Protagonista nella Grande Inter di Herrera, era ricoverato da giorni in ospedale. I nerazzurri lo omaggeranno domani sera portando il lutto al braccio nella gara contro la Sampdoria e con un minuto di raccoglimento

Mario Corso, per tutti Mariolino, non è più tra noi. Era nato a Verona il 25 agosto 1941. Col suo passo leggero ha lasciato l’ospedale in cui si trovava ricoverato da alcuni giorni e ha raggiunto Sarti, Picchi, Facchetti, Peirò, Tagnin, Milani, Landini… Altri protagonisti di quella Grande Inter che ha caratterizzato gli anni Sessanta con i suoi successi in Italia, in Europa e in Sudamerica. Uno squadrone di campioni, certo, ma quanto a classe Mario era il più dotato: il “mancino di Dio”, dal soprannome si capisce già tutto. La stella più luminosa del firmamento nerazzurro. Quel suo piede mancino riusciva a disegnare traiettorie magiche, le “foglie morte”. Sulle punizioni che planavano in porta lasciando di stucco i portieri e sui suggerimenti ai compagni, spesso geniali: un’ala d’attacco che preferiva l’assist alla conclusione personale.

Mario Corso, per tutti Mariolino, è morto questa mattina a Milano all'età di 78 anni. Fu uno dei protagonisti della Grande Inter di Helenio Herrera. Il maestro della punizione a "foglia morta"

 

Sandro Mazzola, centravanti, e Jair da Costa, l’ala destra brasiliana, gli devono tante reti. Corso, da vero artista, era soggetto a improvvise “sparizioni” dal campo: si isolava sulla fascia e si estraniava dal gioco per diversi minuti. Salvo riaccendersi all’improvviso. E in quel momento ti creava la giocata decisiva. Non era un atleta, non potevi aspettarti che rincorresse il suo avversario anche perché all’epoca il terzino destro, cioè il suo marcatore diretto, non varcava mai la metà campo.

Helenio Herrera, che pure esigeva molto dai suoi ragazzi sul piano della corsa, con lui era indulgente. E i compagni accettavano senza fiatare l’ordine di scuderia: Mariolino va lasciato libero di fare il suo calcio. Che era arte, non fatica. Ma con la Nazionale non ebbe molta gloria propria perché era un giocatore atipico e non tutti erano disposti a correre per lui. Perciò niente Mondiali o Europei con la maglia azzurra: un vero insulto alla tecnica calcistica.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Inter/20-06-2020/mario-corso-morto-3701969285885.shtml

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