Il dato emerge da una ricerca dell’EngageMinds HUB dell’Università Cattolica: più di 4 italiani su 10, in età compresa tra i 35 e i 59, non crede nei vaccini

Il 41% degli italiani, praticamente quasi la metà della popolazione, non vuole vaccinarsi contro il Covid-19: è il drammatico dato che emerge da una ricerca dell’EngageMinds HUB dell’Università Cattolica che dice che un’ampia fetta della popolazione, più di 4 italiani su 10 “colloca la propria propensione a una futura vaccinazione tra il ‘per niente probabile’ o a metà tra ‘probabile e non probabile’. Il 59% degli italiani molto probabilmente o abbastanza probabilmente si vaccinerà.

La ricerca è stata effettuata tra il 12 e il 18 maggio scorso tramite interviste con metodologia Cawi (Computer Assisted Web Interview) su un campione di 1000 persone. Dallo studio risulta inoltre che gran parte degli ‘scettici’ sono al Centro Italia.

I meno esitanti sono i più giovani e poi i più anziani, quindi la fascia di età più ‘scettica’ è compresa tra i 35 e i 59 anni.

A fare la differenza è soprattutto la considerazione della vaccinazione come atto di responsabilità sociale. Guendalina Graffigna, ordinario di Psicologia dei consumi e direttore del centro di ricerca EngageMinds Hub, spiega: “Chi ha un approccio più individualista ed egoista nei confronti della gestione della salute e non ritiene che vaccinarsi sia un atto di responsabilità sociale tende a essere ancora più evitante verso l’ipotesi di un futuro programma vaccinale per Covid-19: parliamo di un 71% contro il 41% del totale. Al contrario, decisamente più propensi della media sono coloro che ritengono che i loro comportamenti abbiano un valore importante per la salute collettiva”.
“Questi dati sono un campanello d’allarme di cui tenere conto – è la riflessione di Graffigna – soprattutto perché segnalano la necessità di iniziare sin da subito una campagna di educazione e sensibilizzazione per aiutare a comprendere l’importanza di vaccinarsi contro la Covid19. Non si tratta solo di diffondere informazioni o di combattere fake news sui vaccini ma di mettersi nei panni di coloro che vanno formati, e cioè partire dalle loro preoccupazioni e aspettative di conoscenza e dalle loro domande per aprirsi a un dialogo costruttivo tra scienza e cittadinanza finalizzato a rassicurare e a sostenere il cambiamento profondo di atteggiamento. Ciò che va sostenuto, prima ancora di un atteggiamento positivo verso i vaccini, è la maturazione di un migliore coinvolgimento attivo, di engagement, verso la salute e la prevenzione – conclude la responsabile dello studio -, che passa dalla comprensione di come ogni nostra azione preventiva sia un atto di responsabilità sociale verso la salute della collettività”.

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