Sono oramai mesi che sentiamo parlare di Recovery Fund, Mes, Coronabond, riunioni, commissioni, comitati e da ultimo ‘gli stati maggiori dell’economia’, tanto che molti si chiedono quanto dovrà andare avanti ancora questa pantomima prima che siano davvero prese delle decisioni fattive e soprattutto prima che arrivino sul serio i tanto sospirati denari.

Tal altri, sulla base della tragedia umanitaria dovuta alla pandemia tuttora in corso, rimangono attoniti giustificando l’operato del nostro governo, che come è accaduto anche in altre nazioni, è stato preso completamente alla sprovvista da una problematica unica e prima d’ora mai verificatasi, di complicata e difficile gestione.

Ci sono poi i tecnicisti della finanza che sguazzando dietro a terminologie economiche di chiara emanazione anglosassone si arrovellano il cervello per capire e dibattere su quali strumenti siano più utili ed efficaci per risolvere la crisi sociale scatenata dal covid-19, passando dalla emissione (impossibile) di nuova carta moneta alla emissione di debito condiviso a livello europeo.

I più irriducibili se la prendono poi con l’euro e con l’Europa che al di là di tante chiacchiere e proclami non perde occasione per trovare a vari livelli una miriade di ostacoli e balzelli che ostacolano e ritardano i finanziamenti necessari a dare una sistemata al nostro disastrato bilancio nazionale manifestando, ove qualcuno ancora non se ne fosse accorto, la precisa volontà di concederci il meno possibile sia che si tratti di fondo perduto o elargizione ad interesse.

In queste poche righe intendo spiegarti una volta per tutte l’immane arcano e vedrai, caro affezionato lettore, che la questione è molto, molto semplice, comprensibile a chiunque anche a coloro che ignorano totalmente la lingua inglese né tanto meno se ne intendono di finanza. E sono convinto, guarda un po’,  che alla fine anche tu non solo darai ragione alla Merkel e compagni di merenda ma anche a quegli schifosi degli olandesi e degli austriaci sempre schierati con coloro che non vogliono mollarci una lira, figurarsi un euro.

Analizziamo tre casi che riguardando la nostra provincia e che ci coinvolgono da vicino. Ora è ben noto e non merita certo un approfondimento che al di là delle bellezze ineludibili della nostra città e della provincia, la provincia di Viterbo nell’ambito della economia nazionale conti poco o niente: pochissime industrie o quasi zero, agricoltura, fatte le dovute eccezioni, di basso livello e spirito imprenditoriale, scusandomi anticipatamente con quelle pochissime realtà che strappano via più che funzionare, praticamente zero virgola uno.

A conti fatti possiamo enumerarci nella mediana della nostra bella Italia, una terra di mezzo tra il nord industrializzato ed il sud praticamente abbandonato a se stesso o per meglio dire gestito e diretto attraverso la mafia, la camorra e la ndrangheta, spesso molto più efficienti della stessa amministrazione pubblica.

Eppure, benché potremmo ipotizzare di essere in media rispetto al resto della nazione, dalle nostre parti non mancano eccellenze ed evidenze lampanti che la dicono lunga e la sanno pure raccontare sul perché le genti d’oltralpe non vogliono cacciare una lira e spesso e volentieri ci chiudono anche i confini.

Passo ad enumerare.

Ospedale di Belcolle. Dopo quarantanni l’ala est non è stata ancora completata. Ultimamente l’onorevole Zingaretti, dopo aver partecipato alla distruzione sistematica ed al danneggiamento della sanità del Lazio, ha solennemente proclamato che finalmente ci sono i fondi per completare l’incompiuta. Non se lo è filato nessuno e nessuno ha messo le bandiere fuori dalla finestra, semplicemente perché trattasi dell’ennesimo annuncio, florilegio dei tanti che appunto in quasi mezzo secolo si sono succeduti, tutti senza apportare alcun mutamento di rotta.  Evito per decenza poi di parlare dello scheletro in cemento armato innalzato subito dietro all’attuale struttura, originariamente adibito a malattie infettive oppure ad ospedale psichiatrico,

non si è mai capito esattamente lo scopo, completamente abbandonato ed oramai dimenticato persino dai ‘fungaroli’ e dai cinghiali che passando da quelle parti mandano periodiche maledizioni ai poveri ed inconsapevoli operai che hanno provato a costruirlo.

