Quante volte sentiamo gente parlare di razzismo, di “essere razzisti” in televisione, per strada o anche solo al bar con gli amici.

Queste due parole stanno entrando quasi nel vocabolario quotidiano dell’italiano medio, e purtroppo, in molti casi vengono usate troppo facilmente, con estrema superficialità e oserei dire ignoranza.

Su Wikipedia, la definizione di “razzismo” è la seguente”:

Nella sua definizione più semplice, per razzismo si intende la convinzione che la specie umana sia suddivisa in razze biologicamente distinte e caratterizzate da diversi tratti somatici e diverse capacità intellettive, e la conseguente idea che sia possibile determinare una gerarchia di valore secondo cui una particolare razza possa essere definita “superiore” o “inferiore” a un’altra

Su Encarta si specifica meglio:

Razzismo: Insieme di teorie e comportamenti basati su una presunta divisione dell’umanità in razze “superiori” e razze “inferiori”. Secondo le teorie razziste il patrimonio biologico determinerebbe, oltre ai comportamenti individuali, gli sviluppi (culturali, politici, economici ecc.) dei gruppi e delle società. Stabilendo questa connessione fra tratti razziali ed evoluzione sociale, le concezioni razzistiche ritengono superiori le razze in grado di costruire società più “evolute”.

Bene..a grandi linee questa è la definizione di Razzismo.

Il razzista si può definire come una persona che, essendo diverso biologicamente, si ritiene superiore ad un altro individuo di “razza” diversa.

Oggi però c’è stata una evoluzione di questo termine: se dico nero, vengo definito razzista.

Ma il razzismo è una cosa molto più profonda e grave! Oggi si stanno usando dei termini complessi e seri per mediocrità.

Il rischio, molto grave, è quello di svalutare il vero significato di razzista e razzismo, finendo nella banalità.

Giusto controllare il fenomeno, ma non estremizzarlo. Il razzismo è una teoria crudele, infondata ma profonda. Non bisogna banalizzarlo nel modo in cui la televisione, i media e una parte della popolazione sta facendo.

Essere razzisti è una cosa tremenda, da ignoranti veri, e quelli che credono alla teoria che sta alla base del razzismo non possono essere definiti “uomini”.

Nella nostra società l’idea di razzismo viene caricata di ogni negatività morale e considerata oggettivamente una follia e quindi pare inutile, anzi quasi immorale, prendere in considerazione le sue motivazioni teoriche.

In realtà, le teorie razziste sono state abbastanza comuni fino a che, gli esiti estremi del nazismo, hanno fatto si che esse fossero condannate quasi unanimemente e restassero solo appannaggio di qualche imbecille coro da stadio.

Il superamento del razzismo è una conquista difficile, lenta e anche nella nostra civiltà, è più una meta ideale che una realtà effettiva, lo dimostra il fatto che ancora oggi ci si distingue tra settentrionali e meridionali.

Se due concezioni sono in contrasto (fascismo-antifascismo, comunismo-anticomunismo, religione-ateismo) evidentemente quello che è negativo per uno sarà positivo per l’altro.

Quando ci limitiamo infatti, a dire che una cosa “è male”, rafforziamo la convinzione in quelli che pensano già come noi che sia male, ma non convinciamo quelli che la pensano diversamente.

Non si può rifiutare una idea semplicemente con gli insulti, con lo sdegno, con il dire che è immorale, che è antidemocratica ecc ecc. Queste sono tutte cose che non hanno niente a che fare con l’attendibilità (verità o falsità) di un affermazione.

Vi è infatti differenza fra giudizio di fatto (tizio ruba) e di valore (rubare è male) se una teoria è immorale non per questo è falsa e viceversa.

Purtroppo recentemente nei media locali si è presa l’abitudine di estrapolare post, su profili personali di Facebook, di liberi cittadini, i quali esprimono un loro pensiero su fatti di attualità, giusti o sbagliati che essi siano, definendo gli autori razzisti nel significato più spregiativo del termine.

Questi giornalisti, che si sentono detentori di verità assoluta, come Carlo Galeotti e Pasquale Bottone (in arte Paco Bottone), sarebbe bene che facessero un piccolo ripasso di storia e studiassero bene il concetto di razzismo, prima di definire razzisti liberi cittadini come Massimiliano Urbani (in arte MammoRappo) e Lucio Matteucci, infangando il loro nome; ma cosa ancora più grave accostando loro ad un evento cittadino, quale il Carnevale Viterbese.

Sia Paco Bottone che Carlo Galeotti dovrebbero comprendere che il Carnevale Viterbese non è solo Lucio Matteucci e MammoRappo ma tanti gruppi di liberi cittadini che hanno impegnato il proprio tempo e anche denaro, per far rivivere in città una festa folcloristica che risale a tempi remoti per far divertire adulti e bambini.

Accostare il Carnevale Viterbese a ideologie personali spregiative è una mancanza di rispetto nei confronti dei tanti cittadini che hanno cercato e cercano di fare qualcosa di positivo per la propria città.

Quali sono i motivi di questo accanimento?

Non li sappiamo; lasciamo libertà ai lettori di fare le proprie considerazioni.

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