nei corridoi, e dove il distanziamento non è possibile. In pratica, questo scenario non fa altro che estendere al mondo della scuola le misure previste dal decreto del presidente del consiglio dei ministri dell’11 giugno 2020, che vietano “l’assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico” e impongono il “rispetto del distanziamento sociale di almeno un metro tra una persona e l’altra”, oltre che una “rigorosa igiene delle mani, personale e degli ambienti”. Le restrizioni valgono anche per mense e palestre.

Una seconda ipotesi è quella che prevede un numero di contagi simili a quelli di maggio 2020, quando in Italia il numero delle persone positive al virus era di 42.075. In questo caso tra le misure ci sarebbe il distanziamento di un metro tra gli studenti sia in classe sia negli spazi comuni, e di due metri nelle palestre. Ci sarebbe poi l’obbligo di usare i dispositivi di protezione personale e altri accorgimenti come banchi singoli, ingressi scaglionati e una generale riorganizzazione degli spazi su decisione dei singoli istituti scolastici. Per le mense sono previsti dei turni oppure la possibilità di consumare i pasti in aula. Saranno valorizzati, dove possibile, gli spazi esterni. E per evitare gli affollamenti all’ingresso o all’uscita di scuola ci sarà bisogno di organizzare gli orari per classe, e differenziando le vie di accesso e di uscita dagli istituti.

La terza ipotesi parte dall’eventualità di uno scenario grave, con livelli di contagi simili a quelli verificati nei mesi di aprile 2020, quando i positivi erano circa 101mila. In questo caso l’obiettivo di riportare tutti gli studenti sui banchi e la ripresa delle lezioni in presenza sarebbe accantonato, e si ritornerebbe alla didattica a distanza già sperimentata durante il lockdown.

Plexiglas e altre voci
Tra le tante voci che si sono rincorse nelle settimane scorse, molte non hanno alcun riscontro ufficiale. Come inizialmente paventato per le spiagge, anche per le scuole aveva cominciato a farsi strada l’ipotesi che per mantenere un adeguato distanziamento e alzare una barriera contro il contagio potessero essere usati dei divisori in plexiglas. Al momento non sembra che un’ipotesi del genere – che ha già attirato numerose critiche nonostante la sua infondatezza – possa trovare spazio nel piano di riapertura delle scuole del ministero dell’istruzione.

Stessa discorso vale per la questione dei turni: gli studenti non andranno in classe scaglionati per evitare il sovraffollamento. “Non penso siano possibili doppi turni, sdoppiamenti delle classi”, ha dichiarato la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina nei giorni scorsi.

Strutture scolastiche e lezioni a distanza
Una delle domande a cui bisogna rispondere è: che interventi bisogna fare negli istituti scolastici per favorire il distanziamento degli studenti e le altre misure di contenimento del covid-19? Il governo ha stanziato 330 milioni di euro per gli interventi di edilizia e manutenzione, per comprare dispositivi di sicurezza personale, prodotti per la pulizia e igienizzanti. Una parte dei fondi andrà alla formazione e all’aggiornamento del personale, e a servizi di assistenza sanitaria e psicologica. Ogni scuola deciderà come spendere i soldi ricevuti in base alle proprie esigenze.

La legge n. 41/2020 prevede poi che fino al 31 dicembre 2020 sindaci e presidenti di province e città metropolitane potranno operare con i poteri dei commissari straordinari al fine di garantire la rapida esecuzione d’interventi di edilizia scolastica.

Comunque, anche l’esperienza della chiusura delle scuole non deve essere “sprecata”, secondo il Miur. Le lezioni a distanza potranno essere uno strumento di supporto alla didattica tradizionale. Per questo, il ministero mette inoltre a disposizione 29 milioni di euro che possono essere usati per comprare materiali e dispositivi digitali: sia hardware, come computer, proiettori, webcam; sia software, come piattaforme di e-learning e altri strumenti di didattica digitale.

Dall’inizio dell’emergenza, fa sapere il Miur, sono stati stanziati in tutto 180 milioni di euro per favorire il complesso processo di adattamento alla didattica a distanza. A richiedere i finanziamenti potranno essere tutte le scuole che presenteranno la domanda sul sito del ministero dell’istruzione, fino al prossimo 26 giugno, per un totale di 10mila euro a istituto.

Il sostegno agli alunni con disabilità
La didattica a distanza ha reso i percorsi d’integrazione per ragazze e ragazzi con disabilità molto più difficili, in alcuni casi impossibili. In vista del nuovo anno scolastico il tema è centrale per far sì che questi studenti non siano svantaggiati.

Il decreto scuola prevede alcune misure specifiche. Intanto, sarà possibile per le famiglie richiedere che i propri figli possano ripetere l’anno scolastico 2019/2020 per recuperare gli obiettivi didattici saltati a causa della didattica a distanza. I dirigenti scolastici, con il parere favorevole dei consigli di classe e dei gruppi di lavoro per l’inclusione, potranno acconsentire alla richiesta.

Emanuela Ierardi, insegnante dell’Ic Montessori di Roma, crede che sarà cruciale l’attenzione verso i ragazzi con difficoltà, per non lasciare indietro nessuno. “Una classe è un gruppo di persone abituate a lavorare insieme. Non è da sottovalutare il valore di questa esperienza, soprattutto per le ragazze e i ragazzi più fragili. I bambini saranno già smarriti al rientro dopo così tanti mesi. Quindi sarà importante per loro avere un gruppo con cui affrontare tutto questo e sostenere la loro capacità di adattamento”.

FONTE: Internazionale.it

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