Ove qualcuno lo avesse dimenticato, tra l’uno e l’altro, trattasi di svariati milioni di euro di denaro pubblico, nella migliore ipotesi immobilizzato e nella peggiore sprecato e buttato letteralmente nel cesso con danni ambientali ed economici non ancora sanati né in progetto a breve di sanatoria.

Poca cosa? Andiamo avanti.

Strada tuscanese, ex Vam, di fronte alla caserma ‘degli elicotteri’, per capirci. Sono state edificate oramai da diversi anni alcune palazzine per il personale militare della base militare più importante della provincia. Ora senza entrare nei meandri e nei tecnicismi che non interessano a nessuno risulta piuttosto evidente, per la collocazione e per la tipologia di quei pochi che vi abitano, che trattasi anche lì di denaro pubblico speso, apportato oppure fornito come contributo a personale statale. Ebbene, a parte una palazzina e mezza che paiono essere parzialmente abitate le altre sembrano le case di Pripyat dopo lo scoppio della centrale di Cernobyl.

 

Erbacce, appartamenti completamente chiusi, abbandono e degrado evidente sono lo standard dell’agglomerato. Nessuno si è preoccupato di comperare nemmeno 50euro di vernice per pennellare le inferriate mangiate letteralmente dalla ruggine, come se ‘quella roba’ fosse stata acquistata a gratis, che di per se stesso già sarebbe motivo sufficiente per tenerla e manutenzionarla al meglio.

La cosa pubblica non ci riguarda. Siamo bravissimi a lamentarci delle tasse e delle bollette, senza per altro fare niente, ma ignoriamo totalmente lo spreco di denaro e, bada bene, stiamo parlando del solo spreco di denaro, non di malversazioni, truffe ed appropriazione indebita! Poveri soldi nostri!

Altro mirabile esempio di spesa pubblica a cacchio di cane riguarda la ferrovia storica che unisce Viterbo a Roma costruita dal Pelato più famoso d’Italia, aperta il 28 ottobre 1932 e completata in circa 6 anni, un tempo record in considerazione delle difficoltà riscontrate e della sua lunghezza di ben 102 Km oltre ad una tempistica eccezionale se paragonata per esempio ai tempi di completamento della cassia bis, dopo oltre 30 ferma e definitivamente parcheggiata dalle parti di Monterosi.

Per l’epoca fu un’opera mirabile ed ancor oggi possiamo ammirare alcune realizzazioni ingegneristiche davvero particolari, come il ponte sospeso in curva a Bagnaia, che come vi potrà spiegare qualsiasi ingegnere o architetto, per il tipo di materiali adottati, per l’altezza e per il fatto che appunto è curvo ha richiesto calcoli e metodi realizzativi sicuramente all’avanguardia, complicati persino al giorno d’oggi.

Ma a parte la tratta Civita Castellana – Roma che riveste una qualche specie di significato, la tratta Civita Castellana – Viterbo è praticamente inutile in quanto il flusso dei passeggeri è prossimo alla zero ed i tempi di percorrenza adeguati per gli anni ’30 oramai sono da comiche di Stanlio ed Olio.

Ebbene, utilizzando sempre soldi pubblici sono partiti una serie di cantieri, per altro quasi tutti completati, per realizzare l’allargamento di tutti i ponti adeguandoli alle carreggiate attuali nonché una serie di lavori atti ad eliminare i passaggi a livello e gli attraversamenti stradali della ferrovia, alcuni ancora incustoditi ed affidati alla croce di S. Andrea, ad un semaforo ed ad un segnale acustico che purtroppo ha cantato più di una volta il de profundis a diversi sciagurati che ignari del sopraggiungimneto del treno ci hanno lasciato la pelle.

Ora al di là dell’opportunità di spendere il denaro di tutti per adeguare una linea ferroviaria che marcia su un percorso progettato negli anni venti, lungo il diramarsi del serpentone di metallo si possono ammirare opere ingegneristiche stupefacenti. E non mi riferisco alle opere realizzate al tempo di Mussolini, talune appunto ascrivibili a ruolo, ma a moderne realizzazioni che troverebbero luogo solo nei cartoni animati dei Simpson.

Percorrendo la strada subito dopo Corchiano in direzione Viterbo, per evitare il passaggio a livello, è stato realizzato un sottopasso scavato sotto la ferrovia ed è stata realizzata una piccola variante della strada in modo da evitare definitivamente le sbarre a protezione della ferrovia che interrompono la vecchia strada.

