“Il giorno che lo avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5.30 del mattino per andare ad aspettare il battello con cui arrivava il vescovo.”È proprio con queste parole che inizia “Cronaca di una morte annunciata” di Gabriel Garcia Márquez, un libro brevissimo di 90 pagine, in cui si ripercorrono gli ultimi momenti di vita di Santiago Nasar.

La storia si basa su un fatto accaduto in una cittadina della Colombia da cui Márquez, dopo trent’anni, ha preso ispirazione per scrivere il romanzo, aggiungendo un’ampia componente narrativa.

È stato portato sul grande schermo da Francesco Rosi nel film di successo del 1987 Cronaca di una morte annunciata con un cast di tutto rispetto: Rupert Everett, Ornella Muti, Gian Maria Volonté, Irene Papas, e Lucia Bosè. Lo sceneggiatore è Tonino Guerra.

Tutti in paese sanno che Santiago sta per essere ucciso, la voce passa di persona in persona, scorre tra le vie del paese, alcuni ci credono altri no, ma il fatto assurdo è che il protagonista va incontro alla morte inconsapevolmente: nessuno pensa di avvisarlo o, per una serie di sfortunati eventi, non ci riesce.

Márquez riesce a mantenere l’attenzione del lettore alta in questa ricostruzione postuma, precisa e attenta di tutto ciò che capita quella mattina.

Il narratore, diversi anni dopo la tragedia, interroga e si confronta con alcuni dei compaesani: “Perché questo assassinio è avvenuto?” “Perché Santiago viene lasciato andare incontro al suo destino senza alcun avviso?”
Domande lecite, ma alcune di esse non avranno risposta.

È tuttavia incredibilmente affascinante entrare nel meccanismo di pensieri di quelle persone che vedono Santiago camminare per la strada mentre va incontro alla morte e non fare poi molto per fermarlo.
Succede spesso, purtroppo.

Il tema principale è l’onore. L’autore sottolinea come il delitto d’onore per mano dei fratelli Vicario sia inevitabile, essenzialmente perché legato a valori profondamente radicati nella società in cui vivono, nella quale predominano la morale conservatrice e le apparenze.

La difesa dell’onore legittima qualsiasi azione violenta, anche l’assassinio.

Forse è per questo che i fratelli Vicario continueranno a dichiararsi innocenti durante il processo (e infine verranno assolti).

L’intera comunità, partecipa in qualche modo al crimine ed è responsabile per lo stesso, perchè nessuno interviene per salvare la vita dell’uomo.

Lo scrittore colpevolizza gli stessi abitanti del villaggio, che, pur sapendo da tempo della minaccia incombente, nulla fanno per evitarla, per viltà, inerzia, rancore immotivato verso un giovane bello e ricco; per indifferenza o pura curiosità di vedere come andranno a finire le cose.
C’è anche una sorta di fatalismo nel testo.

È una lettura diretta e razionale nella cronaca dei fatti. Un grande romanzo.

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