Peccato che alla prima piovuta seria il sottopasso si sia completamente allagato e che quindi la tratta per evitare il passaggio a livello fortunatamente non è stata mai aperta. Vista la realizzazione e la evidente difficoltà durante un forte temporale di individuare l’andamento della carreggiata, ove fosse stato percorribile, qualche ignaro automobilista avrebbe potuto lasciarci la pelle morendo affogato. Evidentemente nella progettualità e nella realizzazione dell’opera nessuno ha previsto che quando piove le buche naturalmente si allagano specialmente se i drenaggi non sono stati progettati in modo efficiente.

Attualmente sono più di due anni che la mirabile variante costituita dal sottopasso in cemento armato è chiusa costringendo le auto ad uno slalom da circuito di formula uno che invariabilmente conduce ancora nostalgicamente, come negli ultimi 50 anni, al famigerato passaggio a livello, che tra l’altro ha avuto pure lui e più di una volta il suo contributo di sangue.

Insomma la cosa pubblica è un disastro e per parsimonia e compassione mi fermo qui senza tirare in ballo altre mefistofeliche sperperazioni di cui siamo tutti coscienti e consenzienti.

Va beh, qualcuno dirà, si sa, in Italia non teniamo molto allo Stato ed ognuno pur di guardarsi l’orticello suo se ne frega di quello che gli succede intorno, quasi come se ognuno di noi vivesse come un eremita su un’isola deserta. Ma nel privato invece? Come va?

Fermandoci sempre alle piccole evidenze presenti nella nostra provincia e nello specifico nella nostra città voglio citare solo un caso la cui evidenza oltre ad essere innegabile è visibile a tutti.

Strada tuscanese sempre per capirci, subito dopo l’ex distributore di Pesci in direzione Tuscania, a sinistra.

Sorge in quella zona un mostro di cemento armato in completo degrado ed abbandono e sebbene nel caso specifico lo Stato sembra non esserci entrato per niente, essendo stato costruito con denaro privato, lo scandalo e lo schifo non sono meno eludibili e meno eclatanti se confrontati con l’abbandono di un’opera pubblica. Le brutture e le aberrazioni del paesaggio e della città, che è di tutti, non sono certamente meno importanti se ascrivibili al privato, mi pare ovvio!

Ora anche qui volutamente non entro nel merito e non voglio neanche sapere la titolarità della costruzione oppure a che punto è la magistratura nel caso fosse stata coinvolta, ma ragionevolmente la domanda sorge spontanea: ‘in un paese civile, in uno stato, in una regione ed in una provincia che funziona, sarebbe troppo pretendere che una costruzione del genere possa essere o portata a termine, o sequestrata e devoluta ad altro scopo oppure abbattuta?’. Io non ci voglio credere, ma evidentemente, né i privati che l’hanno voluta né tanto meno i nostri amministratori che l’hanno permessa se ne preoccupano più di tanto, perché ormai il mostro soggiace li tranquillo e lì rimarrà ad secula, seculorum, amen.

Ripeto, ove il concetto non fosse stato espresso con chiarezza. Poco importa se questa volta trattasi di denaro privato, sempre di denaro e gestione finanziaria oltre che ambientale si tratta e parliamo sempre di ingenti risorse economiche immobilizzate, sperperate e sprecate.

Ora a fronte di queste semplici risultanze che tra l’altro rappresentano solo alcuni degli esempi presenti nella nostra provincia ed una goccia nel mare dell’incompiuto a livello nazionale, ancora ci domandiamo il perché i popoli ‘del nord’ titubano e sono recalcitranti nel concederci finanziamenti? Perché ai nostri politici risulta difficile comprendere e non riescono a capire ed a mettersi d’accordo circa le motivazioni di coloro che seppure disponibili a concedere finanziamenti alla nostra nazione vorrebbero imporci un controllo stretto e puntuale su quanto abbiamo promesso o abbiamo in programma di fare?

Allo stato attuale se fossimo dei bravi cittadini e ragionevoli e responsabili padri di famiglia invece di stigmatizzare e deplorare l’intervento della Troika dovremmo implorarlo, dovremmo invocarlo, anzi dovremmo pretenderlo.

Non è mai tardi per prendere coscienza di queste cose e non è inappropriato dopo il mea culpa correre ai ripari, ma ne saremo capaci?

Il tempo è galantuomo e se quando ti guardi intorno sono proprio i galantuomini ad essere latitanti hai già la risposta in tasca.

Ad Majora!

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